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Che due spalle
Variante di progetto del restauro del Ponte e prescrizioni della Soprintendenza sul progetto originario: nell'impalcato sarà collocata la trave “inutile”. L'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Zonta ci spiega la logica dell'operazione
Pubblicato il 02 nov 2020
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Rieccomi qua. Oggi scrivo nuovamente dell'intervento di ripristino e consolidamento del Ponte di Bassano, fino all'anno scorso o giù di lì tema ricorrente delle nostre cronache e dei miei editoriali. Attualmente invece me ne occupo in piccole pillole addolcite con il miele, come per una medicina amara, e separate nel tempo, per evitare sintomi ed effetti collaterali da iperdosaggio informativo e assuefazione all'argomento. Ma siccome è proprio l'assuefazione a farci accettare il corso degli eventi a prescindere, ogni tanto fa bene segnalare alcune cose. Ritorno quindi sulla questione emersa nel nostro assai cliccato articolo dello scorso 26 settembre, intitolato “Il Ponte di Cala...Trave”.
In quella occasione mi ero occupato del documento-segnazione del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano, dedicato alla cosiddetta “variante migliorativa” del restauro firmata dall'ing. Gianni Michelon, proposta dalla ditta subentrata nell'appalto Inco Srl e approvata dal Comune. Una variante che, preso atto dell'indisponibilità della spalla sinistra del Ponte di proprietà Nardini - questione sulla quale negli anni precedenti sono state scritte brentane d'inchiostro - ha risolto il problema alla radice, in un modo che precedentemente sarebbe stato impensabile perché ritenuto inattuabile dal Comune stesso, essendo stato il progetto Modena fino allora “intoccabile”.
Il “nuovo” progetto migliorativo di ripristino elimina infatti la famosa trave reticolare di impalcato da agganciare alle due spalle del Ponte, elemento distintivo del progetto esecutivo strutturale firmato dal prof. ing. Claudio Modena. Niente più trave, niente più aggancio, niente più Nardini. Elementare, Watson. La funzione fondamentale di quella maxi trave in legno lamellare e acciaio inox ancorata alle due sponde, prevista nel progetto originario, era quella di assorbire la forza delle spinte orizzontali del fiume e del vento, nonché le sollecitazioni degli eventi sismici. Nella variante migliorativa questa funzione viene invece svolta da un sistema di “tiranti incrociati” sulle stilate che annulla la necessità della maxi trave di impalcato.
Foto Alessandro Tich
Bye-Bye Modena, come ho già scritto più volte. Ma è a questo punto che entra in scena “l'oggetto misterioso” del progetto migliorativo. Si tratta di una sorta di “sorella minore” della trave originaria, che sarà collocata nell'impalcato del Ponte anche se non serve più.
In altre parole, tra gli elementi costitutivi del Ponte restaurato che sarà restituito alla città, con anima in acciaio inox e rivestimento in legno, avremo anche una meravigliosa trave “inutile”.
Almeno...per il momento.
“Eventualmente - scrive infatti l'ing. Michelon nella relazione illustrativa della variante di progetto a riguardo della trave-surrogato - la trave di impalcato verrà realizzata solamente in legno e con la sola funzione di stabilizzazione e ridistribuzione delle azioni fra le stilate. Ovviamente viene meno la necessità di collegamento con le spalle in muratura.”
Secondo il Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano questa trave “sostitutiva” è “del tutto superflua”, va “quasi a mitigare la sostanziale difformità dal progetto originale delle opere eseguite in alternativa nelle stilate” e rappresenta “una foglia di fico ad uso e consumo della Soprintendenza, ma in ultima analisi un vero falso strutturale.”
Ed eccola qui, egregi lettori, la parola magica: “Soprintendenza”.
Come ricorderete se avete letto “Il Ponte di Cala...Trave”, il vero nodo della questione è costituito dalla lettera datata 29 gennaio 2019 con la quale la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza autorizza l'esecuzione della variante migliorativa di progetto. Un'autorizzazione formale nella quale la struttura territoriale del MiBACT prescrive tuttavia “che l'Amministrazione preveda comunque, anche successivamente alle lavorazioni attuali, il completamento del progetto precedente in relazione agli ancoraggi alle spalle sulle due sponde”. Cioè a dire: io Soprintendenza ti autorizzo a mettere la trave “sostitutiva” e “sganciata” dalle spalle, nonostante il progetto originario preveda tutt'altra cosa, ma poi questa stessa trave dovrà essere ancorata alle spalle medesime, come previsto dal progetto Modena. È il punto che è stato duramente preso di mira dagli “Amici del Ponte”. “Ora - scriveva infatti il Comitato - i casi sono due: o i funzionari della Soprintendenza non sanno leggere i progetti, o fingono di non capire e, nel silenzio della Stazione Appaltante, approvano il progetto, raccomandando però che la reticolare, inesistente in progetto, in seguito venga agganciata alle sponde...una farsa!”.
Così parlò, come portavoce del gruppo, l'architetto Pino Massarotto.
