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L’Osservatore Romano (d’Ezzelino)
Considerazioni a ruota libera sulla notizia delle dimissioni di Sergio Dussin da presidente del Gruppo Ristoratori Bassanesi
Pubblicato il 15 nov 2022
Visto 11.496 volte
Apprendo oggi dal Giornale di Vicenza delle dimissioni di Sergio Dussin da presidente del Gruppo Ristoratori Bassanesi.
Da una parte si tratta del classico fulmine a ciel sereno (anche se il ciel, a dire il vero, era già piuttosto nuvoloso), dall’altra la notizia non mi sorprende più di tanto.
Lo stesso Dussin mi aveva più volte confidato la sua volontà di mettersi da parte “se lo vorranno i colleghi”, salvo poi essere eternamente riconfermato alla guida della categoria dei ristoratori aderenti a Confcommercio. Questa volta ha deciso di mettersi da parte per sua iniziativa, senza attendere che qualcun altro lo invitasse a farlo.
Sergio Dussin accanto a Papa Francesco al ‘Pranzo dei Poveri’ di domenica scorsa in Vaticano (fonte immagine: Facebook)
Lo ha comunicato con una lettera di dimissioni consegnata al presidente mandamentale di Confcommercio Bassano Paolo Lunardi, motivando essenzialmente la sua decisione con la difficoltà di conciliare la presidenza di categoria con i troppi impegni accumulatisi nella conduzione dei suoi due ristoranti “Al Pioppeto” a Romano d’Ezzelino e “Villa Razzolini Loredan” a Casella d’Asolo e nella contemporanea gestione dei servizi di catering che Dussin è chiamato ad allestire a cadenza anche settimanale nella Città del Vaticano.
Guarda caso, la notizia è venuta fuori a pochi giorni, per non dire a poche ore, dal “pasto festivo” con Papa Francesco che l’altro ieri, domenica 13 novembre, ha visto pranzare assieme al Santo Padre 1300 persone non abbienti nell’Aula Paolo Vi in Vaticano in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri.
Anche questa volta il servizio di catering per il “pranzo dei poveri” presso la Santa Sede è stato affidato a Sergio Dussin e allo staff del ristorante “Al Pioppeto” e la foto di Dussin accanto al Pontefice con la torta che poi il Papa avrebbe tagliato di persona prima che venisse offerta ai commensali è stata postata e diffusa Urbi et Orbi, assieme a un video che pure immortala il momento, dallo stesso ristoratore sui social.
Neanche si trattasse de L’Osservatore Romano (d’Ezzelino).
Sergio Dussin era stato rieletto alla presidenza del Gruppo Ristoratori Bassanesi proprio un anno fa, nel novembre 2021.
Un nuovo mandato, dopo altri vent’anni di guida ininterrotta della categoria.
“La presidenza - aveva dichiarato a Bassanonet il riconfermato presidente - io la reputo più come un ruolo da allenatore di una squadra di imprenditori.”
Ma qualcosa, probabilmente, non è andata bene in campo o nello spogliatoio.
Sotto la presidenza Dussin, ma anche sotto la guida del suo predecessore Fiorenzo Zanon “Bauto”, il Gruppo Ristoratori ha scritto negli anni le pagine più importanti della propria storia di sodalizio di punta nel programma degli eventi nel territorio.
Per lungo tempo il concetto di convivialità alla bassanese è stato scandito dalle rassegne, dalle manifestazioni e dalle cene di gala promosse dal Gruppo secondo un copione consolidato e direi immutabile: A Tavola con l’Asparago Bianco di Bassano DOP - la rassegna “regina” del calendario -, A Tavola col Biso del Borso, Pesce e Pittura in Quaresima, A Tavola con Merlin Cocai, I Funghi: meraviglie e delizie della natura, la Cena sul Ponte eccetera.
Era un’epoca, soprattutto per le rassegne enogastronomiche, in cui questo tipo di iniziative e di serate di gala avevano il loro senso di esistere e richiamavano un folto pubblico di commensali. E il Gruppo Ristoratori, che le promuoveva e organizzava, era un’autentica e compatta macchina da guerra collettiva.
Poi le nuove restrizioni dell’economia, le nuove esigenze dei consumatori (prezzi a tavola in primis), i nuovi trend di consumo al ristorante, il ricambio generazionale dei clienti, la pandemia e tutto il resto hanno progressivamente e radicalmente cambiato gli scenari.
Le rassegne enogastronomiche si sono ridotte all’essenziale, le cene di gala fanno ormai parte di una mentalità del passato e la categoria, intesa come “insieme associativo” e non come singoli ristoratori, stenta a rinnovarsi e a stare al passo coi tempi. Gli anni passano per tutti, qualcuno strada facendo si è dimesso dal Gruppo, altri che avrebbero i numeri non sono mai entrati e via così.
Non è ovviamente responsabilità del presidente ovvero non solo sua. Ma che in quest’ultimo periodo non ci siano più stati gli stimoli di una volta lo ha riconosciuto lo stesso Dussin nella sua lettera di dimissioni.
Negli ultimi tempi, causa i plurimi reciproci impegni, con Sergio Dussin mi sono perso un po’ di vista. Ma in realtà ci conosciamo da una vita.
Mi ricordo ancora la prima volta che l’ho incontrato, una galassia di anni fa.
Era una cena di apertura della rassegna A Tavola con Merlin Cocai, ospitata nel chiostro della Santa Croce a Campese. Come tutti gli altri ristoratori del Gruppo impegnati nella serata, Sergio era vestito da frate e scherzosamente impartiva la sua benedizione ai commensali.
Quasi un presagio di quello che sarebbe stato il suo futuro di eminenza del catering in Vaticano.
