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La frittata è fatta. Ed è stata un capolavoro della cucina vicentina: due sindaci, informati da un terzo sindaco, che annunciano alla popolazione un grande evento che non avverrà mai.
Nella storia delle “fake news” pedemontane quella del presunto sorvolo delle Frecce Tricolori dopo la manifestazione di Thiene sui quattro Ossari della Provincia - compreso il Sacrario di Cima Grappa che insiste in territorio trevigiano ma che è sul culmine di un monte che ha un versante vicentino -, e per di più con un passaggio della PAN (Pattuglia Acrobatica Nazionale) sopra la città di Bassano, conquista di diritto il primo posto.
Di questa vicenda ho già scritto abbondantemente e ieri ne ho ricostruito tutti i passaggi, che alla fin fine si riassumono in un incredibile malinteso all’origine dell’informazione errata diffusa ai cittadini. Un difetto di interpretazione di cui il sindaco di Schio Valter Orsi, che ha capito male la notizia ricevuta da un generale dell’Esercito, comunicando a sua volta l’informazione “distorta” ai sindaci di Bassano del Grappa e di Asiago, si è assunto la responsabilità. Un’ammissione di colpa da parte di un primo cittadino che rappresenta un atteggiamento a cui, qui a Bassano, siamo poco abituati.
Fotocomposizione di Romano Zanon (da Facebook)
Sul bizzarro svolgimento di questa storia non c’è dunque più nulla da scrivere.
Ma ci ritorno ancora una volta - e per l’ultima volta - perché il “Caso Frecce”, al di là del suo interesse di cronaca ormai esaurito, rappresenta un interessante spunto di analisi e di riflessione sulle dinamiche dell’odierno mondo della comunicazione.
Un mondo che, volenti o nolenti, è dominato dai social media. Il che non significa che i social siano i depositari della verità. Anzi, tutt’altro: ma qui ci addentriamo in un discorso sul concetto di verità mediatica che è estremamente complesso e che in questa sede non è il caso di approfondire.
I post sui social dominano la scena perché arrivano prima degli altri mezzi di comunicazione - mediati dai giornalisti - e raggiungono più persone in molto meno tempo, indipendentemente dal loro contenuto. Lo si è visto proprio nell’episodio delle Frecce: l’annuncio del sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern sul proprio profilo Facebook in appena un’ora e mezza ha mobilitato, come mi ha riferito lui stesso, oltre 4000 persone che si sono subito riversate al Sacrario del Leiten per attendere il passaggio “delle 16.30” della Pattuglia che poi non sarebbe avvenuto, sostituito dal sorvolo di quattro cacciabombardieri. I quali però non sono le Frecce Tricolori e, nell’immaginario collettivo, non suscitano la stessa emozione. Per non parlare di Bassano, dove gli unici oggetti volanti identificati sono stati gli elicotteri della gara ciclistica che domenica pomeriggio si stava svolgendo in contemporanea. E la velocità della diffusione della notizia via Facebook è la stessa velocità con la quale il recepimento della notizia stessa, nel momento in cui si dimostra non veritiera, si trasforma in un’arena da corrida: e il passaggio immediato dalle stelle alle stalle è garantito.
I post di annuncio della Pattuglia che non c’è ad opera dei due sindaci di Bassano e di Asiago costituiscono un eclatante caso di studio sull’instabilità umorale del rapporto tra chi dà la notizia, utilizzando i canali social, e chi la riceve.
È una caratteristica insita nella natura della Rete. In televisione puoi raccontare anche cose non vere riguardo a una notizia: tanto non hai nessuno che ti può replicare. Sul web invece no: nel momento in cui la comunicazione resa non corrisponde a verità, il re diventa nudo nel giro di una frazione di secondo. L’inesorabile parabola ascendente e discendente del messaggio errato diffuso alla popolazione sul presunto sorvolo della PAN si traduce nel doppio volto delle reazioni e dei commenti degli utenti, corrispondenti ai due momenti dell’attesa sperata e dell’attesa delusa. Un dietrofront che in un amen ha mutato la pioggia di “like”, i commenti positivi e gli emoji con gli applausi del primo momento in una spietata sequela di sarcasmi, lamentele, proteste e anche vituperi.
Frecciate Tricolori.
