Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 29-01-2021 20:07
in Il "Tich" nervoso | Visto 1.994 volte

Quando il nulla fa provincia

Da un'incredibile imprecisione sul web, lo spunto per rimarcare l'assoluta mancanza di leadership della città di Bassano nel territorio di riferimento

Quando il nulla fa provincia

La 'svista' nell'articolo sul web

La provincia di Bassano del Grappa? Esiste, eccome. Almeno a giudicare da un articolo pubblicato lo scorso 30 dicembre su un portale di informazione, di cui cristianamente non faccio il nome, che riferisce di un pauroso incidente stradale accaduto a Vedelago, in provincia di Treviso. Che Vedelago si trovi in provincia di Treviso lo scrivo io e lo sapete bene anche tutti voi. Eppure in quell'articolo di cronaca, intitolato “Paura nel vicentino: perde il controllo del mezzo pesante e travolge sei auto parcheggiate”, sta scritto testualmente così: “L'allerta è scattata intorno alle 23.30 di ieri, martedì 29 dicembre, a Vedelago in provincia di Bassano del Grappa.” Una provincia, a quanto pare, alquanto estesa dal momento che sul luogo dell'incidente sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Treviso e il conducente dell'autoarticolato “è stato trasferito all'ospedale di Castelfranco Veneto per accertamenti e approfondimenti”.
Ce ne sarebbe quanto basta per approfondire il tema dell'accuratezza delle notizie che vengono pubblicate sulla rete. Ma non è questo il focus delle mie considerazioni suscitate da quell'articolo, sul quale mi sono imbattuto per caso. È quella “provincia di Bassano del Grappa”, buttata lì dentro alla “membro del miglior amico dell'uomo” come se nulla fosse, che mi fatto accendere in testa una lampadina. E che ha improvvisamente risvegliato in me l'antico interesse per i mai riusciti tentativi istituzionali della nostra città, ripetutisi a più riprese dal ventennio fascista fino ai primi anni Duemila, di liberarsi dal giogo dell'appartenenza territoriale a Vicenza e di costituire una provincia tutta per sé.
La questione, definitivamente sepolta dal voto sfavorevole del consiglio regionale del Veneto del 20 ottobre 2005, quando il sindaco di Bassano era ancora Gianpaolo Bizzotto, è ormai relegata da una quindicina d'anni nei polverosi archivi della politica.
In tempi in cui si è persino arrivati alla prospettiva mai messa in atto di abrogare le province, l'argomento ha perso ogni contenuto di attualità e di opportunità.
Nelle sue versioni più extralarge, il progetto della provincia di Bassano del Grappa o delle sue varianti (come ad esempio la “provincia pedemontana di Bassano”) aspirava ad “inglobare” anche una parte dei comuni della provincia di Treviso fino al Piave, compresi alcuni comuni dell'area castellana (non Vedelago però). Da questo punto di vista, quindi, quel confusionario articolo di cronaca non è andato poi così tanto lontano dalla realtà.
Ma non se ne è fatto niente, per ragioni che sarebbe tempo sprecato riapprofondire. Riproporre oggi il disegno politico di Bassano provincia sarebbe impensabile.
Nel frattempo si sono fatti ciclicamente strada, ma senza mai approdare ad una minima concretezza, altri surrogati dell'anelito bassanese alla legittimazione della propria identità territoriale e al ruolo di città di riferimento di un comprensorio allargato: prima la cosa si chiamava “Area Vasta”, poi limitatamente alle ambizioni turistiche si è trasformata in “Territori del Brenta”, poi ancora si è chiamata “Smart City della Pedemontana”.
Adesso invece si parla di “Grande Bassano”, ultima versione della chimera bassanocentrica della presunta leadership del territorio di riferimento.
Si parla, perché se ne continua a parlare e basta. Se ne parla solamente perché manca l'elemento fondante di qualsiasi progetto di aggregazione istituzionalizzata del territorio: la leadership per l'appunto, che per definizione non è una qualità imposta ma un requisito riconosciuto. Dagli altri. Cosa sta facendo l'amministrazione di Bassano per accendere un faro illuminante sul comprensorio? In che modo si sta ponendo rispetto alle vicine amministrazioni di diverso colore politico? Al di là della stucchevole battaglia, per la verità ferma al palo, per il tribunale della Pedemontana, quali altre prospettive di respiro territoriale appartengono ai contenuti della programmazione comunale? Tutte questioni che, al momento, lasciano spazio ai soli punti interrogativi.
Per esercitare la leadership del territorio non basta presiedere la conferenza dei sindaci dell'Ulss n. 7. Serve offrire una visione più ampia di relazioni istituzionali e con questa avviare dei percorsi di condivisione politica, riferiti agli interessi territoriali comuni, dimenticando le tessere di partito. Ma questa, conseguentemente anche ai localismi generati dalla gestione dell'emergenza Covid-19, non sembra essere una priorità.
Ringrazio pertanto il collega che ha scritto quell'articolo su quel portale, collocando Vedelago in provincia di Bassano del Grappa. Perchè la sua svista, al di là delle facezie, mi ha permesso di elaborare un'associazione di idee su quella che potrebbe essere oggi la provincia di Bassano, anche se chiamata in altro modo, e che invece non è.
Sotto il profilo della continua ricerca del consenso, pensare in ottica comprensoriale non paga: l'orticello è sempre più fruttuoso della prateria. E allora finiamola, per cortesia, di riesumare periodicamente il sogno della “Grande Bassano”. Non è un'ambizione consona allo corde dell'amministrazione bassanese. È il nulla che fa provincia o, mutatis mutandis, è la provincia del nulla.

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