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A proposito di Arlecchino
Turismo e territorio: i numeri che non decollano, la promozione come “carenza maggiore” e Vicenzaè che “non serve a nulla”. La lettera in redazione di un addetto ai lavori dopo il nostro editoriale “Il turismo di Arlecchino”
Pubblicato il 12 ago 2014
Visto 4.058 volte
Abbiamo ricevuto una lettera via email in redazione da parte di un nostro lettore, Dario Del Fabbro, il quale - come scrive - si occupa di turismo da 30 anni e in particolare di accoglienza sul territorio, turismo giovanile e turismo sociale.
Ed è appunto il turismo - ovvero la ricerca della quadratura del cerchio per lo sviluppo dell'attrattività turistica del comprensorio bassanese - l'argomento su cui il nostro utente ha voluto dare il suo contributo, a seguito del nostro editoriale “Il turismo di Arlecchino” (editoriali.bassanonet.it/tich/17148.html) pubblicato il giorno seguente alla conferenza stampa del 25 luglio scorso che ha fatto il punto sul progetto di marketing territoriale “Territori del Brenta”.
In quel “Tich nervoso”, in particolare, sottolineavamo come i progetti di valorizzazione turistica locale, inseriti nel “tematismo” turistico della Pedemontana voluto dalla Regione Veneto, siano ancora in una fase di disorganico assestamento.
In altre parole, invece di una “regia unica” per arrivare all'istituzione del marchio d'area del nostro territorio - condizione necessaria, nelle intenzioni di “Territori del Brenta”, alla successiva fase di promozione turistica vera e propria - stiamo assistendo a una serie di ulteriori iniziative di marketing turistico di varia natura, extra-bassanesi e indipendenti l'una dall'altra (il progetto “Montagna Vicentina” col sito turismomontagnavicentina.it, benedetto da Vicenzaé; il brand territoriale “Feste della Terra” della Comunità Montana dall'Astico al Brenta; l'azione promozionale “Marostica: territorio da amare, vivere, visitare” messa in atto da cinque Comuni della zona e finanziata dal GAL Montagna Vicentina) che interessano comunque l'area del Bassanese e/o del Marosticense e che in parte si sovrappongono.
“Un insieme di losanghe di diverso colore e separate tra di loro”, come abbiamo scritto nell'editoriale, appunto come il costume della celebre maschera della Commedia dell'Arte.
Una oggettiva incapacità di fare sintesi, tipica comunque di un campanilismo politico-istituzionale mai sopito, senza superare la quale - e cioè trovando la già citata quadratura del cerchio riuscendo finalmente a remare tutti, istituzioni pubbliche e portatori di interesse privati, nella stessa direzione - il Bassanese rimarrà ancora a lungo una zona da turisti per caso.
Pubblichiamo intanto di seguito, per aggiungere nuovi elementi alla discussione, la lettera trasmessa dal nostro lettore:
LETTERA IN REDAZIONE - A PROPOSITO DI ARLECCHINO
Buongiorno a tutti,
intervengo nel dibattito sul turismo con una mail a causa della lunghezza del testo poco adatta a un semplice commento.
Mi introduco brevemente per dare maggior peso al mio scritto: ho fondato a fine anni '80 il primo circolo di Legambiente a Bassano e l'ho presieduta fino alla sua chiusura (ricordo alcune delle cose fatte allora che si richiamano all'attualità: la causa contro l'amministrazione, allora con sindaco Tasca, per impedire il parcheggio nel brolo del Palazzo Bonaguro ora finalmente parco, i 10 percorsi ciclabili pubblicati quando all'APT c'era come presidente Agnolin, probabilmente ancora rintracciabili nell'archivio); mi occupo di turismo da 30 anni e, in particolare, di accoglienza sul territorio, turismo giovanile e turismo sociale (sono stato responsabile nazionale del settore turismo dell'ARCI e ho lavorato per il CTS fino a che la crisi, un paio di anni fa, mi ha spazzato via).
Detto questo do il mio plauso all'articolo del “Tich nervoso” sul turismo di Arlecchino del quale condivido quasi tutto.
Molte delle cose scritte sono semplicemente ovvie e a queste aggiungo che prima di disquisire su un argomento è bene essere informati sullo stesso, e per quel che riguarda il turismo nella nostra regione esiste una messe di dati approntati e continuamente aggiornati dall'ufficio statistiche della regione.
Da questi dati si evince che la provincia di Vicenza non fa nulla da anni per migliorare le sue performance in quest'ambito (cioè “Vicenzaè” non serve a nulla), che la tendenza negli arrivi prevede un forte incremento dai paesi BRIC, che il settore “città d'arte” ha, nonostante la crisi, un incremento in particolare dal turismo straniero e che a Bassano c'è un terzo dei turisti che vanno a Vicenza e che, comunque, i numeri sono talmente bassi che potrebbero tranquillamente triplicare ponendosi come obiettivo le performance di Padova, città con qualcosa in meno, secondo me, di Vicenza con la sua provincia.
Sulla base di questi dati risulta evidente che la carenza maggiore sta nella promozione del territorio che non viene fatta o viene fatta male.
Le proposte in essere sono sicuramente interessanti, Urban Center sta facendo un buon lavoro ma, io ritengo, che sia qualcosa in più mentre bisognerebbe lavorare seriamente per far conoscere il nostro territorio nel mondo.
Naturalmente la via maestra è il web e anche qui basta raccogliere informazioni: i risultati ottenuti dal Sud Africa in questi ultimi anni e, più vicino a noi, quello che stanno facendo in Emilia Romagna e nelle Marche.
Insomma il territorio c'è con le sue qualità (ampiamente citate da Tich), i turisti arrivano (c'è un incremento degli stranieri, basta chiedere ai bed & breakfast nati numerosi negli ultimi anni o al proprietario dell'hotel Alla Corte) ma spinti solo dal passa-parola e non da una seria attività promozionale.
Investire (e non servono cifre stratosferiche o finanziamenti europei) nella promozione sul web è la via maestra, ma interessa a qualcuno?
Grazie per l'attenzione e buon lavoro,
Dario Del Fabbro
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