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Sgarbi Possagnesi
Alla Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, a 200 anni dalla posa della prima pietra del Tempio Canoviano, la mostra “Un Tempio per l'Eternità”. E Vittorio Sgarbi, all'inaugurazione, fa...lo Sgarbi
Pubblicato il 12 lug 2019
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Prima che Vittorio Sgarbi arrivi alla conferenza stampa-vernissage, convocata alle ore 11 in un'affollata sala del consiglio del municipio di Possagno, bisogna aspettare una quarantina di minuti. Del resto senza Sgarbi non si può iniziare: non solo è il presidente della Fondazione Canova onlus ma è anche, come sempre, la star della situazione.
Chi, tra i presenti, frequenta gli ambienti degli eventi artistici nazionali mi riferisce che i ritardi del critico d'arte “più amato e odiato d'Italia” (citazione dal suo sito internet ufficiale) sono abituali. E così, giocoforza, me ne faccio anch'io un'abitudine.
Quando il professore compare finalmente nella sala le persone che hanno trovato un posto a sedere attorno ai banchi del consiglio comunale - nella cui postazione centrale siedono i relatori - si alzano in piedi, anche se solo per farlo passare: la qual cosa mi fa ricordare l'inizio delle lezioni, all'ingresso in classe del prof, ai tempi del liceo.
Foto Alessandro Tich
L'uomo che dà delle “capre” ai bipedi è disteso e cordiale, dispensa sorrisi e battute, stringe mani: a quanto pare è in forma e poco dopo lo dimostrerà.
Siamo qui riuniti, tutti insieme appassionatamente, per l'inaugurazione di uno dei vari eventi organizzati nel paese natale di Antonio Canova per gli Anniversari Canoviani, iniziati ieri sera col concerto sold out dei Solisti Veneti al Tempio Canoviano per Operaestate Festival e in programma fino al 13 ottobre 2022, quando ricadrà il 200^ anniversario della morte del sommo scultore neoclassico. Si tratta della mostra “Un Tempio per l'Eternità”, allestita alla Gypsotheca e Museo Antonio Canova, che racconta la storia del Tempio Canoviano, splendida architettura neoclassica che domina il paesaggio locale, nel 200^ anniversario della posa della prima pietra.
Il direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova Mario Guderzo, aprendo gli interventi, sottolinea che “i visitatori della Gypsotheca sono 50.000 all'anno, ma quelli del Tempio, ispirato al Partenone e al Pantheon, sono almeno 100.000”.
E descrive Canova, alla cerimonia di posa della prima pietra di 200 anni fa del Tempio da lui voluto e progettato per il suo paese natio, come “vestito di rosso, con la divisa dei Cavalieri di Cristo, associazione pontificia di cui faceva parte”. Sempre dell'artista dice che “era semplice, umile e molto diplomatico”. Diplomazia anche al servizio del rientro dei beni artistici dalla Francia già napoleonica nell'italica penisola.
“Se vedete i quattro cavalli di San Marco a Venezia o il Laocoonte in Vaticano - rimarca Guderzo -, il merito è di Canova.”
Il sindaco di Possagno Valerio Favero, nel confermare il supporto della sua Amministrazione alle due Fondazioni (Canova onlus e Opera Dotazione del Tempio Canoviano di Possagno) per i tre anni di celebrazioni, ricorda un altro aspetto dell'Antonio Canova benefattore assoluto del suo paese e della sua comunità.
“Tramite il fratellastro Giovanni Battista Sartori - rivela il primo cittadino ai non possagnesi -, ha fatto istituire l'Istituto Cavanis a Possagno per far studiare i ragazzi gratuitamente.” Oggi il Cavanis - “Collegio Canova” è una scuola paritaria e per frequentarlo bisogna pagare la retta. Ma alle sue origini c'è la missione sociale di un grande artista, ricco e famoso in vita, onorato a Roma e a Parigi, che ha voluto spendere mezzi e risorse, tramandandole anche per testamento attraverso l'illuminato fratellastro monsignore, a favore della sua piccola comunità ai piedi del Grappa.
È la parte più soft dell'inaugurazione: perché il bello deve ancora venire.
Delle ricchezze e proprietà di Canova ereditate da Possagno beneficia anche e ancora oggi l'Opera Dotazione del Tempio Canoviano, già Opera Pia e anch'essa frutto delle disposizioni testamentarie dello scultore, che ha il compito della cura e manutenzione del sacro edificio che funge da chiesa parrocchiale del paese. “Grazie al fratellastro - spiega il presidente Giuseppe Cunial - abbiamo ottenuto dei terreni che amministriamo e col ricavato copriamo le spese di manutenzione.”
Cunial elenca velocemente i più recenti interventi realizzati (pulizia del sagrato e della gradinata, messa in sicurezza della cupola che sarà riaperta a fine mese) e i progetti in itinere (restauro del portone). Ma poi rivela che per due volte la sovrintendenza ha bocciato il progetto per rendere accessibile il Tempio Canoviano anche ai disabili.
È la miccia che fa accendere le polveri dello Sgarbi-show.
Il presidente di Fondazione Canova, che interviene per ultimo come si conviene all'ospite d'onore, parla di “sovrintendenti incapaci” e ritiene scandaloso “che un ente impedisca una cosa logica come quella di eliminare le barriere architettoniche”.
