Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 12-08-2019 19:27
in Attualità | Visto 1.658 volte
 

Quello che i totem non dicono

Pannelli trifacciali e comunicazioni unidirezionali

Quello che i totem non dicono

Foto Alessandro Tich

Quello che i totem non dicono. Ecco a voi, egregi lettori, un esempio in salsa bassanese di comunicazione subliminale: quella cioè che - anche se dotata, come in questo caso, di un testo e di un'immagine - comunica anche qualcos'altro senza ricorrere alle parole e alle immagini stesse, spostando l'interpretazione del messaggio sul linguaggio dei segni.
Mi riferisco a quello che rischia di diventare il nuovo tormenton dell'attualità cittadina: vale a dire i totem trifacciali di promozione della mostra di Palazzo Sturm “Albrecht Dürer - La collezione dei Remondini”, di cui mi sono già occupato nei due precedenti articoli dedicati al caso “Dürer & Scoasse” in via Gamba davanti al Ponte.
Ce ne sono diversi, undici in tutto, installati nei giorni scorsi in altrettanti punti del centro storico e realizzati per conto del Comune (Area 3 Cultura e Museo) dalla ditta Berchet Ingegneria di stampa di Saccuman Claudio & C. di Padova per un importo complessivo di 16.152,80 euro Iva inclusa. Adesso gli 11 totem campeggiano, come specifica la determinazione dirigenziale del Comune relativa all'incarico per la loro fornitura e posa in opera, “nelle zone di maggior passaggio di mezzi e persone”. Compresa piazzetta Zaine dove qualcuno - come testimonia la nostra fotografia pubblicata in calce a questo articolo - ha approfittato della loro superficie per scriverci su un messaggio, per così dire, di protesta politica.
Prima di approfondire ciò che i totem col Rinoceronte non dicono, concentriamoci intanto su quello che dicono. E ci dicono, sostanzialmente, quello che un pannello promozionale deve dire. E cioè che a Palazzo Sturm c'è la mostra del Dürer, l'indicazione del sito web dei Musei Civici per avere maggiori informazioni e giù in fondo, messi talmente in piccolo da apparire semi-invisibili, i loghi e i nomi degli enti patrocinanti, degli sponsor e dei media partner dell'iniziativa. Semplice e lineare, senza tanti fronzoli: davvero un buon esempio di comunicazione.
Serviva farlo, per una mostra che in quanto a risposta di pubblico sta già andando bene? Evidentemente sì, se è vero che, come rileva la determinazione di incarico del Comune, il materiale promozionale della mostra già affisso dalla SIS Srl in vari punti della città ha costituito “un investimento effettuato in segnaletica urbana che ha contribuito a generare un evidente riscontro in termini di aumento delle visite alla mostra, con conseguenti maggiori introiti da essa generati, tanto da far risultare opportuno provvedere ad un potenziamento della segnaletica esterna”.
Eppure - e qui passiamo al capitolo “quello che i totem non dicono” - alcune persone in città, compresi anche due esponenti di spicco di un'associazione di categoria locale, mi hanno fatto notare la circostanza che i pannelli trifacciali, sulle loro tre facce, dicono che è in corso la mostra di Palazzo Sturm ma dicono soltanto quello. L'informazione, cioè, si ripete uguale e identica ai tre lati della struttura.
Come dire che ci troviamo di fronte a un esempio, secondo l'indimenticabile formula inventata da un mio collega quando lavoravo in televisione, di un faccia a faccia a tre.
Si tratta in altre parole di un'informazione ridondante, che non tiene conto del fatto che se una delle tre facce promuove la mostra di Dürer, le altre due potevano essere usufruite per promuovere altre iniziative culturali attualmente in corso o di imminente allestimento a Bassano: ad esempio Operaestate (o B.Motion, che parte il 21 agosto) oppure Bassano Fotografia 19, patrocinata dal Comune, in programma dal prossimo 14 settembre.
E invece nisba.
Partendo pure dal presupposto che se in Italia abbiamo 60 milioni di commissari tecnici a Bassano del Grappa abbiamo probabilmente 43.000 assessori comunali, e in questo caso alla Cultura, l'osservazione sulla ridondanza del Rinoceronte uno e trino a scapito di altre manifestazioni culturali promozionabili ha una sua logica e non è per niente peregrina. Cioè a dire: si potevano promuovere tre cose diverse, sui tre lati diversi, al costo di una.
Ma così non è stato. Palazzo Sturm ebbasta.
Come scrivo spesso: così è, se vi pare. E se proprio vogliamo dirla tutta, l'onnipresenza trifacciale di Dürer e del suo Rinoceronte appare al vostro umile cronista come una sorta di prima avvisaglia subliminale, per l'appunto, del cardine attorno al quale sono in predicato di ruotare le politiche culturali dell'Amministrazione Pavan: l'assoluta preminenza dei progetti dei Musei Civici e del direttore Casarin rispetto al resto del mondo.