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Redazione
Bassanonet.it
Film Commission con ospiti
Incontro col regista Ivano De Matteo, prima della “prima” bassanese del suo film “Villetta con ospiti”, girato in città. Che si smarca ancora dalla visione bassanocentrica delle cose: “Quello che accade nel film può accadere ovunque”
Pubblicato il 31-01-2020
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E va bene, dai. Fatto uno, facciamo anche due. Dell'arrivo in proiezione a Bassano del film “Villetta con ospiti”, girato nella nostra città, ho già scritto nel mio articolo “Astuniwood”, nel quale però mi sono soffermato anche su altre cose. Ora ne scrivo per la seconda (e ultima) volta dal momento che il regista Ivano De Matteo, persona molto disponibile e cordiale, ha incontrato questo pomeriggio la stampa, un paio d'ore prima della “prima” bassanese del film in Sala Da Ponte, con replica alle 20.30 nella attigua Sala Martinovich. Sede dell'incontro-chiacchierata con i giornalisti: il Movie Hotel, pardon il Bike Hotel Alla Corte a Sant'Eusebio. La conferenza stampa con bicchierata annessa è stata organizzata da Vicenza Film Commission, che ha collaborato ai set per i preparativi e per gli aspetti logistici, alla presenza dei suoi due pezzi da novanta: Vladimiro Riva e Roberto Astuni.
Per la produzione sono intervenute anche la sceneggiatrice del film Valentina Ferlan e Mira Topcieva Pozzato, responsabile dei casting sul territorio locale per i generici e le comparse. Vicenza Film Commission con ospiti. Un incontro organizzato per parlare essenzialmente del film. Nessun accenno è stato fatto ai soliti auspici, triti e ritriti, di richiamo cineturistico nella città che ha ospitato le riprese. E già questo è un piccolo passo in avanti nell'evoluzione della specie.
Da sin.: Vladimiro Riva, Ivano De Matteo, Valentina Ferlan, Roberto Astuni e Mira Topcieva Pozzato (foto Alessandro Tich)
Vladimiro Riva ha svelato il retroscena che, secondo lui, avrebbe favorito la decisione di De Matteo di scegliere Bassano del Grappa come location per la pellicola.
Tutto è accaduto la sera prima dell'incontro previsto a Bassano col regista, che stava già valutando l'opportunità di girare le scene con la sua cinepresa a Vittorio Veneto. “Non sapevamo nulla di lui - ha rivelato -. Così siamo andati su YouTube a vederci i suoi film.”
Ed ecco che, la giornata seguente, i referenti della Film Commission vicentina, dopo essersi fatti una cultura accelerata sull'opera omnia del regista romano della cui carriera erano all'oscuro, hanno avuto gli elementi per confrontarsi con lui facendo bella figura.
Astuzia? No: Riva la chiama “passione”. “Quando c'è passione - ha affermato - le cose si fanno.” “Il film era pensato in Veneto a prescindere - ha spiegato De Matteo -. Abbiamo fatto dei sopralluoghi a Vittorio Veneto. Tra le altre opzioni c'erano Vicenza e Treviso, ma Treviso è troppo legata al film “Signore e Signori”. Bassano è stata un colpo di fulmine.”
“Oltre ai luoghi ci sono le persone - ha aggiunto -. Fare il cinema è difficile, a Roma è ancora più difficile e fuori devi trovare le persone giuste.” E ogni riferimento a persone realmente esistenti (Roberto Astuni) non è puramente casuale.
Astuni è stato, per così dire, l'uomo della provvidenza incaricato a nome di Vicenza Film Commission di fare tutto il possibile per accogliere le esigenti richieste del regista.
Come ad esempio quella di trovare in fretta e furia, e cioè per il giorno dopo, una betoniera di colore blu, col cassone grigio, da far passare nello sfondo di una scena.