E nell'occasione, siccome la sovrintendenza è un'emanazione del ministero, e quindi dello Stato, l'on. Sgarbi (tra le altre cento cose, è anche parlamentare) perora la causa dell'autonomia. Che le Regioni, come il Veneto, che l'hanno richiesta non hanno ancora ottenuto, come dichiara testualmente, “per quelle quattro pulci schifose di 5 Stelle che andrebbero cacciati a pedate nel c...”.
Et voilà, comincia la parte imprevedibile dell'inaugurazione. Sgarbi sottolinea “l'instabilità psicologica del governo” e ne ha anche per Salvini (“non vuole i musulmani ma sembra un turco”) per quanto, rispetto alle news di questi giorni sui presunti finanziamenti della Russia alla Lega, si dimostra più indulgente. Poi, improvvisamente, si ricorda di non essere in un talk-show televisivo ma nel contesto degli Anniversari Canoviani e ritorna sul pezzo.
Sul genius loci Antonio Canova il presidente della Fondazione afferma nientemeno che “è forse più importante di Raffaello e Michelangelo perché la sua dimensione è compiutamente internazionale”. Detto da uno che tra i suoi cento incarichi fa anche il pro sindaco di Urbino, non è male. Poi legge brani degli scritti di Pietro Giordani, amico di Leopardi, e di Antonio Muñoz, storico dell'arte, che inquadrano in termini di grande ammirazione la figura dello scultore. Rivela che proporrà al ministro “l'estensione di un quarto Comitato Nazionale per l'anniversario di Canova nel 2022” dopo l'istituzione dei tre Comitati Nazionali per gli anniversari della morte di Leonardo (2019), Raffaello (2020) e Dante (2021). Del Tempio Canoviano, fatto erigere a proprie spese dallo scultore nel suo paese natale, rimarca il concetto “di ritorno a un'infanzia che diventa poi il tempo eterno della vita”. Accosta Canova ad Andrea Palladio “nella capacità di guardare all'antico per guardare al futuro”. E anticipa l'idea di concentrare la sua presidenza sul tema di “Canova e il contemporaneo”, anche con il possibile progetto di una mostra. Per la quale tira in ballo, fra gli altri, anche il nome di Alberto Burri, l'artista del '900 che elaborava i catrami, dipingeva le muffe e appiccicava sulle sue tele sacchi di juta, plastiche, ferri e altri materiali. Non so come l'accostamento tra Canova e Burri venga accolto dal direttore della Gypsotheca e Museo Mario Guderzo, i cui eventuali fremiti sono ben mascherati in conferenza stampa dal suo proverbiale aplomb anglosassone.
Poi però, subito dopo, Sgarbi svela il perché dell'ardito parallelo: “Anche Burri ha fatto realizzare un suo mausoleo agli ex Essicatoi del Tabacco a Città di Castello. È simile al Canova, e alla costruzione del suo Tempio, nel voler lasciare qualcosa come testimonianza.” Per la serie, ancora una volta: “Ritorno al futuro”.
La mostra “Un tempio per l'Eternità”, diffusa tra le varie sale del Museo Gypsotheca e allestita fino al 13 ottobre, è un compendio di documenti e di immagini su quest'opera che il Canova, per disposizione testamentaria, volle che venisse terminata ad ogni costo dopo la sua morte. L'artista fece in tempo a vedere gli inizi dell'edificazione del solenne edificio e futura chiesa parrocchiale sul colle dirimpettaio alla sua casa, oggi Museo, architettato sui modelli del Partenone di Atene, della Rotonda di Agrippa (Pantheon) a Roma e dei templi di Paestum. Tutta la comunità di Possagno, e della Pedemontana, fu coinvolta nell'impegnativo progetto. Canova avrebbe mantenuto a busta paga ben 250 operai oltre agli addetti ai trasporti con gli animali da tiro. E assieme al Tempio vennero costruite nuove strade, macchine per il sollevamento dei materiali, carri e slitte.
Un piccolo quadro esposto in mostra, conservato a Parma nella Collezione Magnani Rocca e dipinto dal boemo Johann Anton Pock, ritrae Canova nell'atto di posare la prima pietra seguito da un'autentica processione di suoi compaesani. Un altro pezzo forte del percorso espositivo, contemporaneo e collocato al centro del grande salone ottocentesco della Gypsotheca, è un modello in scala del Tempio Canoviano, amorevolmente realizzato e donato alla Fondazione da Ferruccio Trentin di Castelfranco Veneto.
Un Tempio che, come già detto, lo scultore non ebbe la possibilità di vedere ultimato, disponendo sul letto di morte al fratellastro, erede ed esecutore testamentario Giovanni Battista Sartori Canova “di continuare, compiere ed abbellire in ogni sua parte, senza il menomo risparmio, e nel più breve tempo possibile, il Tempio di Possagno”.
E così è stato. Oggi a chi arriva a Possagno la chiesa appare già all'orizzonte come una gigantesca e straordinaria testimonianza attraverso la quale Antonio Canova manifesta l'amore eterno verso la sua terra natale.
E la frase del giorno, inevitabilmente, è ancora è sempre di Vittorio Sgarbi:
“Canova è grande, per questa area di mondo, almeno quanto il prosecco.”
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