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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
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Pista Quattro Stagioni

Ciclopista del Brenta tra Valstagna e Pove: la sezione di Bassano di Italia Nostra si appella alla Regione e rilancia la proposta di mediazione tra il progetto della pista ciclabile e il mantenimento dell'attuale sentiero naturalistico

Pubblicato il 13-02-2017
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Un appello al governatore del Veneto Luca Zaia Zaia e una richiesta di incontro all'assessore regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti.
A lanciarli è la sezione di Bassano del Grappa dell'associazione Italia Nostra che riparte alla carica sulla questione del progetto della Ciclopista del Brenta “nel tratto compreso tra i comuni di Valstagna, Campolongo, Pove del Grappa, e più specificatamente sul tratto del Comune di Pove del Grappa”. E che dopo i due incontri svoltisi a Venezia il 24 gennaio e 31 gennaio scorsi, nei quali “non è stata trovata alla fine alcuna soluzione”, rilancia la sua proposta di mediazione.
Ovvero una soluzione “a metà strada” tra il progetto di una pista ciclabile, così come voluto e concepito dall'Unione Montana Valbrenta e dal Comune di Pove del Grappa, e l'istanza del mantenimento e miglioramento dell'attuale sentiero in riva al Brenta, rappresentata dal comitato Salviamo il Sentiero del Brenta e supportata da oltre 9000 firme raccolte a difesa del percorso naturalistico.

Uno scorcio dell'attuale Sentiero del Brenta nel tratto tra Pove e Bassano (foto Alessandro Tich)

Nel doppio documento trasmesso a Venezia, Italia Nostra fa innanzitutto le pulci ad alcune dichiarazioni degli amministratori locali.
“Recentemente - afferma l'associazione bassanese - tv e giornali hanno riportato alcune esternazioni del sindaco di Pove del Grappa e del presidente dell’Unione Montana Valbrenta che hanno affermato che sulla ciclopista passeranno “carrozzine con le mamme” e “disabili in carrozzina”!”
Ma il Nuovo Codice della Strada (art. 3, punto 39) definisce una “pista ciclabile” secondo le seguenti parole: “Parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi”.

“In altre parole - continua il testo - sulla pista ciclabile transitano esclusivamente le biciclette (velocipedi)!
 Ma allora se il sindaco di Pove del Grappa e il presidente dell’Unione Montana Valbrenta dicono che verrà realizzata solo una pista ciclabile, che cosa c'entrano le carrozzine con i bambini e le mamme, e ancor di più cosa c'entrano le carrozzine dei disabili sulla ciclopista?”
“Tre o forse più metri per una sede ciclabile, oltre a sconvolgere parte dell'antico e storico sentiero, risultano obiettivamente eccessivi per una Pista Ciclabile o Ciclo-pista o Percorso Ciclopedonale che dir si voglia - continua l'istanza trasmessa in Regione -. Ciò è tanto più comprensibile se si pensa che la stragrande maggioranza delle Ciclabili sia in città, sia lungo le strade, sia contigue a marciapiedi hanno al massimo una larghezza di circa 2 metri. Ciò vale soprattutto per i Percorsi Ciclopedonali o promiscui ubicati in aree a verde pubblico, in parchi, lungo argini di fiumi, in valli, in zone naturalistiche e/o storiche, eccetera.”
“
Cosa completamente diversa - si legge ancora nell'appello - è se parliamo di sentiero e di percorso ciclopedonale come ha cercato di fare la sezione di Bassano di Italia Nostra portando una proposta di mediazione tra le parti in causa durante l'ultimo incontro presso la Regione Veneto: da una parte gli amministratori locali che vogliono fare solo una pista ciclabile, e dall’altra l’Associazione Salviamo il sentiero del Brenta che rappresenta oltre 9000 cittadini che vuole mantenere migliorandolo il sentiero naturalistico attuale.”

“La proposta di Italia Nostra - rimarca l'associazione - è convergente e di mediazione civica tra le parti senza venire meno alla salvaguardia del sentiero ma lasciando il percorso come "sentiero ciclopedonale", mantenendo le sezioni attuali e usando un fondo naturale adatto alle bici e a tutte le persone svantaggiate e normali, sistemando i muri a secco esistenti sul lato monte e sistemando la riva lato fiume con integrazione di piante che tengono stabile l'argine, ma senza alterare l'argine attuale con interventi costosi e distruttivi del paesaggio con opere altamente impattanti quali i "massi ciclopici".”
Insomma: quanto proposto dalla sezione di Bassano di Italia Nostra è l'idea di una Pista Quattro Stagioni, che mette insieme tutti gli ingredienti della fruizione del sentiero naturalistico (ciclabile, pedonale e inclusivo) cercando di armonizzarne la “convivenza”.
Gli estensori dell'appello chiedono pertanto a Zaia e all'assessore De Berti “un atto di saggezza, di prudenza, di buon senso, di responsabilità affinché questo progetto venga rivisto alla luce delle istanze promosse da oltre 9000 cittadini veneti prima che l'esecuzione dello stesso comprometta inevitabilmente il sentiero del Brenta che è oggi un luogo straordinariamente ricco di biodiversità, di colori, luci, profumi e suoni che hanno stimolato l'osservazione e donato felicità alle moltissime persone che lo hanno frequentato”. In più all'assessore De Berti si chiede che “la Regione Veneto, attore del finanziamento e controllore di indirizzo politico ed amministrativo, chiami tutte le parti in causa ad un nuovo incontro per discutere serenamente la proposta che l'associazione ha fatto”.
Sintonizzate i decoder: la telenovela continua.

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