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“Question Time” sul Polo Museale Santa Chiara. Le perplessità del sindaco, i numeri dell'assessore Ciccotti, la “categorica” Elisa Cavalli e le lance spezzate a favore dai capigruppo di minoranza, con Dario Bernardi in stile “Braveheart”
Pubblicato il 08 nov 2015
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“Sono stato a Trento a visitare il MuSe, ma non al teatro. Sono andato al MART di Rovereto, ma non mi sono neanche chiesto se lì abbiano un teatro.”
E' racchiusa in queste parole, pronunciate nella sala Chilesotti del Museo Civico da Andrea Cunico Jegary in rappresentanza dell'associazione per il marchio d'area “Territori del Brenta”, la sintesi della corrente di pensiero favorevole alla realizzazione del Polo Museale Santa Chiara a Bassano.
Un polo di attrazione culturale e turistica, appunto, inserito in una strategia di area vasta. Non necessariamente contrapposto a un progetto di teatro, che tuttavia risponde a necessità prevalentemente cittadine.
Un momento del "Question TIme" in sala Chilesotti (foto Alessandro Cavallin)
Pubblico delle grandi occasioni al “Question Time” sul Polo Museale promosso dal Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar. Un appuntamento - condotto da chi vi scrive e dal collega del “Giornale di Vicenza” Lorenzo Parolin - aperto alla cittadinanza, ma con microfono riservato ai soli “invitati a parlare”.
E che si pone nella fase cruciale per i destini del complesso espositivo che ancora non c'è e che l'Amministrazione Poletto dichiaratamente non vuole. Almeno come struttura a carico delle casse comunali, per dirottare il contributo di Fondazione Cariverona (8 milioni e non più 10, come conseguenza del ribasso dei lavori a base d'asta sul cantiere attualmente “congelato”, di cui 7 residui ancora a disposizione) nel progetto di un nuovo teatro comunale.
Ben conscia del fatto che l'eventuale abbandono del progetto Santa Chiara - oltre ai circa 2,5 milioni già spesi, di cui 1,6 per la progettazione e oltre alla cifra da mettere in bilancio per l'acquisto dei muri del Teatro Astra (prezzo attuale 3,5 milioni) o della sala parrocchiale Jacopo da Ponte (2 milioni “trattabili”) - non eviterà all'Amministrazione bassanese ulteriori esborsi.
Si tratta dei “costi indipendenti” per le liti giudiziarie intentate dalle imprese coinvolte a vario titolo nella vicenda: la Adico Costruzioni di Maser - capogruppo dell'Ati per la costruzione del primo stralcio del Santa Chiara, dichiarata fallita - che vanta riserve contabili nei confronti del Comune di 4 milioni di euro; la Sbrissa Termoidrauica di Loria, mandante della stessa Ati e aspirante subentrante nel cantiere, che a fronte del diniego comunale al diritto di subentro ha presentato ricorso al TAR e la Vardanega Costruzioni di Possagno, giunta seconda nel bando di assegnazione dell'appalto, che pure rivendica il diritto di subentro.
Per il progetto Santa Chiara il Comune di Bassano nel 2010 ha inoltre acceso un mutuo da 1 milione e mezzo di euro per la copertura dei costi, di sua competenza, del primo stralcio esecutivo.
Con questi presupposti la città si avvicina alla scadenza del 30 novembre: prima deadline imposta al Comune da Fondazione Cariverona per formalizzare la proroga, o meno, della realizzazione del Polo Museale.
Il “benefico tsunami”
L'architetto Massimo Vallotto, presidente del Museo dell'Automobile, apre le danze in sala Chilesotti ripercorrendo le fasi salienti del progetto Polo Museale, inserito “nell'asse dei musei, teorizzato da anni dal Masterplan 2020 alternativo alle Torri di Portoghesi”.
Per Vallotto l'idea Santa Chiara “è un benefico tsunami”. “Un progetto - afferma - presentato più volte ma poco conosciuto, visto come il progetto degli animali impagliati, dei “peluche”, delle “vecchie auto polverose”. E' mortificante per noi, ma anche per Parolini e per Federico Faggin (il titolare della collezione degli erbari prevista nel Museo Naturalistico e l'inventore del microchip, inserito nella “Galleria dell'Ingegno Veneto” del Bonfanti-Vimar, NdR).”
Vallotto ricorda come il progetto del Santa Chiara abbia preceduto di cinque anni quello del MuSe di Trento, anticipandolo “nei tempi e nella concezione”.
Lo dimostra il progetto di allestimento “E tornarono a vivere”, predisposto cinque anni fa dallo staff del Museo Civico, che per il Museo Naturalistico al Santa Chiara prevede la sovrapposizione “di cinque musei in uno”: sezione storica, geo-paleontologica, “ambiente Brenta”, botanica e zoologica (vertebrati e invertebrati, col contributo espositivo della Collezione Luca).
