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Solagna un mese dopo
Un mese fa la bomba d'acqua e di fango che ha sconvolto Solagna. Incontro oggi in municipio tra Comune e Regione. Richiesto lo stato di emergenza nazionale, la settimana prossima al vaglio del Consiglio dei Ministri
Pubblicato il 04 set 2020
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C'è il Day After. E c'è anche il Month After. Solagna un mese dopo.
Era la mattina di martedì 4 agosto quando dalle alture soprastanti, a seguito delle piogge eccezionali, un mare di acqua e di fango si era abbattutto sul paese della Valle, danneggiando case e strade e sconvolgendone la vita. Pregasi leggere il mio articolo “Un mondo di melma”, pubblicato nel Day After 5 agosto, per capire di cosa si è trattato.
E oggi, venerdì 4 settembre, il Comune di Solagna ospita un vertice-conferenza stampa in municipio con i referenti della Regione Veneto per la presentazione dei lavori e delle azioni messe in campo per far fronte ai danni causati dall'evento meteorologico. Tutti insieme appassionatamente: il sindaco Stefano Bertoncello affiancato dall'assessore comunale Adriano Ferraro, il presidente della Protezione Civile locale Mauro Ferracin, il capogruppo del Gruppo Alpini Giuseppe Bittante, una rappresentanza del distaccamento di Bassano del Grappa dei Vigili del Fuoco. L'importanza dell'argomento, ma anche la campagna elettorale in corso, favorisce la presenza in conferenza stampa di tre pezzi grossi della Regione, tutti in quota Lega: il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, l'assessore alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin - che già il 4 agosto era accorso in sopralluogo a Solagna - e l'assessore regionale “di riferimento territoriale” Manuela Lanzarin, che normalmente segue invece le vicende della Sanità e del Sociale.
L'incontro in municipio a Solagna (foto Alessandro Tich)
C'è anche una rappresentanza tutta al femminile degli “angeli del fango”, i giovani del paese che sin da subito si sono prodigati a dare una mano nelle operazioni di sgombero e pulizia delle case danneggiate. Sono tre ragazze diciottenni, classe 2002: Mara, Emma e Benedetta. Le prime due si erano precipitate a sgomberare fango e detriti dall'abitazione di Benedetta, che come tante altre era stata invasa dal mondo di melma. Poi tutte e tre hanno continuato a dedicare tempo ed energie, come diversi altri ragazzi di Solagna della loro età, ad aiutare la gente colpita dall'evento calamitoso. Sono cose che non bisognerebbe mai stancarsi di ricordare e sottolineare. E dire che queste storie ci danno speranza nel futuro non è retorica.
Intanto, per il ripristino strutturale e il ristoro economico dei danni provocati dal disastro del 4 agosto, bisogna avere speranza nel presente. Il Comune di Solagna fa il punto della situazione e presenta alla Regione la stima indicativa degli interventi necessari alla sistemazione delle zone critiche e al ripristino definitivo della sicurezza.
Sono due i punti del Comune che hanno bisogno degli interventi più urgenti. Si tratta di via Torre e di via Collalto e in particolare della parte alta di via Collalto. Sono già state collocate delle briglie e altre strutture di contenimento, serve tuttavia rifare le strade e mettere in sicurezza la valletta colpita, da dove si sono staccati 1400 metri cubi di ghaia e di fango.
La stima presentata dal Comune alla Regione Veneto, per gli interventi di competenza dell'ente comunale, è di 1 milione di euro. È inoltre in corso la ricognizione e quantificazione dei danni subiti dai privati, attraverso la compilazione di appositi moduli che i cittadini devono presentare in municipio entro martedì prossimo 8 settembre.
Come riferisce il sindaco Bertoncello, ad oggi sono prevenuti al Comune un centinaio di moduli di richiesta di aiuto, per un ammontare complessivo di danni segnalati nelle proprietà private (strutture degli immobili, impianti, infissi e finiture) di circa 2 milioni di euro. Affinché tali somme possano rientrare nelle procedure di indennizzo da parte dello Stato, occorre tuttavia un passaggio fondamentale: il riconoscimento da parte del governo, per il Comune colpito, dello stato di emergenza nazionale. È proprio quello che la Regione Veneto ha richiesto per Solagna, come conferma l'assessore Bottacin.
