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E il Ponte si trasforma in passerella
Parata di politici sul Ponte degli Alpini per la manifestazione a sostegno dei “Sei Tribunali da salvare”. Il governatore Zaia: “Il Tribunale di Bassano è diventato per noi la nostra linea del Piave”
Pubblicato il 22 lug 2013
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Lunedì 22 luglio 2013: è il giorno in cui il Ponte di Bassano si trasforma in passerella. Un'autentica parata politico-istituzionale per la manifestazione che l'Ordine degli Avvocati di Bassano del Grappa e il comitato dei “Sei da salvare” (Tribunali di Bassano, Chiavari, Pinerolo, Tolmezzo, Lucera e Rossano), organizzano sul monumento-simbolo della città per lanciare l'ultimo grido - a soli 54 giorni dal 13 settembre, data dell'entrata in vigore della riforma della geografia giudiziaria - per il mantenimento dei Palazzi di Giustizia nelle rispettive città.
L'appuntamento, per tutti, è alle 10.30 davanti al Tribunale di via Marinali.
Facciamo la conta delle autorità presenti: assieme al presidente della Regione Luca Zaia e al sindaco Stefano Cimatti ci sono gli assessori regionali Roberto Ciambetti ed Elena Donazzan, la senatrice e già sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, la senatrice Rosanna Filippin, l'europarlamentare Mara Bizzotto, il consigliere regionale Nicola Finco, il portavoce della Provincia Dino Secco, l'ex onorevole Manuela Lanzarin in rappresentanza del suo Comune, oltre all'assessore regionale della Liguria Giovanni Boitano, al consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia Enzo Marsilio, a una buona rappresentanza dei sindaci del comprensorio e a uno stuolo di assessori e consiglieri comunali bassanesi.
Foto Alessandro Tich
E poi gli avvocati del foro bassanese, le delegazioni delle città dei “Sei da salvare”, i presidenti e referenti delle categorie economiche locali - Industriali, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna -, sindacati, dipendenti del Tribunale e del Comune, più il gruppo con le bandiere arancioni dei Giovani Democratici.
Un piccolo esercito molto variegato al suo interno che al “via” dato al megafono dall'avvocato e consigliere comunale Antonio Mauro si incammina, col governatore Zaia in testa, in direzione del Ponte. La partenza viene data con mezz'ora buona di ritardo rispetto al programma: salta pertanto il previsto giro nel cantiere della Cittadella della Giustizia - compiuto in precedenza dal solo presidente del Veneto con un ristretto seguito - e via tutti, a passo spedito, lungo via Matteotti e via Gamba per raggiungere la fatidica location sospesa sul Brenta.
A metà del Ponte Vecchio, punto prescelto per gli interventi della manifestazione, Cimatti e Zaia - affiancati da Filippin, Alberti Casellati e Mara Bizzotto - sono invitati a salire sul palco. Sindaci in prima fila (condivisa con fotografi e cameramen), tutti gli altri in ordine sparso.
A dirigere il traffico, nell'insolita veste di presentatrice e “cerimoniera” degli interventi in scaletta, la consigliera leghista e presidente del consiglio comunale Tamara Bizzotto. Un ruolo conquistato sul campo: l'organizzazione dell'evento, per gli aspetti di competenza del Comune di Bassano, è infatti in buona parte merito suo. “Tra un mese e mezzo - incalza la sempre più scatenata Tamara dando inizio alla manifestazione - i tribunali verranno chiusi con i catenacci. Questo vuol dire mettere le manette alla giustizia.”
“Stiamo vivendo un paradosso e un incubo - afferma il sindaco Cimatti -, con Vicenza che non ha gli spazi per trasferire gli uffici e il personale del Tribunale di Bassano e sta chiedendo a noi di dare gli arredamenti. Ringrazio il governatore Zaia per aver dato una visione veneta al problema, che non è un problema campanilistico di Bassano.”
Il tribuno Luca Zaia sa come infiammare il pubblico a parole, e non si smentisce neanche questa volta: “Quello che stanno facendo a Roma è un'indecenza totale - dichiara il governatore al microfono -. Questa non è la solita partita del solito comitato locale, ma come dice il sindaco c'è una visione veneta. Bassano è l'ottavo Tribunale del Veneto, che noi non consideriamo di serie B. Il Tribunale di Bassano è diventato per noi la linea del Piave. Se la misura è colma, noi andiamo ad occuparlo. La partita non finisce qui.”
Interviene anche l'arciprete abate mons. Renato Tomasi: “La comunità cristiana - dice - non è estranea a questo problema. E' un'occasione nella quale lo Stato, e la politica, può rafforzare sé stesso e la propria funzione nei confronti delle comunità locali, legata all'idea della sussidiarietà.”