Riguardo al Museo dell'Automobile e alla sua “Galleria” - inserito nel secondo stralcio (non ancora finanziato) del progetto - Vallotto si richiama nuovamente “al modello MuSe, che conferma di essere sulla strada giusta” e invita a considerare il Santa Chiara “un'impresa turistica e economica con vocazione culturale”. “Non c'è mai stata la giusta comprensione sul territorio - sottolinea tuttavia l'architetto-. Tutte le amministrazioni che hanno attraversato il progetto non hanno dimostrato la capacità di immaginare oltre il proprio mandato.”
Gianni Posocco, “memoria storica” dell'iter amministrativo del Polo, riassume ai minimi termini i dati economico-finanziari del progetto: 17 milioni e 750.000 euro il costo totale; 11,5 milioni il costo originario del 1° stralcio; 6 milioni e 450mila euro per il 2° stralcio comprendente la “Galleria” del Museo dell'Automobile e la palazzina di accoglienza. Per Posocco, la finanziabilità del 2° stralcio è percorribile per almeno tre vie: fondi FAS della Regione, asse “Beni Culturali”; “Piano nazionale per le città” del Ministero delle Infrastrutture e finanziamenti Arcus. “Nel piano delle città del Ministero - dice Posocco - almeno una ventina di progetti sono stati già finanziati, grazie a un'azione di pressing.”
Ma il sindaco Riccardo Poletto ribadisce la sua linea di pensiero già espressa lunedì scorso a commissioni riunite: “Il fallimento della ditta è stato lo spartiacque delle questioni amministrative. Le perplessità sul Santa Chiara riguardano il mancato finanziamento del 2° stralcio, la mancanza di fondi per l'allestimento e l'effettiva sostenibilità per l'ente comunale. Come è stato detto al recente incontro dell'ANCI, per i Comuni è finita un'era geologica. Rispetto agli anni passati, è tutta un'altra cosa.” “Recentemente - afferma quindi Poletto riguardo all'ipotesi teatro - è emersa la possibilità di non perdere il finanziamento residuo di 7 milioni di Fondazione Cariverona, con la possibilità di garantire un migliore utilizzo di quei fondi.”
Più realista del re
Giovanna Ciccotti, assessore comunale alla Cultura e alla Promozione del territorio, sul Santa Chiara è più realista del re: “La nostra Amministrazione non può non fare i conti con la realtà. Il progetto necessita di ulteriori finanziamenti per poterlo completare, oltre agli aspetti dell'allestimento e della gestione.” L'assessore sciorina un organigramma di 13 persone da collocare nel Museo Naturalistico: un curatore zoologico, un curatore botanico, eccetera eccetera. “Personale specializzato - dichiara Ciccotti - il cui costo, mantenendo le stime basse, è di 600.000 euro annui, che vanno ad aggiungersi ai costi di gestione degli altri musei di cui le minoranze evidenziano il “buco di bilancio”. Non è un “buco”, ma è il costo del personale che lavora all'interno, più le spese per la luce e la climatizzazione dei locali.” Pollice verso dell'assessore sul Polo Museale: “Forse la visione ha puntato troppo in alto.”
Il vicesindaco Roberto Campagnolo ribadisce che il fallimento della Adico “ha costretto a fare un ragionamento”, sostiene che il cantiere “comunque si bloccava” e - riassumendo la questione dei contenziosi con le ditte - afferma che l'Amministrazione sarebbe “comunque esposta” anche in caso di prosecuzione dei lavori del Polo Santa Chiara. “Un conto è la validità del progetto - dichiara -, un conto è la possibilità che un finanziamento importante possa essere portato a termine ragionando in altro modo, mantenendo valida l'ipotesi del progetto.”
In che modo? Campagnolo propone ai privati di investire al Santa Chiara realizzando una struttura museale sul modello del Museo delle Mille Miglia di Brescia, ricavato all'interno di un monastero concesso in comodato d'uso dall'ente pubblico. Ma per Teresa Cadore, presidente di Confcommercio Bassano, è una proposta non applicabile in riva al Brenta: “Il Museo delle Mille Miglia è stato realizzato in altri tempi.” E in fatto di risorse private in campo: “Non dimentichiamo che Brescia è la provincia più industrializzata d'Italia.”
Elisa Cavalli, capogruppo PD, è categorica: “Cariverona ha dato la disponibilità a rivedere la destinazione del contributo e il nostro primo pensiero è dirottarlo a un altro progetto. C'è il “sentore” dei cittadini di una grande mancanza in città che è quella del teatro. Il Santa Chiara è una strada in salita con variabili impazzite. Il MuSe di Trento, poi, è a solo un'ora di macchina e il bacino è già saturo.”
