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Cronaca

Morì per l'amianto: continua il processo

Nuova udienza per il decesso di un operaio rosatese esposto per anni alle fibre di absesto

Pubblicato il 16 feb 2009
Visto 3.552 volte

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Con l'escussione dei medici legali e dei periti delle controparti da parte del giudice, dott.ssa Deborah De Stefano, è proseguito oggi al Tribunale di Bassano il processo per la morte di Claudio Cerantola, operaio di Rosà, deceduto nel 2004 a soli 54 anni a causa di un mesotelioma pleurico, il tumore tipicamente associato all'esposizione all'amianto.
Il procedimento vede imputati, con l'accusa di omicidio colposo, i titolari delle due aziende nelle quali il Cerantola lavorò: Armano e Augusto Pittarello - legali rappresentanti della Metalcarpen di Rosà, impresa di prefabbricati e coperture in seguito dichiarata fallita - e Pietro e Livio Cerantola, titolari dell'omonima lattoneria rosatese. Alla Metalcarpen Cerantola lavorò dal 1965 al 1989, passando quindi alle dipendenze dei Cerantola dal 1989 fino al marzo del 2003.
Le due coppie di titolari sono state rinviate a giudizio a seguito di un esposto presentato in Procura dalla vedova dello scomparso, Nadia De Lorenzi, poi costituitasi parte civile al processo.

Nuova udienza in Tribunale per la morte da amianto

Secondo le accuse, in entrambe le aziende l'operaio deceduto sarebbe rimasto esposto per anni, e senza precauzioni, alle fibre di absesto contenute nelle lastre di eternit che il Cerantola medesimo era incaricato di montare ed applicare per lavori di copertura di tetti e fabbricati.
Presente oggi in Tribunale una rappresentanza del “Comitato di difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio”.
Nell'occasione, il Comitato - con striscioni e volantini - ha ribadito il proprio appello per l'apertura del processo relativo al caso dell'ex Tricom, l'azienda di Tezze sul Brenta che effettuava lavorazioni con metalli pesanti, di cui dieci ex dipendenti sono morti per malattie riconducibili, secondo le famiglie, all'esposizione all'ambiente di lavoro.
Sulla vicenda ex Tricom il PM di Bassano dott. Parolin ha avanzato invece una richiesta di archiviazione, la cui accettazione da parte del Gup dovrebbe essere confermata in questi giorni. “Parlare di archiviazione è inammissibile” - recita un volantino del Comitato, che continuerà a presidiare incontri pubblici e aule di giustizia per esprimere “la propria rabbia e indignazione”.
Il processo per la morte di Claudio Cerantola, nel frattempo, va avanti. Prossima udienza il 16 marzo.

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