Gran parte dei commenti di disapprovazione - e mi fermo solamente a quelli di Bassano - sono riferiti al mancato appuntamento, alla presa in giro per i cittadini, alla “figuraccia” o anche “figura di m...” rimediata e all’inattendibilità della fonte, portando qualcuno a lamentarsi per la mancata rettifica in corso d’opera e a bollare la pagina Fb della Città di Bassano come “una pagina inutile come una scatoletta di tonno vuota”. Una staffilata in sintonia con un altro utente che definisce la pagina Facebook comunale “banale, mal composta e superficiale”, che “riflette il palcoscenico del Comune, purtroppo”. L’affidabilità di centinaia di post del Comune di Bassano viene così annullata in un battibaleno, quasi risucchiata dalle spirali del giro della morte, una delle spettacolari manovre acrobatiche delle Frecce Tricolori.
Ma c’è anche chi, come sempre accade, esagera nei toni o deborda fuori tema, cogliendo lo spunto della clamorosa fake news per sparare a zero sull’“ennesima favola di questa amministrazione” o per sentenziare, a caratteri tutti maiuscoli: “ENNESIMA BUFFONATA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE, RIDICOLI, CON UN CAPO INESISTENTE!!”. “Dio perdona...io no!”, era il titolo di un famoso spaghetti-western degli anni ‘60. Chi pubblica qualsiasi cosa su una pagina social, a maggior ragione su un canale istituzionale, relativamente ai propri utenti deve ricordarselo.
Sapete bene che io non sono mai stato tenero nei confronti dell’amministrazione Pavan, che non ha ancora tolto l’hashtag dal #SiCambia, continuando a relegare il cambiamento alla sfera del virtuale e che ancora oggi presenta delle importanti lacune da colmare.
Ma mi colpisce il pesante attacco nel web subito dal sindaco in questa occasione nella quale Elena Pavan, assieme al sindaco di Asiago Rigoni Stern, è rimasta “vittima” di una svista altrui, dando il via suo malgrado ad un incolpevole concorso di colpa.
E colpiscono ancor di più le reazioni al successivo post dell’amministrazione, pubblicato domenica sera, nel quale vengono espresse le scuse “per aver informato sul passaggio, poi non avvenuto, delle Frecce Tricolori”, dal momento che “così eravamo stati informati dal Comando dell’Aeronautica Militare ma evidentemente è successo qualcosa”.
“Domani - conclude il post - chiederemo spiegazioni sull’accaduto e ne daremo riscontro per un disguido che abbiamo, anche noi, subito. A tutti coloro che ci seguono porgiamo le nostre scuse.” Riscontro che, in data di oggi e nel momento in cui sto scrivendo, non è ancora arrivato. Ma nel momento in cui arrivasse, non potrà che confermare quanto ho già scritto ieri nel mio articolo “Una storia di Frecce e di Orsi”.
Il fatto è che di fronte a un errore che può umanamente accadere, per quanto abbia “rovinato” la domenica di migliaia di persone, non bastano più neppure le scuse.
Il tono dei commenti al secondo post del Comune è infatti tutto, fuorché di accettazione del mea culpa pavaniano. Ci sono i super-esperti di voli militari e i professionisti del senno di poi che rinfacciano all’amministrazione di non aver valutato che “su Bassano c’era già troppo traffico aereo con gli elicotteri dei ciclisti”, che “queste non sono esibizioni che si improvvisano” e che “le Frecce Tricolori non potevano fare un sorvolo sopra i sacrari come da voi comunicato, per motivo di rifornimento dopo l'airshow di Thiene” (informazione giusta, come da conferma da me ricevuta dall’Aeronautica Militare). Ma c’è anche chi rimprovera ai nostri governanti cittadini di “non aver capito un cavolo” o di essere stati “maleducati” per “non aver risposto su questa pagina a tutti coloro che chiedevano informazioni dalle 16.40 in poi”. E non manca l’utente in versione sgridata definitiva: “La prossima volta NON bisogna interpretare una notizia, ma informarsi da organi ufficiali di cosa, e come, così sono state illuse moltissime persone in attesa di vedere il sorvolo sopra i 4 sacrari.”
E meno male che si trattava di un post di scuse.
Insomma: le Frecciate Tricolori non sono ancora rientrate alla base di Rivolto.
Per Elena Pavan è meglio dimenticare in fretta e furia questo incidente di percorso e profondere il massimo impegno - in pensieri, parole e soprattutto opere - nei confronti di un altro tricolore: quello della sua fascia.
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