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Da Venezia il via a Operaestate 2026: Bassano torna palcoscenico internazionale
Oltre 110 spettacoli e 680 artisti da 15 Paesi: tre mesi di programmazione tra grandi nomi, nuove produzioni e un festival sempre più aperto alle comunità
Pubblicato il 22 apr 2026
Visto 330 volte
Non un cartellone, ma una mappa. Non un teatro, ma un territorio intero che si fa scena.
Con la 46ª edizione di Operaestate Festival Veneto, in programma da fine giugno a metà settembre, Bassano del Grappa e la Pedemontana si trasformano in un sistema performativo diffuso, dove oltre 110 spettacoli e 680 artisti provenienti da 15 Paesi ridisegnano i confini delle arti dal vivo.
Il dato quantitativo restituisce solo in parte la portata del progetto.
Presentata oggi a Venezia la nuova edizione di Operaestate Festival.
Operaestate si conferma infatti come una piattaforma produttiva e curatoriale capace di attivare relazioni tra artisti, istituzioni e comunità, con un programma che alterna grandi nomi, nuove creazioni e un investimento strutturale sui talenti emergenti. Al centro, una visione: usare i linguaggi della scena per interrogare il presente e costruire nuove forme di partecipazione culturale.
La danza invade lo spazio urbano
Ad aprire il festival è, ancora una volta, la danza, ma con una vocazione sempre più urbana e partecipativa. La parata luminosa della compagnia Remue-Ménage attraversa il centro storico trasformandolo in un paesaggio onirico, mentre Chiara Frigo firma uno degli eventi più attesi con A Human Song, una coreografia collettiva che coinvolge direttamente il pubblico.
Accanto, le nuove creazioni di Daniele Albanese e Ayelen Parolin esplorano energia, ritmo e dinamiche di gruppo, mentre Roberto Zappalà costruisce un dialogo serrato tra danza e musica, fino all’incontro con il pianista Ramin Bahrami. Una sezione che alterna firme consolidate e nuove generazioni, mantenendo una forte apertura internazionale.
Teatro tra identità e memoria
Nel teatro, il festival continua a muoversi lungo una linea che intreccia ricerca artistica e racconto civile.
La compagnia Anagoor propone una riflessione sul rapporto tra arte e violenza, mentre Davide Enia porta in scena una narrazione personale e politica sul tema della mafia.
Spazio anche a nuove drammaturgie e riletture contemporanee, come il lavoro di Enrico Ianniello, e a progetti che dialogano direttamente con i luoghi: dalle ville venete ai paesaggi della Valbrenta, fino ai siti legati alla memoria della Grande Guerra. Il teatro esce dalla scatola scenica e diventa esperienza immersiva, spesso costruita a partire dalle storie delle comunità.
Musica senza confini
La musica si articola in un percorso trasversale che unisce repertori e pubblici. Dall’evento inaugurale sul Ponte Vecchio con Händel e i fuochi d’artificio, al ritorno dell’opera con Cavalleria Rusticana diretta da Marco Angius, il programma alterna tradizione e sperimentazione.
Il jazz trova spazio con Paolo Fresu e il suo omaggio a Miles Davis, mentre la canzone italiana viene riletta attraverso linguaggi contemporanei nel tributo a Lucio Battisti firmato da Peppe Servillo. Accanto, la classica dei giovani talenti e i concerti “ambientati”, pensati per dialogare con il paesaggio naturale.
B.Motion, il cuore della ricerca
Dal 21 al 30 agosto torna B.Motion, sezione dedicata ai linguaggi del contemporaneo, con 38 spettacoli e un fitto calendario di incontri, residenze e workshop. È qui che il festival concentra la sua vocazione più sperimentale, ospitando artisti emergenti e progetti internazionali.
Il focus 2026 guarda alla scena svizzera e lituana, mentre il tema dell’accessibilità attraversa l’intera programmazione, con lavori che mettono al centro corpi, differenze e nuove modalità di fruizione.
Circo e nuove generazioni
Il circo contemporaneo trova spazio sotto lo chapiteau del Parco Ragazzi del ’99, con spettacoli che uniscono tecnica, narrazione e ricerca visiva. Un linguaggio sempre più centrale, capace di intercettare pubblici diversi.
Parallelamente, il Minifest conferma l’attenzione verso l’infanzia e le famiglie, con una programmazione dedicata che intreccia immaginazione e temi contemporanei, affiancata da una sezione internazionale.
Un modello culturale
Sostenuto da una rete ampia che coinvolge istituzioni, enti culturali e partner internazionali, Operaestate si consolida come un modello di progettazione culturale integrata.
Non solo una rassegna, ma un dispositivo capace di attivare economie, relazioni e processi creativi.
In un’estate che si annuncia densa e stratificata, il festival ribadisce la propria identità: un luogo — diffuso, aperto, plurale — dove le arti performative diventano strumento per leggere il presente e immaginare nuovi orizzonti.
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