B.

Luigi MarcadellaLuigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it

Imprese

Solidarność

Bassano Solidale, colosso del mondo cooperativo guidato da Valentino Chemin, chiude il 2021 con un bilancio di 13 milioni euro

Pubblicato il 14-04-2022
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B.

Un pezzo importante dell’economia bassanese è rappresentato dal mondo che ruota attorno al terzo settore. Bassano Solidale è un colosso locale che il prossimo 28 aprile approverà un bilancio, quello del 2021, che si aggira attorno ai 13 milioni di euro. E’ il quarto datore di lavoro più rilevante del bassanese (dopo l’ULSS7 e il Comune), secondo del settore privato dopo la Baxi, con 545 dipendenti a libro paga. Fondatore e presidente della cooperativa sociale più grande del vicentino è Valentino Chemin, dal 1990 al 1995 assessore all’Urbanistica nella giunta di Gianni Tasca, poi consigliere comunale fino al 2000, democristiano di sinistra (ma di “area Fabris” come lui si definisce), ed infine tra i sostenitori dell’allora Ccd di Pierferdinando Casini. Nata nel 1997, Bassano Solidale oggi è un conglomerato che si occupa di centri diurni, assistenza domiciliare, servizio pasti e pulizie.
L’anno scorso ha incorporato la cooperativa “Giorni Nuovi” di Quinto Vicentino e ha allargato il proprio business anche al comparto della lavanderia.

Valentino Chemin (Bassano Solidale)

«Non troviamo personale specializzato, questo è il nostro grande problema. Abbiamo già avuto contatti per impiegare anche personale in arrivo dall’Ucraina, ma ci sono difficoltà burocratiche, servono i permessi di soggiorno. Per i professionisti sanitari si aggiunge inoltre il problema dell’equipollenza dei titoli di studio. Un medico ucraino mi ha detto che sarebbe disposto a fare qualsiasi lavoro, ma noi abbiamo bisogno come il pane proprio di infermieri e medici».

Presidente Chemin, facciamo un passo indietro: da politico ad amministratore nel mondo della cooperazione.
«Ho gestito il Piano Regolatore di Bassano in piena Tangentopoli, in un momento direi incandescente, in Regione da un mese all’altro parlavi con un assessore diverso ogni volta. Con quel clima, fino a metà anni Novanta, non era semplice fare attività amministrativa. Bassano Solidale è nata quasi per caso. Carlo Bianchin, grande assessore bassanese al Sociale, mi consigliava spesso di occuparmi di questi temi per capire meglio la politica. Finita l’esperienza amministrativa, con un gruppo di amici, tra cui proprio Gianni Tasca, abbiamo trovato una prateria per fare qualcosa di buono per gli altri, che è pur sempre una forma di impegno politico».

Si trova bene in questa veste?
«Chi si occupa di welfare deve avere una grande passione per i rapporti umani. Ho cercato di portare una logica aziendalistica nell’organizzazione di Bassano Solidale: non si cerca certo il profitto, ma le attività devono tenersi in piedi da sole ed essere efficienti».

Parliamo di numeri allora. Ormai siete un conglomerato che fa sempre più cose e che “pesa” 13 milioni di euro.
«Il 2021 è stato ancora un anno contrassegnato dal Covid, abbiamo fatto circa 200 mila in più di fatturato rispetto al 2020, nonostante la riduzione del servizio nei centri diurni e nelle mense scolastiche. Lo scorso anno abbiamo acquisito la cooperativa “Giorni Nuovi” che ci ha aperto al mercato delle lavanderie. Ormai questo segmento vale per noi quasi 800 mila euro ed è destinato presto a superare il milione. Chiuderemo il bilancio con un utile di circa 150 mila euro che andrà a riserve».

Siete ormai un big anche per l’offerta di lavoro.
«In due anni abbiamo aumentato del 12% la forza lavoro, da 487 a 545 dipendenti. Potremmo fare ancora di più ma come dicevo non troviamo personale. Siamo costretti a rinunciare ad appalti e a nuovi lavori».

Il Covid ha mai messo sotto stress la vostra gestione finanziaria?
«Per fortuna siamo solidi e liquidi, negli anni abbiamo fatto tesoro dei fondi che postavamo a riserve. Proprio questo buon cuscinetto ci ha permesso di non indebitarci. Anzi ci ha permesso di avere liquidità per fare un piano di investimenti di oltre 800 mila euro in macchinari tecnologicamente avanzati».

Dove sono oggi i maggiori centri di costo in una cooperativa con questa taglia?
«Siamo un’anomalia del mondo delle cooperative. Facciamo il 90% del business praticamente in un raggio di 50 km. I servizi più lontani sono dedicati a pochi enti religiosi. Per esempio gestiamo l’infermeria dei frati dell’Antoniano di Bologna. E’ un grande punto di forza avere una base locale, localissima, proprio perché si abbattono tutti i costi di gestione».

In che modo è cambiata la domanda di welfare dall’inizio della pandemia?
«Seguiamo la demografia di una città ormai vecchia. L’anziano ha sempre più bisogno di domiciliarità. Oggi vuole stare a casa il più a lungo possibile, anche le famiglie lo preferiscono. Il futuro vedrà crescere le residenze protette per anziani, sicure, comode, con tutti i comfort. Il nostro condominio solidale di via Ognissanti sarà il primo di una lunga serie».

Quindi è qui che andrete ad investire?
«Sì, entro l’anno partiranno altre esperienze simili in provincia di Vicenza. La nostra ex sede di via Fontanelle, che è di proprietà, ha i requisiti giusti per diventare un condominio solidale».

Progetti in rampa di lancio?
«A Bassano apriremo un moderno ambulatorio-palestra per la riabilitazione cardiologica».

Avete più bisogno voi della politica locale o la politica di voi?
«Il rapporto tra Bassano Solidale e l’amministrazione comunale è storico e non ha mai guardato ai colori politici. Collaboriamo con tutti, ma senza volere apparire presuntuoso, negli anni sicuramente abbiamo risolto più problemi noi al Comune…».

Domanda maliziosa: si dice che siete talmente presenti nella vita sociale bassanese da essere diventati un centro di potere di cui bisogna assolutamente tener conto. Mi hanno detto che siete come la Comunità di Sant’Egidio.
(… risata fragorosa) «In nessun comune del Veneto l’assistenza domiciliare si fa come da noi 365 giorni all’anno, Pasqua, Natale e Capodanno compresi. In genere da altre parti si fermano al venerdì pomeriggio. Altro che potere, se chiudessimo domani sarebbe un bel problema penso».

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