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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Politica

20 punti di sutura

Il Movimento 5 Stelle, sul blog di Beppe Grillo, lancia i “20 punti per uscire dal buio”. Intervista a Francesco Celotto, candidato al Senato per M5S: “Sono l'ossatura di un programma più vasto che può risolvere molti problemi del Paese"

Pubblicato il 13-02-2013
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“Riprendiamoci l'Italia”. Firmato: Beppe Grillo. La web-lettera agli italiani del leader del Movimento 5 Stelle, pubblicata da alcuni giorni sul suo blog (www.beppegrillo.it/2013/02/lettera_agli_italiani.html), rappresenta probabilmente il manifesto definitivo, in vista del voto per le elezioni politiche, del trascinatore del M5S che in queste settimane sta riempiendo le piazze d'Italia (Vicenza compresa) con il suo Tsunami Tour. In calce al documento, sono riportati i “20 punti per uscire dal buio”: se vogliamo - e almeno nelle intenzioni del Movimento -, 20 punti di sutura per ricomporre le lacerazioni del sistema-Italia.
“I 20 punti sono fondamentali, sono l'ossatura di un programma molto più vasto che se fosse applicato solo in parte risolverebbe molti problemi del Paese.” Chi lo afferma è Francesco Celotto, portavoce del Movimento 5 Stelle Area Pedemontana Veneta e candidato bassanese al Senato per M5S.

Francesco Celotto, candidato al Senato col Movimento 5 Stelle (foto Alessandro Tich)

Celotto, ci fa un esempio del perché i 20 punti del M5S potrebbero farci “uscire dal buio”?
“Prendiamo ad esempio il punto 2: “Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa”. Le PMI sono uscite dal dibattito nazionale, eppure rappresentano il 95% delle imprese italiane, danno lavoro a circa 10 milioni di persone e contribuiscono per quasi il 50% al PIL nazionale. E' una realtà che deve essere al centro di una agenda politica, di qualsiasi partito. Il Movimento 5 Stelle non guarda ai proclami, ma ai fatti. E per le PMI ha delle proposte molto precise. Innanzitutto eliminare l'IRAP, un'imposta che colpisce i costi aziendali anche delle imprese in perdita. Poi eliminare gli studi di settore: sono stati concepiti anni fa, quando la situazione economica era molto diversa. Va rivisto il sistema. Va inoltre garantita un'effettiva IVA per cassa: e cioè si paga l'IVA nel momento in cui la fattura viene incassata. Questo già esiste, ma entro un anno, anche se la fattura non è stata incassata, l'IVA bisogna comunque pagarla. Bisogna invece che il Fisco faccia pagare l'IVA solo per le fatture effettivamente incassate. Un'altra misura è quella di detassare le aziende che assumono persone, soprattutto under 35, a tempo indeterminato. Col 36% di disoccupazione, c'è bisogno di incentivare il lavoro. Proponiamo ancora un sistema di investimenti per le aziende secondo il modello francese: in Francia hanno costituito una BPI, ovvero banca pubblica d'investimento, con 40 miliardi di dotazione per investimenti a favore delle piccole e medie imprese. E poi la tutela del Made in Italy, che va riconosciuto soltanto a chi effettivamente produce in Italia, e non a chi produce all'estero e in Italia confeziona solamente i prodotti.”

Qualche altro punto forte del programma?
“Un altro punto importante è la semplificazione dello Stato. Le province vanno tolte, tutte, mantenendo solamente le aree metropolitane delle grandi città. Il nostro programma lo prevede. Oggi le province costano 7 miliardi. Esclusi i costi di gestione per le strade e per le scuole, eliminandole si recuperano circa 3 miliardi tra costi generali e del personale. Il personale provinciale può essere riutilizzato negli enti locali, per permettere agli uffici pubblici di dare servizi in orario continuato. I Comuni al di sotto dei 5000 abitanti non hanno senso di esistere, vanno accorpati. Sono anche questi piccoli risparmi. Lo Stato va semplificato, snellito.”

Mi spieghi un attimo il punto 6 del programma: “Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni”...
“Il principio del “politometro” è che i politici devono mettere online i dati sul loro patrimonio all'inizio del loro mandato. Se ad esempio un politico possiede tre case e alla fine del mandato ne possiede dieci, si va a vedere se il suo stipendio è congruo con l'acquisto di sette case. In questo modo si può verificare se l'aumento di patrimonio è frutto di arricchimenti illeciti oppure no.”

