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“Ero al Cairo nei primi giorni della sommossa”

Intervista a Fiorenzo Monegato, vicepresidente delle agenzie di viaggio di Bassano, che giovedì scorso, secondo giorno delle sommosse anti-Mubarak, si trovava al Cairo. “In Mar Rosso, al momento, la situazione è tranquilla”

Pubblicato il 31 gen 2011
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Se l'è cavata per il rotto della cuffia. Riuscendo a prendere un volo all'aeroporto di Sharm el-Sheikh, dove il traffico aereo - con scalo diretto in Italia - per il momento è ancora regolare.
Fiorenzo Monegato, titolare dell'agenzia di viaggi “Viemme” di Bassano e vicepresidente della categoria agenzie di viaggio dell'Unione mandamentale del Commercio, è appena rientrato da quello che doveva essere un viaggio di piacere nell'Egitto in preda al caos per le proteste anti-Mubarak.
Cambiando programma, dopo essere giunto al porto del Cairo a bordo di una nave da crociera, per le tensioni che stavano scoppiando proprio in quelle ore: benché gli incidenti siano avvenuti in zone della capitale che sono state subito escluse dai circuiti turistici.

Il vicepresidente delle Agenzie di Viaggio del mandamento di Bassano Fiorenzo Monegato

E se da un lato è rientrato al lavoro con i freschissimi ricordi dell'esperienza di viaggio, dall'altro deve fare i conti - come tutti i suoi colleghi del settore - con i drammatici mutamenti in corso in un Paese che rappresenta una delle mete turistiche preferite dai bassanesi.

Fiorenzo Monegato, di rientro dunque dall'Egitto?
“Sì, sono rientrato in Italia venerdì, con un volo da Sharm. Mercoledì, con la nave, sono arrivato al porto del Cairo, a 120 chilometri di distanza dalla capitale. Non c'erano problemi, però la visita della città non si poteva fare nel centro. Ma nella zona delle Piramidi e alla Moschea, nella città vecchia, si poteva andare. Giovedì, e cioè alla seconda giornata delle proteste, siamo andati al Cairo senza però sapere che cosa stava realmente accadendo. Siamo rimasti in zone periferiche, dove non c'erano situazioni di tensione. La nostra guida ci diceva che non c'era nessun problema. Dovevamo però andare al Museo Egizio, ma non ci hanno fatto entrare. Solo alla sera abbiamo appreso le notizie delle proteste e degli incidenti. Venerdì sono riuscito a prendere un volo per Sharm e da lì sono rientrato regolarmente in Italia.”

Com'è ora la situazione, sotto il profilo dei viaggi turistici?
“Secondo le ultime notizie dai tour operator si cerca di evitare in ogni modo di andare al Cairo. In Mar Rosso, e cioè a Sharm el-Sheikh e a Marsa Alam, la situazione per il momento è tranquilla. Chi si trova già là può rientrare in Italia con i voli prestabiliti. Dal Mar Rosso nessun volo passa per il Cairo.”

Lei ha clienti, in questo momento, in Mar Rosso?
“In questo momento, per quanto riguarda la mia agenzia, non ce ne sono. Il grosso delle prenotazioni invernali, per il Mar Rosso, riguarda il periodo di Natale e Capodanno. Il mese di gennaio non ha un grosso movimento. Le richieste ripartono per febbraio, ma la gente in questo momento non rischia e i preventivi riguardano altre destinazioni. Dovremo aspettare, per vedere come si evolve la situazione e come operare di conseguenza”.

Cosa rappresenta l'Egitto per l'attività del suo settore?
“L'Egitto è una bella fetta del movimento turistico verso l'estero. Rappresenta più del 30% del traffico turistico di tutto l'anno. Nella mia attività il grosso delle prenotazioni riguarda i viaggi della Costa Crociere, che hanno due navi settimanali per il porto di Sharm el-Sheikh con escursioni al Cairo e a Luxor. Ho appena sentito il loro referente, che mi conferma che al momento a Sharm è tutto normale, come pure per le escursioni a Luxor”.

Lei ha detto che le prenotazioni riguardano ormai altre destinazioni. Ma c'è ancora qualcuno che parte per l'Egitto?
“C'è ancora chi sta partendo. Questa mattina ho telefonato a un mio collega che ha dei clienti che ieri sono partiti ugualmente per Sharm e per Marsa Alam e che in serata hanno mandato col telefonino degli sms tranquillizzanti. Comunque alla Costa Crociere si registrano già numerose cancellazioni, per l'impossibilità di compiere escursioni all'interno del Paese. Finché la situazione in Egitto si sta evolvendo, è meglio optare per altre destinazioni.”

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