Ma quando poi con lo Stato si ha direttamente a che fare, ecco che spuntano i famosi e impenetrabili “muri di gomma”. Ne sa qualcosa l'avvocato Francesco Savio, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Bassano, che da due anni sta facendo la spola con Roma sbattendo la testa contro “la burocrazia ministeriale, che non guarda nemmeno le carte”.
“Quello si cui contiamo - rimarca Savio - è che il gruppo che si è costituito con gli altri cinque tribunali da salvare ritiene che questa storia debba essere a lieto fine, perché rappresentiamo quei tribunali che il Parlamento italiano ha detto che non andavano cancellati. Non è costituzionalmente corretto che un Esecutivo stia disattendendo ciò che dice il Parlamento.”
Anche se, come ammette lo stesso Savio, “le notizie che arrivano in queste ore da Roma non sono buone”. Come apprendiamo a margine della manifestazione, c'è infatti maretta - in tema di modifiche alla riforma della geografia giudiziaria - da parte dei parlamentari del Pdl nei confronti proprio dei “Sei tribunali da salvare”, in quanto il loro salvataggio era stato inserito nel programma elettorale del Pd. L'attuale orientamento del Pdl guarderebbe al recupero di tutti i tribunali soppressi.
Ma Gabriele Trossarello - avvocato, sindaco del Comune di Moconesi nel genovese, promotore del comitato per il Tribunale di Chiavari e presidente del comitato “Sei da salvare” - non ci sta: “Il rischio - sostiene - è che la politica, per fini elettorali, ci dica: siete tutti uguali. Noi chiediamo meritocrazia, siamo i sei tribunali riconosciuti migliori e non perché abbiamo gli “amici”. Chi li “amici” ce li ha, si è già salvato. In settimana si va a decidere sulla questione. L'anno scorso il Parlamento aveva detto al Governo: ci sono 12 tribunali da salvare. Sei - Cassino, Caltagirone, Lamezia Terme, Sciacca, Paola e Castrovillari - sono stati salvati. Ora è il momento per la seconda parte dei correttivi, per cambiare la mentalità. E' l'ultima possibilità di far vedere che non si dà un 6 politico a tutti per fini elettorali.”
L'intervento di Trossarello è quello più applaudito, assieme all'appassionata testimonianza dell'avvocato calabrese Serafino Trento, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Rossano. “Ho fatto mille chilometri - afferma l'anziano professionista forense - per essere qui oggi assieme a voi.” Dalle sue parole, un esempio significativo dell'assurdità di alcuni aspetti della riforma: “Rossano ha 16mila sopravvenienze e 30mila processi pendenti. Ora per queste cause si dovrà andare a Castrovillari, che non ha strada, non ha ferrovia e non ha mezzi pubblici.”
Sul palco, oltre ai già citati, intervengono in tanti: dall'assessore ligure Boitano al consigliere friulano Marsilio, all'avvocato bassanese e rappresentante dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Roberto Pozzobon, a un'avvocatessa di Pinerolo che legge un messaggio del governatore del Piemonte Cota, ai rappresentanti di Tolmezzo e di Lucera, a una portavoce dei dipendenti del Tribunale di Bassano. Anche Luca Chenet - presidente di Confcommercio Bassano, escluso dalla scaletta degli interventi - dopo vibrate proteste, e a nome delle categorie economiche, riesce a dire la sua.
La necessità di salvare i sei tribunali viene proclamata all'unanimità, e formalizzata in un documento congiunto che viene consegnato ai parlamentari presenti.
E non manca il colpo di teatro finale: con la consegna simbolica al governatore Zaia di sei striscioni dei “Sei da salvare” - uno per ciascun tribunale - arrotolati e chiusi con un fascia nera, listata al lutto, con tanto di lucchetto e relativa chiave. La chiave servirà a togliere la fascia e a riaprire gli striscioni nell'auspicata ipotesi che la salvezza dei sei tribunali diventi realtà.
A proposito: e i comuni cittadini, invitati dai manifesti ad andare “tutti sul Ponte di Bassano per salvare il Tribunale”? Non pervenuti. Quasi tutte le persone intervenute nell'occasione hanno un ruolo politico, istituzionale, professionale oppure di rappresentanza. Sufficienti a riempire quasi la metà del Ponte: l'altra metà del monumento - come testimonia la nostra immagine nella photogallery correlata a questo articolo - è praticamente vuota. Ancora una volta, come già in altre manifestazioni a sostegno del Tribunale, la popolazione bassanese è la grande assente. In questo caldo lunedì mattina di luglio, la gente è al lavoro oppure in vacanza. Evidentemente qualcosa di più importante o di più interessante da fare.
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