Voi volete anche “Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti”...
“Una TV di Stato libera dai partiti ci deve essere. Basta vedere i sondaggi televisivi taroccati di questi giorni. Bisogna inoltre tagliare i finanziamenti diretti e indiretti alla stampa, altrimenti si crea una casta di persone che vivono di questa malapolitica.”

Nei vostri 20 punti mettete al centro anche la Sanità e Scuola...
“Il punto 14 del programma di M5S prevede il “Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica”. L'ammontare dei tagli già effettuati e ancora previsti alla Sanità, dal 2010 al 2015, è di circa 30 miliardi. Questo significa che la Sanità veneta, che è una Sanità di eccellenza, non lo sarà più. Per non parlare dei tagli alla Scuola pubblica e dell'ulteriore taglio dei fondi per l'Università stabilito dall'ultima legge di stabilità. Le risorse per questi settori fondamentali vanno ripristinate.”

E per le opere pubbliche?
“Diciamo basta a opere inutili. Questo governo ha insistito molto sulla TAV, per la quale nel 2014-15 sono previsti altri soldi. E' inutile, non c'è più il traffico che giustifica la TAV. Per lo stesso motivo diciamo “stop immediato” alla Nuova Valsugana e alla Pedemontana, non servono a nulla. Il fatto che Monte dei Paschi di Siena ha asseverato il Piano Economico Finanziario della Valsugana dimostra una volta di più che le grandi opere nel Veneto sono trasversali, volute da tutto l'asse dei partiti rappresentati in Regione. Per il nostro territorio tutte le grandi opere, con lo scenario economico attuale e con i flussi di traffico attuali, vanno ripensate. Il punto gravissimo è che Valsugana e Pedemontana, ma anche altre opere come la Nogara-Mare e la Orte-Mestre, fanno tutte parte di quel sistema pericolosissimo che è il Project Financing, che vuol dire debito pubblico occulto.”

In che senso?
“Nel senso che queste strade sono fatte coi soldi dei privati. Peccato però, come abbiamo già detto in mille occasioni, che se il volume di traffico è inferiore a quello previsto, la Regione paga con un contributo pubblico per ripianare le perdite dei privati. E come si ripiana? Togliendo soldi ai bilanci della Sanità e dei Servizi Sociali, fondamentali in un momento di difficoltà come questo. E' un meccanismo molto pericoloso. Le quattro opere che interessano il Veneto costano oltre 15 miliardi: 10 miliardi la Orte-Mestre, 2,5 miliardi la SPV, 2 miliardi la Nogara-Mare e 750 milioni la Valsugana. Per la Valsugana sono previste 40mila macchine al giorno. Ma quando mai? Una delle prime cose che M5S farà con i suoi parlamentari sarà quella di andare subito a chiedere le benedette carte segrete della Pedemontana: il Piano Economico Finanziario e la Convenzione Economica. Lo faremo con le buone, altrimenti troveremo altre strade per farcele dare. Queste carte devono saltare fuori. E' un progetto che finanziariamente non sta in piedi.
Io non sono per il “no” a tutto. Abbiamo bisogno di una tangenziale da Bassano a Spresiano, o di altre soluzioni che impediscano al traffico pesante di attraversare il centro di Rosà o di Montebelluna. Qualcosa va fatto, sistemazioni e piccoli investimenti per migliorare la viabilità. Ma sventrare tutto, con il Project Financing che crea debito pubblico, assolutamente no.”

Cosa proponete ancora in tema di tutela e di vivibilità del territorio?
“Bisogna continuare da dove parte il Disegno di Legge Catania, proposto dal ministro Catania, che dice “stop” al consumo del suolo agricolo. Questa, per 5 Stelle, è una battaglia molto forte. L'Unione Europea impone il “consumo zero” del suolo entro il 2050, ma il 2050 è ancora troppo lontano. Dobbiamo cominciare a rivedere, soprattutto sul cemento, questo concetto di sviluppo. Le parole devono diventare fatti, per M5S la green economy è un punto inderogabile. C'è bisogno di rilanciare i centri storici: il Veneto ha già previsto il sistema dei crediti edilizi, ma viene usato molto poco. Gli strumenti ci sono, bisogna incentivarli. Moratoria assoluta sui centri commerciali: basta con queste strutture che non portano lavoro e non portano sviluppo. In una parola, non portano a niente. E abbiamo anche migliaia di case sfitte: dobbiamo trovare gli strumenti per favorire l'accesso alle abitazioni, ad affitti calmierati, a chi oggi si trova fuori da questo tipo di mercato.”

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