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La Cenerentola
Cosa rappresenta la Cultura per la nuova Amministrazione comunale di Bassano del Grappa?
Pubblicato il 13 lug 2019
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Cosa rappresenta la Cultura per la nuova Amministrazione comunale di Bassano del Grappa? È la domanda che mi sto ponendo di continuo dall'insediamento del nuovo sindaco e della nuova giunta. La Cultura, in una città ricca di storia e di patrimonio artistico e non solo come la nostra, non è un passatempo per eruditi.
È il principale volano dell'identità locale, con risvolti in primis sociali e in seconda battuta, ma non per questo meno importanti, di attrazione turistica e quindi di animazione economica. Senza Cultura siamo una città di pietre (e di legno frammisto ad acciaio nel caso del Ponte), con la Cultura siamo una comunità di anime.
Eppure, benché ci si trovi appena nel primo trimestre di mandato amministrativo, e quindi ancora nella fase di rodaggio del nuovo motore alla guida della città, dalle prime avvisaglie sto raccogliendo segnali che rischiano di relegare le politiche per la Cultura al ruolo di Cenerentola della cosa pubblica.
La classe di danza tenuta questa mattina nel chiostro del Museo Civico da Sangeeta Isvaran per il progetto Migrant Bodies (foto Alessandro Tich)
Attendo ovviamente di saperne di più dalle linee programmatiche che il sindaco Elena Pavan deve ancora presentare in consiglio comunale. Intanto ho riletto il suo programma elettorale (“Programma di coalizione Elena Pavan Sindaco 2019-2024”) che al punto 6 è dedicato al tema “Cultura e Turismo per rilanciare la città”.
Come tutti i programmi stilati prima del voto, è pieno di buone intenzioni.
E contiene, nero su bianco, un proposito molto impegnativo: “Bassano deve riacquistare il suo ruolo di città della cultura, in tutte le sue declinazioni”. E questo perché “l’obiettivo della nostra azione politica sulla cultura e sul turismo è funzionale al nostro progetto per la Città”. Con numerosi obiettivi da raggiungere: tra questi “l'acquisizione del Teatro cittadino” e la “conclusione del Polo Museale Santa Chiara” (ma queste cose, più che la Cultura, riguardano per il momento il Patrimonio e i Lavori Pubblici) e “la volontà di riprendere a Bassano il filone vincente delle Grandi Mostre all’interno di una programmazione di lungo termine”. Ma anche il proposito di “riportare a Bassano alcuni grandi eventi” nell'ambito di Operaestate, di “sviluppare, in condivisione con tutti i portatori di interessi culturali, diversi pacchetti di proposte turistico-culturali valorizzando i tesori dell’arte bassanese”, di “far diventare i giovani delle “Temporary Guide”, angeli custodi per turisti e visitatori, posizionati nei punti più strategici della città per dare informazioni in più lingue”, di istituire “la “Piazza delle Idee”, con la destinazione di aree di valore ma dimenticate, quali quella di Palazzo Pretorio, dove giovani, artisti e designer possono esporre e vendere opere e progetti creativi più all’avanguardia e originali” e via dicendo. Metà Cultura e metà Turismo inseriti nello stesso capitolo.
Si attendono sviluppi.
Come è noto, e come da me già commentato in un precedente editoriale, la nuova Amministrazione non dispone di uno specifico assessore alla Cultura.
Vale a dire la figura istituzionale che per perseguire gli ambiziosi scopi sopra elencati, o anche soltanto una parte, dovrebbe dedicare ai medesimi tutte le energie amministrative e intellettuali per la totalità del tempo che trascorre a Palazzo. La delega alla Cultura è stata assegnata dal sindaco a sé medesima e sarà quindi giocoforza, per la mole di incombenze generali che attengono al primo cittadino, una delega part-time.
Si è fatta strada anche l'ipotesi di nominare un consigliere delegato alla Cultura (e a Operaestate) per affiancare la Pavan nella gestione dell'impegnativo comparto.
L'incarico è stato proposto a Ilaria Brunelli, la malpancista di maggioranza del momento, che in un'intervista a Bassanonet del mese scorso ha dichiarato che “valuterà la cosa dopo settembre”. Ovvero: “come rendermi preziosa e far capire che su una questione del genere non c'è fretta”. Ma qualora e quand'anche la Brunelli accettasse la nomina, sarà comunque un surrogato operativo per l'assessorato che non c'è. Con simili presupposti, non vedo effettivamente come nella nostra città la Cultura possa reclamare, ed ottenere, un diritto di priorità.
Eminenti rappresentanti del settore, con cui concordo pienamente, mi dicono che Bassano del Grappa non ha bisogno di un semplice sviluppo delle politiche per la Cultura, ma di una vera e propria “rivoluzione culturale”. Un rinnovamento, una resurrezione, una rinascita: chiamatela come volete. Una città dove i cittadini si sentano essi stessi portavoce delle eccellenze culturali locali e dove i visitatori consapevoli, anche solo una infima parte dei milioni di turisti che arrivano ogni anno in Veneto, giungono in riva al Brenta non solo per il Ponte, per la grappa o per gli asparagi in stagione.
