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Da “Caronte” a “Minosse”, restano i problemi
Il Consorzio di Bonifica Brenta interviene nuovamente sulla situazione di scarsità di acqua nel nostro territorio. “La conclamata situazione di grave deficit idrico non fa che confermare le proposte da noi avanzate da molti anni”
Pubblicato il 13 lug 2012
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Il Consorzio di Bonifica Brenta interviene nuovamente sull'attuale situazione di emergenza idrica nel nostro territorio, tramite un comunicato trasmesso in redazione che riportiamo di seguito:
COMUNICATO
Foto: archivio Bassanonet
SITUAZIONE DI EMERGENZA IDRICA
Da “Caronte” a “Minosse” - così vengono definiti i fenomeni di calura prolungata che stiamo vivendo - questa estate è caratterizzata non solamente da temperature elevate, ma anche da una particolare scarsità idrica, vista la sostanziale assenza di piogge (a parte qualche breve acquazzone).
Se ne è parlato ieri a Roma, all’assemblea annuale dell’A.N.B.I. (associazione nazionale dei Consorzi di bonifica), alla presenza del ministro Catania, del capo della Protezione Civile Gabrielli e di altre importanti autorità del Governo e delle Istituzioni. Era presente anche il presidente del Consorzio Brenta, Danilo Cuman.
Nel bacino del Brenta per ora si sta cercando di fronteggiare la situazione grazie alle preziose riserve idriche costituite dagli invasi montani del Corlo e del Senaiga, di proprietà dell’ENEL. In base ad una convenzione risalente al 1951, il Consorzio di bonifica Brenta ha diritto a metà del volume d’acqua accumulato in questi bacini allo scopo di integrare le portate naturalmente fluenti (sempre scarse in questa stagione) in modo da garantire l’irrigazione a un territorio molto ampio, che interessa 54 Comuni nelle tre province di Padova, Treviso e Vicenza, per una superficie di 30.000 ettari ed oltre 20.000 aziende agricole servite.
Nonostante le condizioni climatiche critiche, si è riusciti a riempire fino all’orlo i due citati bacini alla data del primo luglio, come avviene ogni anno, anche grazie ad un’ordinanza del Presidente della Regione che ha imposto nel precedente periodo di siccità di accumulare l’acqua all’interno di tali serbatoi.
Sarebbe adesso il momento giusto per fornire alle colture agrarie il prezioso liquido per garantire i raccolti, attraverso un reticolo di canali realizzato ancora all’epoca della repubblica di Venezia e che oggi viene usato anche con molte altre funzioni.
Il rinnovo dell’ordinanza regionale si è verificato per la terza volta, solo che ancora viene imposto ai Consorzi del bacino del Brenta, come anche del Piave, di ridurre le derivazioni del 5%, in modo da trattenere acqua negli invasi montani.
A questa decisione apparentemente non si riesce a trovare un motivo, visto che ad oggi il livello del Corlo è sceso di soli due metri! E’ in questo periodo che si verifica la massima richiesta d’acqua per l’assetata pianura, e poi a settembre viene comunque imposto lo svaso dei serbatoi allo scopo di trattenere le impetuose piene autunnali degli affluenti del Brenta…
In altre parole, perché penalizzare la pianura se in montagna i bacini sono ancora pieni?
Gli utenti del Consorzio di bonifica Brenta cominciano a manifestare insofferenza, in quanto non sempre riescono a effettuare nel modo ideale le irrigazioni. L’irrigazione si svolge con turni variabili dai 7 ai 15 giorni, per cui le conseguenze della situazione sui raccolti agricoli possono essere fortemente impattanti. Altrettanto impattante può risultare la situazione dal punto di visto igienico-sanitario, essendo spesso i canali consortili recapito di depuratori e tenendo conto che le acque correnti offrono un benefico effetto di vivificazione.
“Gli stessi pescatori che chiedono di avere acqua nel fiume Brenta si lamentano perché nei tratti terminali dei nostri canali l’acqua scarseggia - riferisce il presidente del Consorzio Brenta, Danilo Cuman -. Questo dimostra che ‘la coperta è troppo corta’! Non si comprende perché la Regione non ci lasci utilizzare integralmente il lago del Corlo per lo scopo per il quale è stato costruito, ricordando che la legge stabilisce la priorità dell’uso irriguo, secondo solo all’uso potabile.”
“D’altra parte, la conclamata situazione di grave deficit idrico non fa che confermare le proposte da noi avanzate da molti anni - prosegue Cuman -, riguardanti la ricarica artificiale della falda, la realizzazione di impianti pluvirrigui ad alto risparmio d’acqua e la costruzione di nuovi invasi (serbatoio del Vanoi). Le nostre attività di ricarica della falda sono state citate ieri di fronte al Ministro Catania come esempio di eccellenza. Sul risparmio d’acqua negli ultimi anni abbiamo avuto qualche finanziamento solo da parte dello Stato, mentre nel Programma di Sviluppo Rurale della Regione degli ultimi sette anni il finanziamento di impianti pluvirrigui ai Consorzi è stato stralciato. Auspico quindi che nel prossimo settennio la Regione riveda questa posizione, anche perché l’efficienza irrigua è un presupposto fondamentale per lo ‘sviluppo rurale’, come dice lo stesso termine; e poi si tratta di finanziamenti che provengono dall’Europa, per cui la Regione non ci deve mettere nemmeno un euro, solo la volontà politica!”
“Se si ritiene di penalizzare le derivazioni irrigue, ci pongano almeno nelle condizioni di risparmiare l’acqua - sostiene con una certa amarezza il presidente Cuman -, visto oltretutto che quando si parla di progettare nuovi serbatoi - che a livello tecnico tutti dicono indispensabili - non si riscontrano impegni concreti”.
(Comunicato redatto e trasmesso dal Consorzio di Bonifica Brenta)
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