“Ho richiesto lo stato di emergenza l'altro ieri - riferisce l'esponente della giunta regionale - e i tecnici del Dipartimento nazionale della Protezione Civile sono venuti a fare un sopralluogo.” Sempre Bottacin rivela di aver sentito ieri sera telefonicamente il capo dipartimento della Protezione Civile nazionale Angelo Borrelli, il quale ha assicurato che la richiesta di stato di emergenza per il Comune di Solagna sarà messo all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri della prossima settimana. Gianpaolo Bottacin, in quanto assessore alla Protezione Civile, è anche il componente della giunta regionale che per tutto il mese di agosto ha continuato a girare per il Veneto devastato da bombe d'acqua e trombe d'aria. E sono ben 60, come rivela, i Comuni veneti coinvolti nell'ultimo mese in eventi meteorologici eccezionali. “I cambiamenti climatici - dichiara testualmente - ci impongono di intervenire velocemente.”
Bottacin, reduce nei giorni scorsi anche dai sopralluoghi nei luoghi sconvolti dalla spaventosa tromba d'aria di Arzignano e di Trissino, coglie tuttavia l'occasione del vertice di Solagna per replicare a chi sostiene che “la Regione non sta facendo nulla per prevenire i danni degli eventi climatici”. Afferma che nel corso di questo mandato la Regione “ha investito 900 milioni di euro per la prevenzione, con 1466 cantieri” e “ha investito 1 miliardo e 200 milioni sulla qualità dell'aria”. E i 900 milioni, utilizzati per opere di realizzazione di briglie e di consolidamenti arginali, fanno parte del mega-pacchetto da 3,2 miliardi del cosiddetto “Piano D'Alpaos”, risalente ancora al 2010, per il contrasto del dissesto idrogeologico sul territorio veneto.
“Questa è stata una legislatura pesante dal punto di vista delle emergenze”, sottolinea Manuela Lanzarin che da buona parte di quest'anno, detenendo il referato regionale alla Sanità, è costretta a mangiare pane e Covid tutti i giorni. Ma poi aggiunge, riferendosi agli eventi eccezionali come quello di Solagna: “La risposta è la messa in campo e la tempestività dell'intervento.” La Lanzarin attesta da par suo che “è importante la programmazione degli interventi di prevenzione”. Anche perché situazioni del genere saranno sempre dietro l'angolo, come afferma una sua dichiarazione che farà felici tutti gli scaramantici: “Dovremo sempre più abituarci ad eventi climatici questo tipo.”
Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale, è più ecumenico. Le sue parole profumano di rassicurazione politica e di consenso elettorale. “La Regione è presente fin dal giorno dell'emergenza”, ricorda. Ciambetti rimarca come le previsioni del sistema meteorologico veneto siano “puntuali” e come la Regione abbia “investito tantissimo nella prevenzione”. “La Regione - conclude - c'era e ci sarà anche in futuro.”
Ci saranno in futuro anche Ciambetti, Lanzarin, Bottacin & C.? A prescindere da chi saranno gli interlocutori istituzionali dopo il 21 settembre, i Comuni del Veneto travolti dagli eventi climatici, nonostante la “prevenzione” dichiarata dai suddetti esponenti regionali, hanno il diritto di vedere riconosciuti i danni subiti dalla violenza dello scontro tra la natura e l'uomo.
Il Comune di Solagna ha predisposto e anticipato alla Regione anche un progetto di massima per la sistemazione di altre valli a rischio idrogeologico. Ed è fondamentale che tale opera venga attuata, indipendentemente da chi prenderà le redini delle politiche regionali sull'Ambiente e la Protezione Civile. Perché a Solagna nulla è più come prima: ogni volta che si mette a piovere - e Dio sa quante volte è ancora piovuto in queste ultime settimane - la gente guarda preoccupata fuori dalla finestra. E di notizie bomba sulle bombe d'acqua, col ricordo ancora vivo di quel maledetto 4 agosto, non ne abbiamo più bisogno.
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