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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 04-11-2021 17:50
in Attualità | Visto 7.313 volte

Astrazioni del lotto

Ieri un sopralluogo della Sovrintendenza nell’immobile del Teatro Astra e l’annuncio dei lavori di ripristino da parte della proprietà. Ma sulla vicenda della cessione del Teatro al Comune permane l’incertezza da entrambe le parti

Astrazioni del lotto

Lo squarcio sul tetto del Teatro Astra dopo il crollo parziale dello scorso 15 giugno (foto Fulvio Bicego - archivio Bassanonet)

Sulla ruota di Bassano le palline continuano a girare, come i criceti sulla giostra, senza voler ancora uscire dall’urna e definire la combinazione vincente. È un terno al lotto, davvero, riuscire in questo momento a capire con che tempi e in che modi si risolverà la questione del futuro del Teatro Astra. Dopo l’improvviso e clamoroso crollo parziale del tetto dello scorso 15 giugno la storia infinita della ricerca dell’accordo tra amministrazione comunale e proprietà privata per la compravendita dello storico immobile sembrava aver preso una strada in discesa, ma in realtà si dimostra una discesa come quella dello slalom speciale, piena di porte da superare prima di arrivare al traguardo.
Nel frattempo ieri pomeriggio si è svolto un sopralluogo della Sovrintendenza alle Belle Arti e Paesaggio di Verona, richiesto dalla Sovrintendenza stessa, nell’immobile di viale dei Martiri posto sotto sequestro. L’ispezione, alla presenza di rappresentanti della proprietà del fabbricato Zetafilm Srl, è stata compiuta dal sovrintendente Vincenzo Tiné e dal funzionario arch. Giovanna Battista. Nell’occasione, la proprietà ha informato la Sovrintendenza di voler provvedere alla sistemazione e messa in sicurezza del tetto, oltre ovviamente allo sgombero dei detriti, affidando il coordinamento dell’intervento allo studio Bertacco & Xausa Srl di Bassano. È stato inoltre fornito ai referenti territoriali del MiBACT il cronoprogramma dei lavori, per il ripristino della copertura parzialmente crollata a seguito di eventi atmosferici, con infiltrazioni dal tetto alla sottostante guaina in lana di roccia che alla fine, cedendo appesantita dall'acqua, ha fatto tracollare tutto il resto.
Dunque la notizia del giorno è questa: la Zetafilm ha confermato che curerà a proprie spese il ripristino dei danni per fare in modo - come appreso da fonti della proprietà stessa e come liberamente reinterpretato da chi vi scrive - di far trovare il Teatro “pronto e confezionato com’era prima” per l’accordo di compravendita con l’amministrazione comunale. Ed è questo lo spunto che mi porta ad esprimere alcune considerazioni, al di là della cronaca del momento. Ciò che mi preme adesso è infatti presentare per quanto possibile il quadro della situazione, per fermare un attimo la ruota dei criceti e tentare di “fotografare” la posta in gioco.

C’è un punto, in tutta questa storia, da cui non se ne esce: per trovare un accordo tra privati ed ente comunale per la cessione del bene bisogna trovare un accordo sulla spesa necessaria alle casse pubbliche per concludere l’operazione. Ma qual è oggi il reale valore di mercato dell’immobile del Teatro in viale dei Martiri, dato centrale attorno al quale ruotano tutte le ipotesi e congetture?
Ci aiuta a dare una risposta il finora unico documento ufficiale che stima il valore del fabbricato. Risale al 16 gennaio 2009 una perizia di stima compiuta dall’Agenzia del Territorio: un malloppo di 35 pagine, allegati compresi, che stabilisce il valore immobiliare di mercato dell’ex Teatro Sociale in 3.700.000 euro. Una cifra riferita al fabbricato “completo di impianti, attrezzature e arredi, nello stato in cui attualmente si trova”.
Ovvero, traducendolo in termini attuali, nello stato in cui si trovava 12 anni fa.
La cifra della perizia corrisponde più o meno (anzi, più di più che di meno) alla proposta avanzata dalla proprietà al Comune nel marzo 2016. Vale a dire la proposta che fissava in 3.500.000 euro il prezzo per la cessione al Comune di Bassano dell’immobile.
Una proposta che, come ben sappiamo e per motivi che qui non serve riepilogare, non ha avuto seguito. Fino adesso non ci sono stati mutamenti nell’entità del valore proposto di compravendita. Anche se non serve essere esperti di stime edilizie per sostenere che dopo 12 anni, e nelle condizioni in cui lo stabile si trova adesso, indipendentemente dai lavori di ripristino del tetto che saranno eseguiti, un’eventuale nuova perizia non farebbe che sancire un notevole deprezzamento rispetto al valore del 2009.
Ma questi sono dettagli, per quanto importanti, che interessano più che altro gli addetti ai lavori, perché alla fine un accordo, se lo si vuole raggiungere, lo si raggiunge.
Il nocciolo della questione è un altro: si vuole sì o no che il Teatro Astra ritorni alla città?

