Ultimora
Attualità
27 giu 2026
Caldo record sulla Pedemontana: attese massime fino a 40 gradi nel fine settimana
Geopolitica
27 giu 2026
Il Pentagono presenta una nuova richiesta di fondi per la guerra contro l'Iran
27 Jun 2026 20:08
Venezia: dal Lech Poznan arriva Lisman
27 Jun 2026 16:25
Francesca Michielin ha sposato Davide Spigarolo, poi giro in Vespa
27 Jun 2026 14:35
Al via nel Veneziano il Mirano Summer Festival fino al 18 luglio
27 Jun 2026 13:36
Donna aggredita nel Veneziano, uomo le getta addosso dell'acido
28 Jun 2026 09:44
Missili russi su Kiev, udite esplosioni nella capitale
28 Jun 2026 09:30
L'emergenza caldo per 193 milioni di europei, il picco lunedì
La guerra senza fine di Toni Capuozzo
Due giornalisti a confronto: Toni Capuozzo e Francesco Borgonovo si confrontano sul tema della guerra nel libro “Guerra senza fine” tra dialoghi, articoli e interviste
Pubblicato il 25 mag 2023
Visto 4.722 volte
Si conclude con l’intervento di Toni Capuozzo la rassegna “Il maggio dei libri” organizzata dalla Fondazione Aida nell’Auditorium Vivaldi a San Giuseppe di Cassola.
Il reporter di guerra Toni Capuozzo ha attirato moltissime persone a teatro.
Il giornalista è noto al grande pubblico per i reportage sulle guerre più sanguinose del mondo e per aver condotto programmi televisivi in Mediaset come “Terra” e “Mezzi Toni”. All’attivo 13 libri e 25 premi giornalistici.
Toni Capuozzo, reporter di guerra
Com’è cambiato il modo di raccontare una guerra?
Che cosa significa nascere in un confine?
E sollevare dubbi sugli episodi di Buča?
Non significa schierarsi, ma saper raccontare una guerra. Le mie domande hanno trovato risposta in questa intervista.
Lei è entrato nelle case degli italiani come reporter di guerra: dall’ex Jugoslavia, ai conflitti in Somalia, Medio Oriente, Afghanistan e non ultima l’Unione Sovietica. Aveva un punto di osservazione spesso vicino a luoghi pericolosi. Come ci si prepara emotivamente?
Non si è mai preparati davvero. La guerra anche se ha segnato l’umanità è una condizione innaturale perché è un momento in cui, quello che è vietato e moralmente sancito in tempi pace, diventa la norma: uccidere ed essere ucciso. Temo che nessuno si abitui mai fino in fondo, neppure i combattenti. Le lapidi parlano di eroi, in realtà la guerra è solo una condizione innaturale dell’uomo.
Quale è stata per lei la guerra più difficile da raccontare?
Quella dei Balcani, perché era in Europa. Avevo già coperto guerre in America Latina, Africa, Medio Oriente però erano lontane.
Questa era sotto casa.
Infatti, credo ci sia differenza nel raccontare una guerra vicina, da una che si svolge in territori remoti.
Sì, perché in luoghi lontani sei protetto dalla distanza. La gente è in pena lo stesso. Ma la famiglia è al sicuro e il tuo paese continua a vivere tranquillo.
La Jugoslavia era a un’ora di volo dall’Italia.
Lei ha dichiarato che le notizie che provengono dal fronte sono spesso distorte. Quanto la propaganda pesa su un conflitto?
La propaganda c’è sempre. Pesa molto, soprattutto adesso. Un tempo le cronache della guerra arrivavano dopo giorni, oggi sono materia per il telegiornale, ogni giorno.
In “Guerra senza fine” lei si confronta con il giornalista Francesco Borgonovo sul tema della guerra tra dialoghi, articoli e interviste. Due generazioni che dialogano. Qual è la caratteristica che non vi accumuna.
L’esperienza. Facciamo due lavori molto diversi. Io l’inviato lui ha ruoli dirigenziali. Lo ritengo un bravo giornalista e un grande opinionista. È la natura del lavoro ad essere diversa, ma è stato interessante il confronto.
Possiamo affermare che lei è figlio della guerra.
Pensi alla mia generazione. Sono nato nel 1948 a ridosso del confine orientale italiano. Siamo cresciuti con l’eco della guerra anche se i miei genitori non me la raccontavano. Le dico che mia madre chiudeva la porta della cucina quando gli argomenti si facevano troppo pesanti per noi bambini. Quando ero piccolo non c’era la correttezza politica, ci si insultava con facilità. Per noi “scemo di guerra” era un’offesa che rientrava nel nostro vocabolario. Oggi i ragazzi non saprebbero definire di cosa stiamo parlando. Per fortuna. aggiungo. Siamo la prima generazione che è diventata vecchia senza aver visto una guerra e dovremmo essere grati ai nostri genitori, ai nonni, alle classi politiche che hanno segnato la storia di questa Repubblica. Ora è difficile parlare di guerra a persone che non sanno cosa sia e cosa significhi avere dei “vuoti” in una generazione. Ed è una fortuna, guai lo sapessero.
