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Ghiotto, anche troppo
Il faccendiere Andrea Ghiotto, pluri indagato e condannato per reati fiscali e tributari, arrestato con un complice dalla Guardia di Finanza di Bassano. Aveva messo in piedi una frode milionaria tramite una società “cartiera” di Rossano Veneto
Pubblicato il 19 nov 2015
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Emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale.
Sono le ipotesi di reato contenute nelle due ordinanze di custodia cautelare, una in carcere e una agli arresti domiciliari, emesse dal Gip e dalla Procura della Repubblica di Vicenza ed eseguite questa mattina dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Bassano del Grappa.
La custodia cautelare in carcere è stata notificata ad Andrea Ghiotto, 44 anni, imprenditore e faccendiere, residente a Zermeghedo - personaggio notissimo alle pagine di cronaca, già coinvolto in altre inchieste delle Fiamme Gialle - per aver emesso fatture per operazioni inesistenti utilizzando un’impresa che lo stesso, di fatto, gestiva attraverso Davide Ziggiotto, 61 anni, di Cavaso del Tomba, ora agli arresti domiciliari. Nel mirino dell'inchiesta ci sono ancora due indagati, entrambi residenti in provincia di Treviso, la cui posizione è attualmente al vaglio degli inquirenti.
Andrea Ghiotto (fonte immagine: ilgiornaledivicenza.it)
Nell'ambito dell'operazione, i finanzieri hanno inoltre eseguito 26 perquisizioni in Veneto (province di Vicenza, Padova, Treviso, Verona e Belluno) e altre due in Lombardia (provincia di Brescia) e in Calabria (provincia di Crotone), presso le abitazioni dei titolari e le sedi delle società coinvolte nella frode fiscale, operanti soprattutto nel settore del pellame e della concia. Impiegati allo scopo più di 50 militari appartenenti al Comando Provinciale di Vicenza.
In base alle indagini di polizia giudiziaria, coordinate dal Pm Gianni Pipeschi, i due soggetti arrestati - già noti per reati di carattere fiscale - adottavano lo schema tipico della frode perpetrata mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, con il fine di permettere a terzi di evadere le imposte dirette e l’Iva.
In particolare, l’emissione delle fatture veniva operata da una società “cartiera”: la “Siva Service Srl”, con sede a Rossano Veneto, attiva dal 2012.
Priva di qualsivoglia capacità imprenditoriale, sin dalla sua costituzione la società fittizia non ha effettuato alcun versamento delle imposte: tuttavia, è stata in grado di “produrre” un giro di affari calcolato attorno a 1 milione e 800mila euro.
I pagamenti, correlati alle fittizie operazioni, confluivano nei conti correnti della società “cartiera” per poi essere “dirottati” su conti correnti esteri, in particolare in Croazia, con causali non supportate da operazioni commerciali realmente effettuate. I successivi prelievi di denaro dai conti esteri da parte degli indagati sarebbero serviti per retrocedere il contante ai “beneficiari” della frode, trattenendone una percentuale.
Secondo gli inquirenti il “cervello” della frode era Ghiotto mentre Ziggiotto, che è stato pedinato dai militari durante i suoi spostamenti, si sarebbe reso disponibile per prelevare i soldi in Croazia.
Vita spericolata
Il nome di Andrea Ghiotto spunta dunque nuovamente all'attenzione delle cronache giudiziarie.
Già travolto dalle operazione “Dirty Leather” (relativa a una maxi evasione fiscale nel distretto conciario di Arzignano) e dallo scandalo delle false sponsorizzazioni nel calcio a 5 quando era il patron dell'Arzignano Grifo, nel 2013 era stato arrestato - a seguito di un'ulteriore in dagine nei suoi confronti - con un carico di accuse che andavano dall'usura all'estorsione e dalla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte alle false dichiarazioni all'autorità giudiziaria.
Risale a quel periodo la vicenda, degna quasi di un romanzo, che aveva fatto chiacchierare l'intera provincia: la presunta vincita da parte di Ghiotto e di un suo amico (S.P., 42 anni) di un milione di euro con un biglietto del gratta e vinci, somma poi pretesa - e ottenuta col benestare dei giudici - dalla madre del primo, che rivendicava il possesso del biglietto vincente.
Si era poi scoperto che il vero acquirente del biglietto e vincitore della somma era solamente S.P., che era stato convinto da Ghiotto a consegnare il gratta e vinci vincente alla propria madre per evitare che il milione vinto potesse essere confiscato dall'Erario a saldo parziale dei debiti tributari conseguenti alle frodi fiscali di cui i due si erano resi protagonisti negli anni passati.
Da qui un'ennesima denuncia, questa volta per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, e il sequestro preventivo di 400mila euro, corrispondente ai debiti tributari maturati dal solo S.P.
Già condannato nel maggio 2013 a 3 anni e 6 mesi per corruzione, lo scorso ottobre - a conclusione del processo per il crack dell'Arzignano Grifo - Ghiotto era stato condannato in primo grado a 6 anni e mezzo di carcere e al pagamento di una provvisionale di 2 milioni da versare all'Agenzia delle Entrate e al curatore fallimentare della società di calcio a 5.
Lo scorso febbraio un'altra condanna in primo grado: questa volta a 3 anni di reclusione e a una multa di 1200 euro per ricettazione di assegni rubati e truffa. Complessivamente, ammontano a 13 anni le condanne in primo grado collezionate a tutt'oggi dal faccendiere.
Sono solo alcune “tappe” di un curriculum che, alla luce della notizia di oggi, sembra non avere fine. Nell'ultimo periodo Andrea Ghiotto era di fatto un “sorvegliato speciale”. Lo scorso marzo il Tribunale di Vicenza gli aveva infatti notificato il divieto di uscire dal suo domicilio di Zermeghedo dalle 21 alle 7 di mattina, con l'obbligo di trovarsi un lavoro e di non allontanarsi dal Comune di residenza, con obbligo di firma alla domenica dai carabinieri.
Ma anche in questo contesto, l'ex “re” della bella vita e delle notti vicentine ha trovato il modo di finire sulle pagine dei giornali.
Lo scorso luglio, Ghiotto - a quanto pare, come da lui stesso riferito, dopo aver bevuto un po' troppo - era infatti caduto dal terrazzo della sua abitazione rimanendo, dopo un volo di otto metri, praticamente illeso: solo alcune contusioni e una lussazione al gomito. Praticamente un miracolato.
Neanche il tempo di riprendersi dalla “botta” ed ecco che, in agosto, l'ex padre-padrone dell'Arzignano Grifo è finito nuovamente arrestato. E questa volta perché i carabinieri - arrivati in casa del faccendiere a Zermeghedo chiamati dalla sua “ex”, con cui Ghiotto aveva avuto un violento litigio - lo hanno trovato in compagnia di un suo amico, tale Massimo Tamiozzo. Il quale, essendo un pregiudicato, non può essere frequentato da chi si trova in regime di sorveglianza speciale. Da qui un ulteriore provvedimento, nei confronti di Ghiotto, di arresti domiciliari.
Ora, con la nuova frode scoperchiata dalle Fiamme Gialle di Bassano, per lui si aprono nuovamente le porte del carcere.
Un ulteriore “tassello” di una vita - per così dire - spericolata, la cui filosofia è probabilmente tutta racchiusa nella frase pronunciata dallo stesso Andrea Ghiotto nella trasmissione di Rai3 “Presa Diretta”, per la quale è stato condannato al pagamento di un milione all'Agenzia delle Entrate per “danno di immagine”: “Evadere non è un reato grave.”
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