Ho dovuto ripercorrere i tratti salienti della questione per meglio comprendere le dichiarazioni rese a Bassanonet dall'assessore comunale ai Lavori Pubblici Andrea Zonta, da me interpellato sulla questione. E siccome solamente la matematica non è un'opinione, tutto si riduce alla libera interpretazione dei testi. E il passaggio-chiave della lettera di autorizzazione della Soprintendenza, secondo Zonta, è quello che prevede il completamento dell'ancoraggio della trave alle due spalle del Ponte “anche successivamente alle lavorazioni attuali”.
“Diciamo - afferma Zonta - che la Soprintendenza, con la lettera del gennaio 2019, autorizza che venga ridotta quella che è la trave di impalcato, con l'inserimento di tiranti sulle stilate, in modo tale che questi suppliscano ad alcuni carichi che erano legati alla resistenza della trave. Ma la Soprintendenza lascia lo spazio per poter completare l'opera, nel caso di necessità, con l'aggancio sulle sponde, così come previsto dal progetto originario. La sostanza è questa.” “Pertanto - prosegue l'assessore - la trave di impalcato verrà realizzata, come previsto da questa autorizzazione. I tiranti sulle stilate sono già stati inseriti, pertanto tutto è stato prodotto come da questa variante di progetto. È chiaro che è possibile in futuro, volendo, agganciare questa trave alle sponde del Ponte, nel caso divenissero disponibili. Ma in un secondo momento, per permettere di concludere, se vogliamo, il progetto originario del Modena.” “Comunque - conclude Zonta, con il suo solito linguaggio diretto - questa variante non va a incidere dal punto di vista statico. Cioè il Ponte sta in piedi.”
Ricapitolando: la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio ha autorizzato la variante “migliorativa” di progetto che elimina la maxi trave ancorata alle due spalle, per la nota indisponibilità della spalla Nardini che ha costituito il blocco alla fattibilità del progetto Modena. Contestualmente, autorizzando la variante di progetto, ha dato il via libera alla posa della “trave ridotta e non agganciata” che non ha alcuna funzione strutturale di rilievo, visto che la resistenza alla spinta orizzontale del fiume viene assicurata con un altro sistema. Ma ha lasciato anche una “finestra aperta sul futuro” chiedendo il recupero dell'elemento fondamentale del progetto originario con l'ancoraggio alle sponde in muratura.
Per la serie: che due spalle. E chi vivrà, vedrà.
In conclusione, egregi lettori, non possono mancare alcune considerazioni del vostro umile cronista. Se batto infatti il chiodo su questa storia della “trave-surrogato” è perché non si tratta, come potrebbe apparire, di un aspetto secondario della Pontenovela. È anzi un aspetto centrale della vicenda. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che l'intervento di restauro sul Ponte di Bassano gode di un sostanzioso contributo del Ministero dei Beni e Attività Culturali, pari a 3 milioni di euro, poi sceso a circa 2,5 milioni in proporzione al ribasso d'asta dell'appalto. Un finanziamento che era stato concesso dal MiBACT ancora nell'agosto 2015, sulla base del progetto di restauro del prof. ing. Claudio Modena, avallato sotto il profilo storico-architettonico dal prof. Giovanni Carbonara.
Va da sé che se per quasiasi motivo qualcuno si trovasse a riscontrare che il progetto originario finanziato dal Ministero è stato soppiantato da un “altro progetto”, e non da una semplice variante migliorativa, ne conseguirebbe il grave rischio di un ritiro del contributo ministeriale per il restauro. Mica noccioline. Pertanto la Soprintendenza, come sede territoriale del Ministero stesso, non può contraddire sé stessa. L'ipotesi più plausibile, confortata anche da fonti accreditate, è che la Soprintendenza abbia in questo modo “salvato capra e cavoli” autorizzando le importanti modifiche della variante, come si legge nella lettera di autorizzazione, “per il tempo trascorso e il naturale avanzamento dello stato di degrado che impone oggi una tempistica di realizzazione dell'intervento più rapida al fine di preservare la totale integrità del Ponte”. Ma prescrivendo formalmente al contempo che “anche successivamente alle lavorazioni attuali venga completato il progetto precedente in relazione agli ancoraggi alle due sponde”, vale a dire il progetto finanziato dal Ministero.
Quando dovrebbe accadere questo “successivamente”, non viene specificato. Come ha affermato l'assessore Zonta, “è possibile in futuro agganciare questa trave alle due sponde del Ponte, nel caso divenissero disponibili”. E come ha specificato ancora Zonta, la cosa potrebbe succedere “in un secondo momento”, “volendo”, “nel caso di necessità”. Come dire: anche sì ma, qualora non fosse necessario, anche no.
Avverrà mai un “caso di necessità” tale per cui si dovrà nuovamente scavare sul Ponte per integrare in lunghezza la “trave di impalcato ridotta” e ancorarla ai due punti di sponda destro e sinistro, come Modena volle? Ai posteri, come scrisse il poeta, l'ardua sentenza.
Ma ai posteri viene tramandata anche la possibilità - in un futuro che verrà, o forse anche mai - di richiedere nuovamente a Nardini la concessione della spalla sinistra del Ponte con tutto l'iter di verifiche statiche e strutturali che ne consegue, di allungare la trave di impalcato oggi sostanzialmente inutile e di agganciarla finalmente alle due sponde.
Per come stanno oggi le cose, è pura fantascienza.
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