Quello dei colori non è un capriccio, ma una precisa esigenza - come ha spiegato il filmmaker di Trastevere - dovuta al cosiddetto “croma” delle riprese. Di che cosa si tratta? Lo ha specificato lo stesso regista in una sorta di prima lezione di cinema per principianti: “Se io ti riprendo con la camicia bianca e dietro di te c'è un muro bianco, sullo schermo si vede solo la tua faccia.” Più chiaro, anzi più bianco di così...
Il manager del Bike Hotel ha dovuto persino procurare, alla fine di novembre, dei grappoli d'uva che il regista ha ritenuto indispensabili per le riprese d'ambiente sulle viti del giardino di Casa Betania, sulle quali di graspi de ua non c'era l'ombra, dal momento che la vendemmia era già finita da un pezzo. Ed ecco che il già Robert De Niro de noialtri, per il suo cameo nella prima puntata della fiction “Di padre in figlia”, ha risolto la situazione, come da lui stesso raccontato: si è fatto dare dei grappoli da un produttore di vino di Breganze che li conservava per fare il Torcolato, con la promessa di renderglieli indietro, pena un calo nella produzione del Torcolato annata 2018. I grappoli d'uva, trasportati a Bassano, sono stati letteralmente attaccati alle viti e poi, finite le riprese, restituiti al legittimo proprietario. Sono queste le storie che fanno grande il cinema.
“Oggi per il film è la prova del nove”, ha dichiarato De Matteo, riferendosi alla prima visione bassanese. Quella odierna è solo una tappa del tour che questa settimana lo vede impegnato a girare l'Italia per presenziare alle proiezioni di “Villetta con ospiti” e incontrare il pubblico nelle sale cinematografiche di varie città. Ma trattandosi di un'opera girata a Bassano, è naturale che la proiezione in loco sia diversa da tutte le altre.
Tuttavia il regista ha ribadito ancora una volta che Bassano è la location, ma la pellicola non è “bassanese”. Smarcandosi nuovamente dalla visione bassanocentrica delle cose.
“Quello che accade nel film può accadere ovunque - ha rimarcato -. È un film su di noi, sulle nostre paure e i nostri malesseri, a prescindere da dove abitiamo.”
Poi l'autore si è soffermato sul concetto di “estraneità”, ovvero della paura e del conflitto con l'altro, in quanto estraneo. Spiegando che gli estranei non sono solo i componenti della famiglia rumena rispetto all'altra famiglia, italiana, attorno alle quali si sviluppa la storia, ma anche gli stessi componenti della famiglia italiana nei loro reciproci rapporti: “Noi siamo tutti estranei. C'è sempre un nemico da combattere.”
Ha proseguito De Matteo: “Ci sono queste due famiglie, quella italiana e quella rumena, e gli altri tre personaggi che sono il medico, il prete e il poliziotto. A un certo punto li metto tutti dentro alla villetta, dove avviene l'accadimento.” Quale accadimento? Beh, sarebbe antipatico spoilerare il tutto.
Come ha riferito la casting woman Mira Topcieva Pozzato, tutte le comparse e i generici bassanesi sono rimasti colpiti da come il regista, prima di ogni singola scena, spiegava a ciascuno esattamente cosa fare. Un compito non semplice, soprattutto in scene che hanno visto la partecipazione anche di un centinaio di persone. Ma il perché è presto detto: Ivano De Matteo, girando per sua scelta in pellicola e non in digitale, non può permettersi di sprecare celluloide. “Ogni scena deve comprendere al massimo cinque ciak - ha spiegato agli astanti -. Se ad esempio riesco a farla in soli due ciak, gli altri tre li posso tenere per la scena successiva, e così ne ho otto a disposizione. Al mio ciak devono essere tutti pronti. Prima di girare spiego a tutti cosa voglio, perché tutto deve essere sotto controllo. Una comparsa che si distrae può rovinarti il film.” Ma nessuno, a quanto pare, si è distratto. Comparse e generici promossi a pieni voti. Quasi che la capacità di reggere all'inquadratura sgorgasse loro naturale. Probabilmente, nella Hollywood ai piedi del Grappa, questa cosa è nel nostro Dna.
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