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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Dokdo/Takeshima, tra storia e geopolitica una disputa senza soluzione
Seul protesta contro la rinnovata rivendicazione territoriale di Tokyo
Pubblicato il 28 apr 2026
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Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, Giappone e Corea del Sud hanno avuto difficoltà a costruire relazioni stabili e cooperative, nonostante siano democrazie alleate degli Stati Uniti e condividano preoccupazioni strategiche comuni, in particolare riguardo alla Corea del Nord e alla Cina. Le tensioni derivano principalmente dall’eredità del dominio coloniale giapponese (1910–1945), in particolare dalle controversie sul lavoro forzato e sulle “donne di conforto”.
Recentemente, il Ministero degli Esteri giapponese ha pubblicato il Diplomatic Bluebook di quest'anno, il rapporto annuale sulla politica estera e le attività del Paese, nel quale ha ribadito la rivendicazione territoriale giapponese sulle isole di Takeshima.
Esercitazioni della marina sudcoreana (2019) nei pressi degli isolotti noti come Dokdo in coreano e Takeshima in giapponese. (Marina sudcoreana tramite Getty Images)
Il ministro Toshimitsu Motegi, ha presentato il Diplomatic Bluebook in una riunione di gabinetto il 20 febbraio scorso, durante la quale il Giappone ha rivendicato Takeshima (Dokdo per i coreani) come proprio territorio e ha accusato la Corea del Sud di continuare “l'occupazione illegale" degli isolotti stazionandovi forze di sicurezza.
Inoltre, anche quest’anno come ogni anno dal 2005, la prefettura di Shimane, con la partecipazione di un alto funzionario del governo giapponese, ha organizzato il “Giorno di Takeshima” per ribadire la sovranità di Tokyo su l’isola.
La reazione di Seul non si è fatta attendere: il governo sudcoreano ha protestato contro Tokyo per la persistente questione dell’arcipelago conteso (Dokdo/Takeshima), esortandolo ad abolire immediatamente la cerimonia e definendo l’azione giapponese un’ingiustificata rivendicazione di sovranità su un territorio sotto il controllo sudcoreano.
Nel 2005 è stato celebrato il centenario dell’annessione delle isole da parte del Giappone. In quell’occasione, la prefettura di Shimane ha istituito la “Giornata di Takeshima”, ricordando il 22 febbraio 1905, quando il governatore ne dichiarò l’appartenenza alla propria giurisdizione, dopo che il Parlamento giapponese ne aveva deciso l’incorporazione il 28 gennaio dello stesso anno.
I piccoli isolotti, attualmente controllati dalla Corea del Sud - sono da tempo fonte di tensione tra i due Paesi, le cui relazioni restano tese a causa di controversie risalenti al periodo coloniale giapponese sulla penisola coreana (1910 - 1945).
Il Ministero degli Esteri sudcoreano ha convocato un alto funzionario dell'ambasciata giapponese a Seul per presentare una protesta formale contro la rinnovata rivendicazione territoriale di Tokyo. Il ministero, in una nota, ha fatto sapere che l’isola di "Dokdo è chiaramente territorio sovrano della Corea del Sud, storicamente, geograficamente e secondo il diritto internazionale", invitando il Giappone a rinunciare a quelle che ha definito rivendicazioni infondate e ad affrontare la storia con umiltà.
Il gruppo di isolotti, denominato Dokdo dai coreani (“isola solitaria”) e Takeshima dai giapponesi, e Liancourt Rocks dagli Statunitensi, si trova nel Mar del Giappone (o Mare dell’Est), tra Giappone e Corea, a circa 215 km dalla penisola coreana. Gli isolotti sono apparentemente insignificanti ma si trovano al centro di una disputa diplomatica tra i due Paesi che dura da oltre 300 anni.
Secondo Seul, Dokdo fu riconosciuta dal Giappone come territorio coreano nel 1696 a seguito di dispute tra pescatori giapponesi e coreani. Il Giappone sostiene invece di aver già stabilito la propria sovranità su Takeshima già nella metà del XVII secolo. Nel 1905, nonostante fossero presumibilmente sotto la giurisdizione della contea coreana di Uldo, le isole furono annesse al Giappone, prima dell’occupazione della penisola coreana durata 35 anni, fino al 1945.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale le isole passarono sotto il controllo della Corea del Sud, mentre il Giappone continua a considerarne illegittima l’occupazione. Sull’isola orientale è presente una base militare sudcoreana, presidiata a rotazione da personale militare.
L’area ha anche un valore economico e strategico: si trova in una zona ricca di risorse ittiche e potrebbe sovrastare enormi giacimenti di idrati di gas naturale, il cui valore è stimato in miliardi di dollari. Secondo alcune stime, le riserve potrebbero garantire approvvigionamenti energetici per decenni, riducendo la dipendenza dalle importazioni. Inoltre, nei fondali marini circostanti sarebbe presente anche fosforite.
Dokdo non è una meta turistica: la maggior parte dell’area è inaccessibile, ma molti Coreani la visitano per ragioni simboliche e civiche. Tempo permettendo, gli isolotti possono essere visitati solo durante i mesi estivi per brevi periodi, e l’unica parte aperta al pubblico è un piccolo molo artificiale sull’isola orientale.
La Corea del Sud mantiene una posizione ferma e chiara, sostenendo che Dokdo sia parte integrante del proprio territorio storicamente, geograficamente e secondo il diritto internazionale, poiché ha mantenuto a lungo un controllo effettivo con lo stazionamento permanente del personale di sicurezza sull’isolotto.
Al momento non si intravedono soluzioni alla questione territoriale, sebbene i due Paesi cooperino in ambito difensivo, insieme agli Stati Uniti, per contrastare le minacce provenienti da Pyongyang.
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