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(Non) passa lo straniero?
A conclusione della due-giorni di “Dialogando” emerge la questione centrale della nuova legge sulla cittadinanza. Richiesta a gran voce dalle seconde generazioni di immigrati e da alcune forze politiche intervenute
Pubblicato il 05 giu 2011
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E allora: passa o non passa lo straniero? Scomodiamo la mitica Canzone del Piave per sintetizzare la questione centrale emersa a più riprese nei due giorni di incontri e dibattiti del Festival dell'Integrazione “Dialogando” a Bassano del Grappa.
E cioè la necessità - sostenuta dai “nuovi italiani” della seconda generazione e da una parte delle forze politiche intervenute all'evento - di una nuova legge sulla cittadinanza italiana, che permetta a un giovane nato in Italia da genitori stranieri, o che in Italia è cresciuto e ha concluso il ciclo scolastico, che spesso non è mai stato nel suo Paese d'origine e che parla e pensa in italiano, di non trasformarsi in un “extraitaliano” con obbligo di permesso di soggiorno al compimento dei 18 anni.
Sarebbe proprio questa, a pensarci bene, la prima pietra dell'integrazione: parola abusata e destinata a rimanere vuota senza un preciso quadro normativo di riferimento nazionale ed europeo.
L'on. Adolfo Urso, il docente universitario Filomeno Lopes e il sindaco di Padova Flavio Zanonato nel dibattito conclusivo di "Dialogando"
Una riforma per la quale esiste anche un progetto di legge, attualmente in stand-by nei meandri del Parlamento, che propone l'acquisizione della cittadinanza in base al principio dello “ius soli temperato”, che offre la possibilità di diventare italiani in tempi più brevi agli stranieri nati, cresciuti o che lavorano in Italia, ma a specifiche condizioni. Diversamente dallo “ius soli secco”, applicato negli Stati Uniti, che ti dà automaticamente la cittadinanza statunitense anche se sei nato per caso a bordo di un aereo delle American Airlines.
Il progetto di legge (di cui il primo firmatario, l'on. Andrea Sarubbi del Pd, è intervenuto alla prima giornata dei lavori) reca una cinquantina di firme di parlamentari di centrosinistra e di centrodestra. Si tratta, per così dire, di una proposta trasversale.
Ma nel frattempo, alcuni dei firmatari che erano in quota Pdl sono passati nelle file di Futuro e Libertà: e oggi è proprio Fli, presente in forze all'evento bassanese, la parte politica che maggiormente preme per una legge che venga incontro alle richieste dei nuovi italiani.
“Il 150° anniversario dell'Unità d'Italia - ha dichiarato a Bassano l'on. Adolfo Urso, deputato Fli e leader dei moderati finiani - è stato uno spartiacque che ci rende più consapevoli della nostra storia e identità. Forti di questa comune identità che ha riempito le piazze, possiamo lavorare meglio all'integrazione e realizzare una buona legge per la nuova cittadinanza, che è il completamento di quei festeggiamenti.”
“La cittadinanza - ha detto ancora Urso - non può essere un fenomeno quantitativo ma qualitativo e va ridotto quindi il tempo per ottenerla, magari a 5 anni come in gran parte dei Paesi europei, prevedendo che diventi cittadino italiano chi dimostri di apprendere la lingua italiana e di rispettare la Costituzione e le leggi. E cittadino italiano deve essere automaticamente anche chi nasca in Italia o vi giunga nei primi anni di vita e studi e si formi nel nostro Paese.”
“Le seconde generazioni - ha confermato e rilanciato Mario Ciampi, segretario generale della Fondazione Farefuturo di Gianfranco Fini - sono un tonico fondamentale per una nazione che quest'anno compie 150 anni. E' molto pericoloso lasciare in un limbo giovani cittadini che, compiuti i 18 anni, non ottenendo la cittadinanza italiana potrebbero tornare a guardare alle loro origini anche in termini di integralismo. L'integrazione è alla base della sicurezza e la sicurezza passa dall'integrazione.”
Flavio Zanonato, sindaco di Padova in quota Pd, si è spinto persino oltre, e ha inquadrato la prospettiva di una nuova legge sulla cittadinanza in termini di “convenienza per gli italiani”.
“Dobbiamo chiederci - ha sostienuto Zanonato - cosa conviene agli italiani. Le proiezioni demografiche ci dicono che nel 2045 il numero dei nati in Italia da almeno un genitore straniero sarà superiore a quello dei nati da entrambi genitori italiani. Conviene che siano cittadini come noi oppure una massa che si sente isolata e discriminata? Riconoscere i diritti è un nostro interesse.”
La partita si gioca ora in Parlamento, dove tuttavia altre forze politiche si oppongono al cambiamento dello stato delle cose, con la Lega Nord in primis.
“L'attuale legge sulla cittadinanza - ha rimarcato, nel suo intervento, il deputato leghista e sindaco di Rosà on. Manuela Lanzarin - va bene così com'è. Non c'è alcun motivo per cambiarla.”
Si tratta, comunque la si pensi, di un argomento cruciale. E agli atti del primo Festival dell'Integrazione resterà l'intervento della giovane marocchina Badrane Kaoutar - accento veneto, studi in Italia, laurea in giurisprudenza - che ha letto un “appello motivato” rivolto al sindaco di Vicenza, città dove risiede, perché sostenga le istanze a favore dell'approvazione della nuova legge sulla cittadinanza.
Agli atti di “Dialogando”, infine, resta anche il poco edificante siparietto, con litigio incorporato, tra il ballerino italiano-albanese Kledi Kadiu e l'assessore regionale Elena Donazzan.
Ma si sa, come ben sanno i giocatori di briscola e di scopa: “molte volte le giuocate van finire a bastonate”.
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