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Da verde a rosso
Possibili conseguenze e reali necessità relative al cambiamento della destinazione d’uso delle superfici pubbliche, soprattutto se riguardanti aree verdi con valori ambientali e urbanistici necessari all’interno del contesto urbano bassanese
Pubblicato il 20 set 2017
Visto 4.086 volte
Come sempre le amministrazioni hanno da fare i conti con uno stato economico in perenne carestia, quindi (di necessità virtù) la gestione urbanistica è da tempo in mano alle istituzioni private. Un concetto non forzatamente negativo, ma dove l’immagine diventa spesso più importante del bene comune.
Da verde a Rosso, si potrebbe dire in questo caso, tornato recentemente alla ribalta. Una delle tante euforiche idee, uscite dalla mente e dalla bocca di un conosciuto bassanese, parla di un possibile progetto riguardante il brolo del Palazzo Bonaguro, ad oggi area verde pubblica.
Per chi conosce l’area, è facilmente attestabile come la sua recente riqualificazione si sia rivelata, almeno parzialmente, fallimentare. Un parco poco frequentato, non certo ricco di elementi attrattivi. Ma con un ruolo fondamentale, quale elemento di sfondo paesaggistico di un palazzo tra i più importanti del bassanese.
Siamo inoltre sicuri della vera necessità di questi nuovi servizi? Un abbandono delle aree parrocchiali limitrofe, già presenti e dotate in parte di essi. Uno sdoppiamento, che forse potrebbe portare a uno spostamento più che a un accrescimento della massa che ne fruisce.
Un aumento delle superfici di parcheggio. Forse utili, ma davvero necessarie? O solo effetto di una scelta istintiva e per semplice necessità di conseguenti standard urbanistici?
Un implicito aumento della cementificazione di territorio, più a larga scala, sempre più grigio e quindi sempre più impotente di fronte agli avvenimenti sia naturali che antropici, sia ordinari che straordinari: dagli allagamenti alle scosse, dalla qualità dell’aria a quella estetica della città.
Un teatro all’aperto per le manifestazioni, già presente all’interno e invidiato dall’esterno del centro storico; e che quindi comporterebbe una delocalizzazione del servizio da un’area sempre più colpita da questo fenomeno, a tutti i livelli funzionali della società.
È necessario che il verde vada preservato, non forzatamente a livello funzionale, quanto nelle sue caratteristiche virtuose. Ma, tornando all’inizio della storia, per chi dovesse credere il contrario, sappia comunque che il nostro Urbanista Mr. Diesel sì è messo fuori gioco da medesime situazioni già in altre occasioni. Ma sempre dopo aver aperto la bocca.
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