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Molte volte mi chiedo se i politici - indipendentemente dal loro colore - ci sono o ci fanno, e se noi operatori dell'informazione facciamo davvero un servizio utile e costruttivo nel dedicare il nostro tempo a seguirne le gesta e a virgolettare le loro dichiarazioni. Non è qualunquismo, ma una presa d'atto. Perché quando cerchiamo un nesso di consequenzialità tra le parole e i fatti, troppo spesso ci invischiamo nel mare magnum del nulla.
Scrivo queste righe dopo aver pubblicato ieri l'articolo sulla Filippica della senatrice bassanese Rosanna Filippin, che ha bocciato la proposta di Confartigianato, ripresa da un emendamento al Ddl sull'efficienza del processo civile presentato in Commissione Giustizia al Senato dalla collega leghista Erika Stefani, circa l'apertura a Bassano del Grappa di una sede distaccata del Tribunale delle Imprese facente capo al Tribunale di Venezia. E le scrivo perché, nel pubblicare l'articolo in questione, mi è venuto un improvviso flashback.
2 febbraio 2013, campagna elettorale per le elezioni politiche. Alla Casa dei Gelsi a Cusinati di Rosà, conferenza stampa congiunta dei due candidati del PD alla Camera Alessandra Moretti e Federico Ginato e della candidata PD al Senato Rosanna Filippin. Alla prevedibile e inevitabile (all'epoca) domanda dei giornalisti sul futuro del già soppresso Tribunale di Bassano, Rosanna Filippin tira fuori un malloppo di carta di una trentina di pagine.
“Questo è il Programma Giustizia del Partito Democratico - sottolinea con una certa enfasi la candidata al Senato -. Non è il programma di Rosanna Filippin, di Federico Ginato o di Alessandra Moretti: è il programma del partito. Vi leggo solo quello che è scritto a pagina 1: Revisione delle circoscrizioni giudiziarie da completare, per portare a termine la riforma. Va rivista la situazione attuale, escludendo dall'elenco delle sedi giudiziarie da tagliare i sei tribunali già indicati dal Parlamento: Lucera, Pinerolo, Chiavari, Rossano, Tolmezzo e Bassano del Grappa.”
Fine del flashback (per gli amanti della Storia: www.bassanonet.it/news/12437-il_pd_cala_il_tris.html), ritorniamo ad oggi.
Quelli appena ricordati erano altri tempi. In sella al Partito Democratico cavalcava l'allora segretario politico (lo avrebbe fatto ancora per poco) e candidato premier Pierluigi Bersani.
E sul tema della riforma della geografia giudiziaria era ancora in auge la questione dei “sei da salvare”, ovvero il sestetto di Tribunali cancellati dal colpo di spugna del decreto Severino e compresi nell'”operazione recupero” del Programma Giustizia del PD: tra cui Bassano del Grappa e anche Chiavari (Genova). Quest'ultimo, guarda caso, collocato geograficamente nel cuore del bacino elettorale di un candidato ligure e parlamentare uscente del Partito Democratico che rispondeva al nome di Andrea Orlando. Il quale, all'epoca, era stato anche il presidente del Forum Giustizia della direzione nazionale del PD nell'ambito del quale il Programma Giustizia del partito era stato elaborato.
La candidata Filippin, in quella occasione, aveva affermato il vero. Perché il documento elettorale del suo partito, recante alcune proposte in materia di Giustizia ritenute “urgenti da attuare”, diceva proprio così. E proprio al primo punto, intitolato “Informatizzazione, organizzazione, circoscrizioni giudiziarie”. E questo perché, come scriveva testualmente il documento, “la riforma attuata dal Ministro Severino non è stata accompagnata dalle necessarie misure organizzative e amministrative (...) ed è stato omesso qualsiasi serio confronto con le esigenze dei territori”.
Da qui la dichiarata necessità “che il nuovo Governo adotti un decreto legislativo correttivo in maniera tale da rendere il provvedimento più rispondente ai principi della Legge-delega n.148 2011”. Con opportune misure tra le quali, appunto, l'esclusione delle sei città di cui sopra dall'elenco degli uffici di Tribunale e di Procura della Repubblica soppressi.
Carta canta? Nossignori: carta straccia.
Come e in che misura la “necessità” indicata dal documento elettorale sia stata presa in considerazione dal PD una volta salito al governo e alla maggioranza del Paese, lo sappiamo tutti. Oggi discutiamo del Tribunale della Pedemontana e della nuova proposta del Tribunale delle Imprese, ma si tratta di istanze “sostitutive” scaturite dal territorio in conseguenza del peccato originale: ovvero del fatto che la tanto decantata proposta di recupero dei sei Tribunali, quello di Bassano compreso, sia stata gettata alle ortiche.
L'esecutivo, la maggioranza e anche l'imperscrutabile Andrea Orlando, nel frattempo diventato ministro della Giustizia nei governi Renzi e Gentiloni, hanno applicato la strategia delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Tramutando una promessa da ostentare in campagna elettorale in un tabù da rimuovere e silenziare in sede di attività legislativa.
E trasformando la sigla PD, in materia di revisione correttiva della geografia giudiziaria, nell'acronimo di Programma Disatteso.
Per cui quando la senatrice Filippin, parlando dell'emendamento pro Tribunale delle Imprese a Bassano, lo bolla come “fumo negli occhi”, è liberissima di dirlo: fa parte della dialettica che attiene alle schermaglie politiche. Ma in quanto a fumo negli occhi, ciò che aveva sbandierato in quella conferenza stampa nel 2013 rappresenta un precedente clamoroso.
La mia non è una presa di posizione ideologica, ma una pura constatazione cronistica.
Perché questo, con la consapevolezza dei fatti e documento alla mano, è stato il punto 1 del Programma Giustizia del Partito Democratico: uno specchio per le allodole mirato allo scopo di prendere i voti, e non certo per andare in convento.
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