Quella posta qui sopra è la domanda che va rivolta contemporaneamente sia alla proprietà che all’amministrazione comunale. La società Zetafilm ha più volte ribadito l’auspicio che lo storico Teatro di Bassano ritorni ai bassanesi. In altre parole: che il Comune si decida a comprarlo.
Non si tratterebbe di un acquisto chiavi in mano, anzi: una volta acquisita la proprietà dei “muri” dell’edificio, il Comune dovrebbe mettere in opera il costosissimo intervento di ristrutturazione globale, di installazione dell’impiantistica e delle strutture necessarie all’attività di un teatro e di adeguamento del fabbricato a tutte le normative di sicurezza, antisismiche eccetera nel frattempo entrate in vigore.
Un bagno di sangue. Che è comunque previsto nella sfera di cristallo di via Matteotti: ricordo che ancora il 18 ottobre 2019, nei primi mesi della neoeletta amministrazione Pavan, in sede di presentazione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche il vicesindaco Roberto Marin annunciò alla stampa lo stanziamento di bilancio a lungo termine di 13 milioni di euro (di cui 8 reperibili accendendo mutui, quindi indebitando il Comune, e 5 ottenibili tramite contributi secondo la formula del partenariato Pubblico/Privato) “per il Teatro cittadino”. Attenzione: “per il Teatro cittadino”, non “per il Teatro Astra”. L’Astra, cioè, costituisce la prima opzione. Mancando la quale, diventerebbe percorribile l’alternativa del Teatro realizzato ex novo. E non si tratta di un dettaglio secondario.
Tornando alla Zetafilm, i segnali delle dichiarazioni pubbliche rese periodicamente ai media battono sempre sul tasto della volontà di addivenire ad un accordo con il Comune.
Tuttavia una parte dei soci della Srl è più propensa a trattare per trovare il più presto possibile un’intesa con l’amministrazione comunale e con mutua soddisfazione delle parti, mentre un’altra parte vuole ancora tenere il coltello dalla parte del manico e non recede dalla cifra dei 3,5 milioni di euro proposti all’ente pubblico ancora cinque anni e mezzo fa. E allora: in che misura la proprietà privata vuole realmente, e cioè facilitando la trattativa invece che attendere la prima mossa del Comune, che il bene immobiliare passi in mano pubblica?

Lo stesso dubbio va specularmente rivolto anche all’amministrazione Pavan.
Perché a questo punto entra in gioco un’altra incognita che grava sulla vicenda e cioè la cosiddetta “volontà politica” di arrivare a una soluzione.
Il sindaco Pavan ha dichiarato più volte urbi et orbi, sia di propria sponte che in replica alle critiche delle minoranze, di voler risolvere una volta per tutte la questione della cessione dell’Astra al Comune, attribuendo alla controparte privata le responsabilità del perdurante stallo della situazione pre-crollo parziale del tetto dell’immobile.
È comprensibile: appuntarsi la medaglia dell’“Astra ritrovato”, sia politicamente che in termini di consensi, sarebbe un gran colpaccio. Ma esiste già, nella solita sfera di cristallo di via Matteotti, quello che potremmo brutalmente chiamare il business plan dell’intera operazione, comprendente le previsioni amministrative di tutte le cose da fare per ristrutturare e riadeguare lo storico edificio, una volta acquisito il bene sia per regolare atto di compravendita che, in ultima analisi e per extrema ratio, per procedura di esproprio? Se all’indomani della conclusione dell’intervento di ripristino del tetto danneggiato si arrivasse, per colpo di bacchetta magica, a una storica firma tra sindaco e rappresentante legale di Zetafilm per la cessione al Comune dell’immobile, sarebbe già chiaro che cosa fare a partire dal dopodomani? Esiste cioè un “piano di azione” che guardi oltre, al di là del proposito di far entrare l’Astra nell’inventario del patrimonio comunale? Tutte domande, al momento attuale, senza risposta. Senza contare che un sindaco non può gestire una situazione così complessa da solo, ma deve avere il supporto integrale della propria maggioranza. Sempre che non corrispondano al vero le voci, raccolte in città sempre da chi vi scrive, secondo le quali alcune frange della giunta e della maggioranza stessa sarebbero per vari motivi meno propense all’ipotesi dell’acquisizione del teatro di viale dei Martiri, guardando con occhio più favorevole a un investimento mirato alla costruzione di un teatro cittadino ex novo, come peraltro non escluso dalla stessa motivazione dei 13 milioni di euro stanziati in bilancio.
E allora ripeto la domanda: l’amministrazione comunale, extra dichiarazioni sulla stampa, vuole sì o no che l’Astra ritorni ai bassanesi?

Mi dispiace notarlo, ma a due anni e mezzo dall’insediamento dell’amministrazione Pavan la fotografia del quadro della situazione presenta ancora dei contorni sfocati. Non c’è ancora una nitidezza di prospettiva, sia dalla parte privata che anche e soprattutto da quella pubblica.
È ancora presto, quindi, per sapere che numeri usciranno sulla ruota di Bassano: l’esito delle Astrazioni del lotto resta incerto.

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