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E i profughi africani...vanno a studiare

L'Amministrazione di Bassano avvia un progetto di formazione per i dieci profughi fuggiti dal Nordafrica e rifugiati in città. L'attività formativa sarà curata da personale del Comune e della S.I.S.

Pubblicato il 05 set 2011
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Sono arrivati lo scorso maggio e sono ancora tra noi.
Parliamo dei dieci profughi africani - di cui otto del Mali e due di nazionalità ghanese - accolti dal Comune di Bassano del Grappa dopo la loro fuga dalla Libia, Paese in cui lavoravano, e il conseguente sbarco a Lampedusa sui barconi della disperazione.
Un'accoglienza che, a quanto pare, perdurerà ancora nel tempo e che rende necessari ulteriori provvedimenti per permettere ai rifugiati di rendersi utili alla comunità che li ospita.

Per i dieci profughi ospitati a Bassano previste 25-30 ore di attività formativa alla settimana

Dopo aver assicurato loro “una dignitosa sistemazione ed assistenza sociale e abitativa”, l'Amministrazione Cimatti ha ritenuto quindi di promuovere una serie di attività formative riservate ai dieci profughi presenti in città, allo scopo di favorirne l'inclusione nel tessuto del nostro territorio.
Lo scopo dell'iniziativa - come afferma una delibera approvata all'unanimità dalla giunta comunale - è infatti quello di “assicurare un adeguato inserimento dei profughi nella nostra società a tutti i livelli anche se in via transitoria, sia attraverso corsi di lingua italiana che con attività formativa ampia che consenta l'acquisizione di conoscenze relative al territorio ed ai suoi usi e costumi anche tramite l'espletamento di semplici attività pratiche”.
L'attività di formazione teorico-pratica sarà curata da personale del Comune e della S.I.S., per 25-30 ore settimanali e “senza alcun rimborso spese a carico del Comune, per un periodo da definirsi”.
Comune e S.I.S. provvederanno inoltre alla copertura “delle necessarie spese assicurative”.
Il progetto dell'Amministrazione comunale segue le indicazioni di una nota della Prefettura di Vicenza del 28 giugno 2011 “che prevede la possibilità di elaborare progetti formativi che promuovano il graduale inserimento degli stranieri richiedenti asilo nel mondo lavorativo e/o del volontariato sociale o di protezione civile.”

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