Nell’intervista che ha lasciato a Francesco Borgonovo ha toccato molti temi, uno fra tutti il confine. Essendo nato e cresciuto in una terra di confine come il Friuli, che cosa rappresenta per lei il confine.
Il confine mi ha accompagnato per tutta l’infanzia. Andavo a trovare mia nonna a Trieste prima che fosse riammessa all’Italia e il confine era Monfalcone. Ricordo che mi controllavano i documenti e avevo una miriade di timbri nel mio passaporto. Poi ho testimoniato il giorno in cui hanno alzato le sbarre. Si era perso l’incantesimo del controllo, del passare “dall’altra parte”. Con la nostra Fiat 127, al di là del confine, facevamo benzina e compravamo la carne, costava tutto meno. Questa storia mi ha insegnato che l’impossibile può succedere.
Nel suo libro “Guerra senza fine” indaga le ragioni della guerra in Ucraina. Qual è l’ipotesi più tranquillizzante per noi, secondo lei?
Non esiste. È un conflitto dove usciamo tutti perdenti. L’idea stessa di un Europa che arrivi fino agli Urali, di un'Europa che ama una politica indipendente da quella di Washington. Temo che ci troveremo ad avere una specie di Medio Oriente al centro dell’Europa.
Nel suo giudizio ha usato la prudenza prima di ogni cosa. Non le è mai mancata la buona abitudine di verificare le fonti e di farsi domande. Per esempio, quando ci fu il caso di Buča e i crimini di guerra commessi dall’esercito russo, lei fu uno degli unici a dire che prima di trovare un colpevole bisognava verificare i fatti.
La verità è che su Buča ho sollevato dei dubbi sulle fosse comuni perché so bene cosa sono. Ho sollevato dei dubbi sui morti a favore di telecamera sulla strada. La mia convinzione, ancora oggi, è che lì ci siano stati massacri da parte dei russi e rappresaglie da parte degli ucraini, molti dei quali erano considerati collaborazionisti. Quell’episodio ha rappresentato il giro di boa: i russi hanno sorpassato il segno. Lo dico sulla base dell’esperienza. Come successe in Kosovo. Vennero ammassati 41 morti nella stessa piazza raccolti in un territorio esteso. Fa fa più effetto di tre, due o quattro dispersi. Ed è quello cha ha deciso l’intervento della Nato, all’epoca.
Ogni guerra ha avuto i suoi “casus belli”, montato ad hoc per indignare spingere, giustificare.
Scopri di più su questi argomenti
New
Notizie flash sul tuo smartphone
Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.
Più visti
Attualità
22 giu 2026
Bassano sotto le stelle, cinque mercoledì di eventi per riaccendere il centro storico
Visto 20.196 volte
Geopolitica
23 giu 2026
Il ruolo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Iraq e nel Golfo
Visto 18.202 volte
Attualità
22 giu 2026
Nel palazzo del Municipio apre la "Baby Little Home": uno spazio per l'allattamento in centro storico
Visto 17.950 volte
Attualità
25 giu 2026
Bassano cambia volto: 50mila metri quadri in trasformazione
Visto 17.548 volte
Magazine
22 giu 2026
Sguardi e visioni d'autore, attorno a Villa Angaran San Giuseppe
Visto 10.449 volte
Attualità
26 giu 2026
Due candidature per un solo posto: il paradosso veneto verso la Capitale della Cultura 2029
Visto 8.807 volte
Attualità
08 giu 2026
«Rispondiamo a un impegno assunto con i cittadini»: Nicola Finco dà il via al piano per la spiaggetta
Visto 23.542 volte
Politica
11 giu 2026
Comunicazioni politiche sui canali dei Quartieri, Pietrosante attacca "È il Momento"
Visto 21.576 volte
Politica
15 giu 2026
Conti della Polizia Locale e tessere contese, Pietrosante gela FdI: «Con Giangregorio tempo perso»
Visto 21.308 volte
Attualità
09 giu 2026
Don Andrea Guglielmi lascia Bassano: il saluto della città all’abate del dialogo
Visto 21.200 volte
Politica
09 giu 2026
Bassano, la minoranza porta in Consiglio il caso della ciclopista del Medoaco: "Mancano i 600mila euro"
Visto 21.122 volte
Attualità
17 giu 2026
A Bassano l'ultimo viaggio nello sguardo di Sebastião Salgado
Visto 20.773 volte
Attualità
20 giu 2026
La Ciclopista del Canale Medoaco slitta al 2027: nuovo progetto da 1,2 milioni di euro
Visto 20.549 volte
Geopolitica
11 giu 2026
Lo Stretto di Malacca: uno dei colli di bottiglia più importanti al mondo
Visto 20.519 volte
Attualità
18 giu 2026
La grande estate di Bassano: sei notti mondiali nel polmone verde della città
Visto 20.466 volte