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Cento e rode

Benvenuti al sud: nel Meridione boom di maturità con il massimo dei voti. Il Veneto è molto più dietro. L'assessore Donazzan: “Così tanti ‘cento e lode’ per la maturità nelle regioni del sud hanno il sapore della raccomandazione”

Pubblicato il 12 ago 2016
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“Così tanti ‘cento e lode’ per la maturità nelle regioni del sud hanno il sapore della raccomandazione, utili solo per entrare nell’amministrazione pubblica e nei percorsi universitari a numero chiuso.”
Chi lo afferma, con un comunicato trasmesso oggi alle redazioni, è l'assessore regionale all'Istruzione e Formazione Elena Donazzan. Folgorata sulla via della par condicio scolastica, come lo stesso governatore Luca Zaia, per la figura da “somari” rimediata dagli studenti veneti all'esame di Maturità rispetto ai loro coetanei del Meridione.
Secondo i dati diffusi dal ministero dell'Istruzione, quest'anno nel sud Italia i diplomati con cento e lode (complessivamente 5133 in tutta la Penisola) hanno fatto registrare un autentico boom: 934 in Puglia, 713 in Campania, 500 in Sicilia. Guaglioni secchioni, verrebbe da dire in semi-napoletano.

L'assessore Elena Donazzan. Fonte immagine: ilcolleinforma.com

E nel Veneto? Nella nostra regione i ragazzi usciti dall'esame con il massimo dei voti sono stati in tutto 276. Appena un terzo dei loro “colleghi” pugliesi.
Tra nord e sud si è inevitabilmente acceso l'ennesimo polemico dibattito a distanza: studenti meridionali più preparati di tutti o prof meridionali più di manica larga nei confronti dei loro conterranei?
Comunque la si pensi, agli occhi del Settentrione quello sui diplomi degli studenti del sud è un cento e lode che rode.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco arrivano adesso le dichiarazioni dell'assessore veneto. Secondo la quale “sulla qualità della scuola veneta non ci sono dubbi di sorta”. “Da anni - sottolinea la Donazzan - registriamo il più basso tasso di dispersione scolastica e le migliori performances nei test valutativi sulle competenze degli studenti, grazie alla preparazione e al buon lavoro di insegnanti e dirigenti.”
“I 276 ‘cento e lode’ alla maturità conseguiti quest’anno in Veneto - continua l'assessore che regge le sorti dell'Istruzione e della Formazione regionale - sono un dato relativo, rispetto al 4,8 per cento di eccellenze in matematica certificato dai test Ocse-Pisa (rispetto alle percentuali da prefisso telefonico di altre regioni) e alle classifiche Invalsi degli ultimi sei anni, che pongono le scuole del Nordest in vetta al Paese per risultati degli studenti e capacità formativa degli insegnanti.”
“Il divario tra la scuola veneta e quella delle altre regioni c’è e si vede - aggiunge - e sta nelle qualità del sistema formativo, nonostante i nostri bravi docenti siano perennemente sotto organico, e nelle competenze maturate dei ragazzi, che sono ricercate e apprezzate dal mondo del lavoro.”
In quanto ai risultati contraddittori tra esiti delle prove Invalsi e voti di maturità nelle diverse aree del Bel Paese, ancora Elena Donazzan sottolinea “l'amarezza di vedere mortificato l’ottimo lavoro di una intera comunità educante dalla cronica indifferenza del Governo centrale e da votazioni che rendono stridente e incongruente lo sforzo di elevare la qualità della scuola”.
“Porrò la questione alla prossima riunione degli assessori regionali alla scuola e formazione, nell’ambito della Conferenza delle Regioni - annuncia l’assessore - perché se il voto del titolo di studio deve restare una discriminante per l’inserimento lavorativo e l’accesso, allora il sistema di valutazione deve essere rigoroso, imparziale ed omogeneo in tutte le aree del Paese.”
Comunque, cari ragazzi veneti, non prendetevela più di tanto.
Perché lo stesso assessore regionale all'Istruzione ricorda “che il voto conta sì, ma il mercato del lavoro valuta diversamente e sa distinguere i veri talenti e le vere competenze”.
“Se il Veneto ha il tasso più basso di disoccupazione giovanile, circa dieci punti inferiore a quello nazionale - conclude Elena Donazzan -, il merito è anche dell’impegno dei nostri studenti e insegnanti e della qualità dei nostri percorsi formativi, perché nelle imprese vali per quello che sai e che sai fare, non per il voto scritto nel diploma.”
Anche perché, per chi riesce ad entrare nella vita lavorativa, gli esami davvero non finiscono mai.

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