Una pianificazione che aspira tra le altre cose, come da programma elettorale, a “riprendere il filone vincente delle Grandi Mostre all’interno di una programmazione di lungo termine” ma che già adesso, ad esempio, dovrebbe pensare a fare qualcosa di importante nel 2022, nel 200^ anniversario della morte di Antonio Canova, di cui è conservato un ingente patrimonio artistico al Museo Civico, imparando dalla vicina, piccolissima e lungimirante Possagno.
Mai rimandare a domani ciò che puoi programmare già oggi. A patto che ci sia la volontà politica di farlo.
Sui progetti per la Cultura dell'Amministrazione a trazione leghista resto dunque alla finestra (quella di Bassanonet, di fronte al municipio) ad aspettare.
Intanto sono stato reso edotto del fatto che una nota società che progetta e organizza importanti mostre ed eventi culturali, rinomata sul piano nazionale e internazionale, ha incontrato di recente il sindaco per lanciare l'ipotesi di alcune proposte da realizzare nella nostra città. Incontro che, nel momento in cui scrivo, non ha avuto ancora seguito.
Ma è soprattutto nei fondamentali, e cioè nell'ABC delle politiche per la Cultura, che ritrovo oggi delle evidenti lacune da colmare.
E per oggi intendo proprio el dì d'ancuo, sabato 13 luglio 2019. Si sta infatti svolgendo, al Museo Civico, la seconda delle due giornate conclusive del progetto europeo “Migrant Bodies-Moving Borders”, sostenuto dal programma Creative Europe dell'Unione Europea e promosso dal CSC - Centro per la Scena Contemporanea del Comune di Bassano del Grappa assieme ad altri tre partner europei: La Briqueterie - Centre de développement chorégraphique du Val de Marne (Francia), HIPP The Croatian Institute for Dance and Movement (Croazia) e D.ID Dance Identity (Austria).
Due giornate di sintesi dopo un percorso di eventi e di incontri durato due anni, con classi e pratiche artistiche aperte a tutti, la proiezione del film dedicato al progetto, dialoghi con i partner, installazioni artistiche e performance.
Un’occasione di scambio e di riflessione su un percorso che investiga la danza come arte inclusiva e di coesione culturale e sociale. Il momento clou dell'incontro europeo è stato il simposio internazionale “Migrant Bodies Glossary” che si è tenuto questa mattina in Sala Chilesotti con gli interventi di Sangeeta Isvaran (India), di Bita Bell (Austria), della statunitense residente in Germania Monica Gillette e la partecipazione dei rappresentanti dei quattro partner europei del progetto. Una piccola Babele, come ormai il CSC e Operaestate Festival ci hanno da anni abituato, di esperienze e testimonianze provenienti dai quattro angoli del continente e del mondo.
A margine del simposio, ho chiesto a bruciapelo a uno dei referenti bassanesi del progetto se nell'occasione sia stato portato agli ospiti internazionali il saluto di qualche esponente dell'Amministrazione comunale. La risposta è stata “no”. Roba da far persino rimpiangere il già assessore alla sCultura Giovanni Cunico, che in momenti topici come questo il suo saluto a nome e in rappresentanza dell'Amministrazione lo portava sempre. Il che, scritto da me, è tutto dire. Ma non solo: lo stesso referente, che opera nell'ambito di una struttura culturale del Comune, mi ha sottolineato di non avere ancora incontrato il nuovo sindaco e che dal medesimo non è stato ancora contattato. Può anche darsi che il progetto “Migrant Bodies-Moving Borders” paghi lo scotto di essere stato ereditato dall'Amministrazione precedente e che qualcuno pensi che, occupandosi artisticamente di “corpi migranti” e di “confini in movimento”, sia troppo “di sinistra”: ma sarebbe un'emerita cazzata.
Morale della favola: come puoi aspirare a far riacquistare a Bassano “il suo ruolo di città della cultura, in tutte le sue declinazioni” se poi snobbi gli ospiti europei che, rientrando a casa, porteranno nei loro Paesi le impressioni sulla città che amministri?
Ritengo che, su questi aspetti basilari dell'accoglienza, l'Amministrazione comunale necessiti di un corso accelerato di riparazione. Per evitare anche incongruenze come quella verificatasi mercoledì scorso, in occasione di “Bassano Sotto le Stelle”, con la spettacolare parata notturna de “L'Envol” rappresentata dalla compagnia francese Remue Ménage, sempre per Operaestate Festival Veneto, e applaudita da migliaia di persone.
Nella pausa della fantastica rappresentazione, in piazza Libertà, è intervenuto infatti per salutare gli ospiti transalpini e il pubblico presente l'assessore comunale all'Urbanistica e all'Edilizia privata Andrea Viero. Con tutto il rispetto per l'assessore Viero, sulle cui competenze in materia di Piani Particolareggiati di Esecuzione e di Varianti al Piano degli Interventi non oso porre dubbi, il suo referato non è certamente consono a rappresentare la città in un'occasione del genere.
Tengo ancora aperta una linea di credito morale nei confronti dell'Amministrazione comunale, in attesa che le promesse elettorali si tramutino in progetti concreti, nella sincera speranza di essere smentito. Ma non vorrei proprio che la Cultura a Bassano, che è il pane delle nostre teste, diventasse la Cenerentola che dopo mezzanotte ritorna a casa a bordo di una zucca.
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