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Bassano da bere
Levata generale di scudi contro il nuovo Regolamento di Polizia Urbana che vieta “il consumo non controllato di bevande alcoliche” negli spazi pubblici dopo le 23. Ma si tratta di un falso problema, e vi spiego il perché
Pubblicato il 12 lug 2013
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C'è il tasso di crescita, c'è il tasso di occupazione e c'è - soprattutto - il tasso alcolico. Il quale, a quanto pare, sembra essere uno dei più rilevanti indicatori dell'economia, del richiamo turistico e della vivibilità di Bassano del Grappa.
Così non fosse, non assisteremmo a quella che viene presentata come una generale e incondizionata levata di scudi contro il nuovo Regolamento di Polizia Urbana del Comune, che impone tra le altre cose - come abbiamo già scritto in un altro nostro articolo - il “divieto di consumo, non controllato, di bevande di qualsiasi gradazione alcolica” nei luoghi pubblici o nei luoghi aperti al pubblico dalle ore 23 alle 6 del mattino.
E poco importa se lo stesso regolamento specifica che il divieto non si applica ai plateatici dei locali nel loro orario di apertura ovvero alle “pertinenze esterne private o su suolo pubblico” debitamente autorizzate alla somministrazione di bevande alcoliche. Sembra ancora più ininfluente il fatto che sotto il profilo dell'ordine pubblico non cambia nulla, perché l'articolo del regolamento altro non è che la prosecuzione dell'ordinanza del sindaco del 2010 che già limitava il consumo di alcolici all'esterno degli spazi autorizzati dei locali pubblici.
Foto Alessandro Tich
E appare altrettanto inutile ricordare che il provvedimento è scaturito in origine da effettive esigenze di decoro e di igiene urbana, per limitare le sgradite conseguenze più volte segnalate dai cittadini: bicchieri, bottiglie e rifiuti - per non parlare d'altro - rinvenuti in giro per la città, a debita distanza dai locali, nelle mattine seguenti alle nottate della movida bassanese.
Niente di tutto ciò: le “nuove” regole di Polizia Urbana in materia di consumo in luogo pubblico di alcolici vengono interpretate come un definitivo giro di vite del proibizionismo, che dà un micidiale colpo di grazia alla Bassano da bere.
E' quanto emerge dall'articolo di apertura delle pagine di Bassano del Giornale di Vicenza di oggi, con un'inchiesta che ha interessato alcuni giovani e alcuni titolari di pubblici esercizi e nella quale - soprattutto dalla voce dei ragazzi - la limitazione di orario sul “bighellonaggio con birra e spritz alla mano” viene condannata senza mezzi termini: “Si distrugge l'economia”; “Stiamo arrivando a livelli di proibizionismo esagerati”; “Il centro sta morendo e perdono tempo con queste sciocchezze”.
Mi colpisce, in particolare, la dichiarazione di una ragazza, che oltretutto dà lo spunto per il titolo del giornale: “Bassano non è una città per giovani”.
Su questo posso essere d'accordo, ma non perché ai ragazzi viene vietato di portarsi a spasso la consumazione alcolica dopo le 23. Bassano non è una città per giovani per ben altri motivi: perché qui i nostri figli, nella maggioranza dei casi, non hanno opportunità di emergere con il loro talento e nelle loro aspirazioni di lavoro. Ma questa è un'altra storia: altro che divieto di spritz dopo le 23, come il messaggio viene fatto passare.
Non vorrei essere frainteso: chi vi scrive non disdegna le bicchierate, gradisce il prosecco e considera la birrazza uno dei piaceri assoluti della vita.
Ma non mi è mai capitato, probabilmente perché sarò all'antica, di portarmi il boccale di Weizen o la bottiglietta di Beck's in giro per la città. Come, molto probabilmente, non sarà mai capitato alla maggior parte di voi. E non penso che per i consumatori di generi alcolici che frequentano Bassano, in buona percentuale, la bevuta ambulante rappresenti un'esigenza prioritaria.
Ergo: la Bassano da bere sa benissimo come e dove bere e il consumo “non controllato” di bevande alcoliche per strada non è un comportamento abituale, ma rappresenta appunto l'eccezione. E in quanto tale necessita di essere vigilato, e se necessario sanzionato.
Che si tratti di un fenomeno - fortunatamente - limitato, lo confermano gli stessi dati relativi alle sanzioni della Polizia Locale: secondo i numeri diffusi ieri dal comando di via Vittorelli, i verbali redatti per violazioni all'ordinanza del sindaco del 2010 sono stati 8 in tutto: di cui 4 nel 2010, 4 nel 2011, 0 l'anno scorso e quest'anno.
E dove non arrivano gli agenti comunali - che non brillano certo per disponibilità di turni serali e notturni - ci sono i gestori dei bar, che non sono persone irresponsabili e che si sono già da tempo organizzati (ad esempio nelle zone dove il problema è più sensibile, come il Ponte Vecchio e via Gamba) con un adeguato servizio d'ordine.
Controllo e tolleranza, insomma, fanno già parte del vocabolario della convivenza tra la città e il popolo dello spritz e come in tutte le cose la prima regola, anche se non scritta, è il buon senso. Se però qualcuno scambia un monumento - oppure un marciapiede, un vicolo, un'aiuola, il portone d'ingresso di una casa o quant'altro - per un cocktail bar, vuol dire allora che se la va proprio a cercare.
Le misure restrittive sul consumo di alcolici dopo le 23 negli spazi pubblici sono dunque un falso problema, su cui si sta sollevando un polverone esagerato e a mio modo di vedere anche fuori luogo.
Questo è quanto vi dico, cari lettori, prima di congedarmi temporaneamente da voi. Vado tre giorni in vacanza: ci rivediamo, a Dio piacendo, martedì prossimo.
E mi raccomando: in mia assenza, anche se i tutori dell'ordine possono chiudere un occhio, non fate troppo i trasgressivi e non alzate troppo il gomito nei luoghi della città non consentiti. Non vorrei mai che il primo articolo al mio rientro fosse dedicato alle prime multe appioppate dai vigili nel weekend, dopo l'entrata in vigore del nuovo Regolamento di Polizia Urbana, per violazione della Ztl: Zona a Trincata Limitata.
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