Nei decenni ho perso il conto degli eventi conviviali, a cui ho partecipato come giornalista, proposti grazie allo spirito di iniziativa di Sergio sia come singolo ristoratore che come presidente del Gruppo Ristoratori Bassanesi.
Nel mio diario di cronista resterà negli annali la trasferta in Vaticano del 21 giugno 2013, in occasione dei primi cento giorni di pontificato di Papa Francesco.
In quella occasione andai al seguito di Dussin e del suo staff, assieme a diverse altre persone, per servire come cameriere (non puoi vivere un’esperienza presso la Santa sede, per poi raccontarla ai tuoi lettori, stando con le mani in mano) alla cena del Santo Padre con i Rappresentanti Pontifici nel suggestivo cortile della Casina Pio IV, attuale sede della Pontificia Accademia delle Scienze immersa nel cuore dei Giardini Vaticani.
Di quella trasferta, a parte l’incredibile opportunità di trovarci a tu per tu con Francesco, mi colpì la capacità di Dussin di orchestrare la gestione del gruppo dei collaboratori e
l’organizzazione del servizio fino al minimo dettaglio. Oltre a constatare come in Vaticano il buon Sergio fosse veramente “uno di casa”. E non solo per i vari cardinali e monsignori che si avvicinavano a lui per salutarlo e scambiare due parole.
Quando in tarda mattinata arrivammo a bordo di un furgone - partito all’alba da Romano d’Ezzelino - a Porta Sant’Anna, uno dei varchi d’ingresso della Città del Vaticano dove bisogna esibire i documenti per ottenere il lasciapassare, il gendarme di guardia, riconoscendo subito Dussin al volante, pronunciò una sola parola: “Pioppeto!”. Facendo immediatamente alzare la sbarra d’ingresso, senza chiederci alcun documento, per consentirci di entrare.
La conferma sul campo della familiarità di Dussin con gli ambienti vaticani, dai porporati agli inservienti, proseguita fino ad oggi.
Negli anni il “doppio binario” di mister Pioppeto - in continuo viaggio parallelo tra la sua attività di ristoratore e di presidente dei Ristoratori Bassanesi e la sua sempre più fitta agenda di impegni come “cuoco del Papa” a Roma - si è sempre più indirizzato in direzione dell’Oltretevere. Un calendario costellato di appuntamenti fissati in Vaticano per per questa o quella cena, per questo o quel pranzo o ricevimento, per questo o quel coffee break all’interno delle Mura Pontificie.
Certamente un biglietto da visita di alto prestigio per un imprenditore della ristorazione, ma sicuramente un plus non semplice da gestire quando devi anche portare avanti l’attività di due locali in Veneto e la responsabilità di un incarico categoriale.
E mi sono sempre chiesto come in tutti questi anni Sergio Dussin sia riuscito a reggere agli sfibranti ritmi di pendolare della cucina tra la Repubblica di Bassano e lo Stato Pontificio. Complimenti, a prescindere.
L’impressione conclusiva, osservando dall’esterno e a giudicare dai suoi post su Facebook dell’ultimo anno, è che progressivamente l’attività di Sergio Dussin a servizio del Vaticano abbia preso il sopravvento rispetto alla sua pluriennale presenza sul territorio come ristoratore locale. Probabilmente anche per sua scelta, visto che l’impresa privata poggia sugli equilibri tra l'offerta e la domanda. Fino all’ultimo ha comunque garantito il proprio impegno nei momenti topici della ristorazione bassanese e del Gruppo Ristoratori che la rappresenta, rassegna dell’Asparago e Cena sul Ponte 2022 in primis.
Ma evidentemente, lungo il doppio asse tra Romano d’Ezzelino/Asolo e Roma, e cioè tra la conduzione dei suoi due ristoranti e la gestione delle continue trasferte di servizio nella capitale, sarà arrivato al punto da non poter dedicare più tempo alla presidenza di categoria. Almeno come motivazione ufficiale.
Sinceramente non so se alla base delle sue dimissioni, come sostenuto oggi dal Giornale di Vicenza, ci siano anche tensioni e incomprensioni con alcuni colleghi e “un raffreddamento dei suoi rapporti con la categoria”.
Vero è che da tempo il Gruppo Ristoratori Bassanesi appare pubblicamente come un Gruppetto, con un presidente sempre sul pezzo ma con una squadra sempre più ridotta, tra defezioni eccellenti e altrettanto eccellenti tirate di remi in barca, senza più dimostrare lo smalto, lo slancio, la voglia di partecipare e soprattutto la coesione degli anni d’oro.
Dispiace rilevarlo, ma è un dato di fatto.
Può anche darsi, dunque, che dietro le quinte dell’uscita di scena di Sergio Dussin dal ruolo in cui era stato rieletto per l’ennesima volta ci possano essere effettivamente dei contrasti o delle divergenze con altri colleghi sulla leadership o sulla “linea programmatica” della presidenza del Gruppo. E non te ne vai di punto in bianco solo perché non hai più tempo a disposizione quando l’anno scorso, accettando un nuovo mandato quadriennale come presidente, sapevi già che come nel corso dei precedenti mandati la tua vita professionale si divide tra Bassano e Roma e spesso più a Roma che a Bassano.
Ma a questo punto la dietrologia lascia il tempo che trova. E chiudo qui, se no la pasta si scuoce.
Dice il vecchio motto popolare che morto un Papa se ne fa un altro.
Adesso i ristoratori di Ascom dovranno riunirsi in conclave per eleggere il successore di Sergio, in attesa della fumata bianca come l’Asparago.
Ma sostituire Dussin, alla guida di una categoria che esprime l’esigenza di rinnovarsi in questo particolare momento storico, non sarà un compito facile.
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