Veronica Bizzotto

Veronica Bizzotto
Contributor
Bassanonet.it

Salute

Anoressia e Disturbi Alimentari

La crescita di un fenomeno invisibile e la mancanza di supporto istituzionale

Pubblicato il 01 apr 2025
Visto 4.982 volte

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L’ossessione per il peso e il controllo calorico può iniziare in modo subdolo, con una semplice dieta o la voglia di perdere qualche chilo.
Tuttavia, per molte persone, questa tendenza si trasforma in una spirale senza fine, in cui il numero sulla bilancia diventa un'ossessione e il cibo un nemico.
Diete estreme, esercizio fisico compulsivo e pratiche pericolose come le docce fredde per bruciare calorie in più sono segnali di un problema profondo che spesso passa inosservato fino a quando non è troppo tardi.

Gruppi "ana-coach" su Telegram, promotori della cultura anoressica.

Sul web, e in particolare su Telegram, proliferano gruppi chiusi dove individui anonimi si presentano come "ana-coach", veri e propri promotori della cultura anoressica.
Questi soggetti spingono adolescenti e giovani adulti a seguire regimi alimentari estremi, come diete liquide o digiuni prolungati, con un apporto calorico giornaliero di appena 500 calorie.
Si tratta di una rete pericolosa, che invece di aiutare chi soffre di disturbi alimentari, alimenta il problema, isolando ulteriormente chi vi entra.

Anoressia: Una Malattia Mentale, Non Solo un Problema di Peso
Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’anoressia e gli altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) non sono solo una questione di peso. Solo il 9% delle persone affette da anoressia è clinicamente sottopeso al momento della diagnosi. La vera natura di questi disturbi è psicologica: sono malattie mentali complesse che si insinuano profondamente nella psiche di chi ne soffre, compromettendo la loro capacità di valutare il proprio corpo e il proprio rapporto con il cibo. Queste patologie, spesso definite "multifattoriali", necessitano di trattamenti personalizzati e di lunga durata, con il supporto di specialisti come psicologi, dietisti e psichiatri. Il problema, però, è che l’accesso a queste cure è limitato, e il sistema sanitario italiano non garantisce un supporto adeguato.

Il Fallimento del Sistema Sanitario: Cure per Pochi
Nonostante l’aumento dei casi di disturbi alimentari, con una diffusione sempre più trasversale per età e genere, il sistema sanitario pubblico non riesce a fornire un supporto efficace. L’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del 30 dicembre 2024 ha nuovamente escluso i DNA dalle patologie coperte in modo strutturato dallo Stato. Questo significa che il trattamento per queste malattie è rimesso alla disponibilità economica delle singole regioni e alle strutture pubbliche già presenti, che spesso sono insufficienti.
Un esempio è quello di Bassano, dove l’associazione “Amici di Paola Marcadella”, nata nel 2002 dopo la morte di Paola per anoressia nervosa, si batte per garantire un supporto ai malati.
Ma senza un'adeguata copertura finanziaria, le strutture pubbliche non riescono a garantire percorsi di cura efficaci e continuativi, fondamentali per la guarigione da una malattia mentale.
I tempi di attesa per ottenere supporto nelle strutture pubbliche sono lunghissimi, rendendo ancora più difficile intervenire in tempo per evitare la cronicizzazione della malattia.
Questo porta molti pazienti a rivolgersi al settore privato, dove i costi sono proibitivi: una seduta da uno psicologo esperto in DNA può arrivare a 100 euro, e non è sufficiente un solo incontro mensile per affrontare il problema.
Affidarsi a un team multidisciplinare composto da psicologo, dietista e psichiatra diventa quindi un privilegio per pochi.

Un Urlo Silenzioso: Chi Sente il Grido di Aiuto?
L’anoressia e gli altri disturbi alimentari non sono scelte, così come non lo è il cancro.
Sono malattie serie che, se non trattate, possono essere fatali.
Tuttavia, nel silenzio delle istituzioni e con fondi sempre più ridotti, sempre più persone si ritrovano abbandonate a combattere da sole.
L’urgenza di un intervento sistemico non è mai stata così alta: garantire un’assistenza accessibile e tempestiva non è solo un dovere etico, ma una necessità per salvare vite.

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