Mariano Scotton, capogruppo Forza Italia, ammonisce di “non oltrepassare le spese per il teatro rispetto al fatto di costruire il museo” tenendo anche conto che il costo complessivo del Santa Chiara, togliendo la “palazzina di accoglienza” prevista nel secondo stralcio, scenderebbe a 13,5 milioni.
Bruno Bernardi, capogruppo Più Bassano: “L'Amministrazione ha sollevato un coperchio. Senza il fallimento, la struttura sarebbe stata completata in modo imparziale e ancora più a rischio. Abbiamo la grande opportunità di ridare a Bassano uno spazio culturale teatrale che tutti da tempo vogliamo.”
Per Roberto Marin, capogruppo Impegno per Bassano, “Bassano continua a perdere occasioni di crescita”. “Abbiamo appreso dalla Fondazione che già da settembre l'Amministrazione aveva dichiarato il Santa Chiara non percorribile - afferma -. La scelta del Santa Chiara è un richiamo a una progettualità alta. C'è bisogno di analisi, studio e approfondimento preciso e non di sentenze a priori. Il 3 novembre il ministro dei Beni Culturali Franceschini ha dichiarato che il suo “è il ministero economico più importante del Paese” per il positivo indotto economico che possono avere gli investimenti sulla cultura e sui musei. Sembrava che parlasse del caso di Bassano.”
Drastico Andrea Zonta, capogruppo Bassano conGiunta: “Il Santa Chiara è una scelta di sviluppo della città importante, con una ricaduta positiva sul tessuto economico e sociale della città. L'assessore parla di 13 persone, e dei loro costi. Mi dovete dimostrare qual è il progetto che avete in mente, se no sono solo numeri.” “Un'Amministrazione - incalza Zonta - di fronte al blocco di un Lavoro Pubblico deve prendere decisioni, non seguire solo i contenziosi. La scorsa Amministrazione, quando sono sorti i problemi della ditta che restaurava le mura, la abbiamo mandata via e la abbiamo sostituita.”
“Qui - conclude Zonta - una decisione politica non è stata presa, c'è un ribasso d'asta di qualche milione di euro e c'è una riserva della ditta fallita e bisogna comunque pagarla. Voglio vedere come l'Amministrazione giustificherà alla Corte dei Conti uno spreco di denaro di 2 milioni di euro.”
Una scadenza da prorogare
“Siamo qui oggi non perché una ditta ha fallito, ma perché dal '99 una città ha fatto squadra, con la parte pubblica impegnata assieme alla parte privata per rispondere a una grande domanda della città: come contestualizzare Bassano all'interno del Veneto e dell'intera Europa. Il Santa Chiara rappresenta la capacità di trovare strumenti nuovi in un contenitore museale per raccontare la “materia prima” di un territorio.” Chi lo dice, con un impeto stile Braveheart, è il capogruppo Città Vostra Dario Bernardi.
“Ora si riduce tutto a un Lavoro Pubblico - aggiunge Bernardi -. Ci si chiede perché rinunciare alla riqualificazione dell'area, alla quarta piazza del centro storico e al “camminamento delle pietre” tra viale dei Martiri e via Da Ponte. Ora si dice che il Museo lo facciano i privati. Per più del 70% c'è già l'impegno dei privati. Il Santa Chiara risponde a una domanda, ed è la domanda di portare gente a Bassano.”
Dopo gli interventi della già citata Teresa Cadore, che cita l'esempio di Merano (“Il turismo oggi è un'esperienza emozionale, l'offerta museale deve essere moderna”); di Carlo Brunetti per gli industriali “Sulla valenza del progetto Santa Chiara non c'è niente da dire, spiace vedere a che situazione si è arrivati”); del presidente di Confartigianato Bassano Sandro Venzo (“Il Santa Chiara deve essere fatto, non creiamo leader, qui manca il coraggio e la città non guarda alto”) e ancora di Marcello Zannoni per gli Amici dei Musei e dei Monumenti e di Denis Bordignon per l'Associazione Urban Center Bassano, segue un ulteriore giro di domande e risposte. Che affrontano, ma ovviamente non esauriscono, i diversi aspetti della complessa e dibattuta tematica.
Al termine delle tre ore filate di “Question Time”, Massimo Vallotto chiede al sindaco di rapportarsi con Fondazione Cariverona per chiedere di spostare al 31 marzo 2016 - scadenza entro la quale il Comune dovrà dire che cosa vuole fare - anche il termine per il “sì o no” al proseguimento del cantiere del Polo Museale. “Non è possibile”, ribatte Poletto. “Se c'è quel dialogo che dite di avere con la Fondazione, invece sì”, controbatte Vallotto. Spostando i termini, ci sarebbe anche il tempo per sentire il parere della città, con un sondaggio-referendum come nel caso delle Torri di Portoghesi.
“Ma che senso ha - conclude il presidente del Museo dell'Automobile - se la città non è informata? Mobiliteremo tutta la città che chiede di poter parlare ancora.”
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