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Nel nome del padre e della madre
La storica sentenza della Corte Costituzionale che attribuisce ai figli che nascono il cognome di entrambi i genitori. Intervista a Matteo Bizzotto Montieni, precursore della novità
Pubblicato il 28 apr 2022
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C’era una volta Matteo Bizzotto. Sin da giovanissimo appassionato di politica e protagonista di diverse iniziative in campo civico a Bassano, come testimoniano gli articoli a lui dedicati nei vari anni da Bassanonet.
Matteo Bizzotto c’è ancora, ci mancherebbe. Ma nel frattempo il suo nome si è allungato: oggi si chiama Matteo Bizzotto Montieni. Figlio di Ruggero Bizzotto e di Matelda Montieni, il giovane produttore di polizze (di lavoro fa l’assicuratore) laureato in Giurisprudenza, nonché video-intervistatore sul web con la sua rubrica “Libertà è Parola”, ha deciso un paio di anni fa di assumere il doppio cognome, aggiungendo quello della madre.
Ha presentato formale domanda al prefetto di Vicenza, si è attivata una trafila burocratica che tra i vari passaggi è durata circa un anno e il 30 dicembre 2020 è stato emesso il decreto che attribuisce a Matteo il cognome paterno e materno, che compare adesso sulla sua carta d’identità e su tutti gli atti e documenti ufficiali.
Matteo Bizzotto Montieni
Una decisione personale che a prima vista può apparire insolita o comunque controcorrente anche se, come mi dice il diretto interessato, “quello di avere il doppio cognome è un desiderio più ampio di quello che si pensa”. Infatti in questo momento il giovane bassanese sta supportando altre tre persone del nostro territorio con il suo stesso desiderio che gli hanno chiesto aiuto nel seguire le pratiche dell’iter di attribuzione del cognome della madre accanto a quello paterno, già registrato dalla nascita all’anagrafe.
Senza saperlo in anticipo, tuttavia, Matteo Bizzotto Montieni si è trovato ad essere un precursore della storica sentenza emessa ieri dalla Corte Costituzionale, che accogliendo l’istanza di una coppia della Basilicata ha sancito che i nuovi nati in Italia dovranno portare il cognome di entrambi i genitori. Secondo la Consulta, la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre è “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio” ed è pertanto costituzionalmente illegittima. La nuova regola, che dovrà adesso prendere la forma e la sostanza di una legge nazionale ad hoc, impone che il figlio assuma il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato. A meno che padre e madre decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.
Si tratta, comunque la si pensi, di un cambiamento epocale. E Matteo Bizzotto Montieni - che in materia di “doppia identità” oramai se ne intende, avendone fatto una questione di principio - è la persona giusta con cui parlarne.
Matteo Bizzotto Montieni, non posso non chiederle come prima cosa: perché ha deciso di assumere il doppio cognome?
A differenza di quello che potrebbero pensare in tanti, non ho ricevuto nessuna pressione per fare questa scelta. È un desiderio che avevo da diversi anni, perché comunque la legge che permetteva di farlo è entrata in vigore dopo il 2010. La possibilità c’era già da qualche anno, ma non ho fatto subito questa cosa per due semplici motivi. Il primo è che volevo essere sicuro che la legge fosse un po’ rodata e che le procedure fossero quindi consolidate. Il secondo motivo è che volevo terminare l’università e anche la pratica forense, perché non volevo che ci fossero dei cambi in corsa. Quindi una volta terminate l’università e la pratica forense, ho messo in atto il mio desiderio perché mia mamma è una di tre sorelle e nessuno avrebbe portato avanti ufficialmente il cognome del nonno materno, che tra l’altro è un cognome anche abbastanza raro. È un modo un po’ per portare avanti una parte di tutto quell’affetto che la famiglia di mia mamma mi ha donato e quindi volevo che rimanesse con me, perché io mi considero un Bizzotto ma mi considero a tutti gli effetti anche un Montieni.
I suoi genitori - in particolare suo papà, che ha perso “l’esclusiva”, per così dire, sul suo cognome - come l’hanno presa?
In realtà erano entrambi orgogliosi del fatto che io volessi fare questo percorso. Anzi erano preoccupati perché, come ama dire mio papà, l’Italia è “l’ufficio complicazioni affari semplici” e temevano che questa cosa potesse creare incongruenze con l’Agenzia delle Entrate eccetera. Prima di cominciare ho controllato quindi che il codice fiscale non variasse. A parte questo, sono stati entrambi contenti. Mia mamma orgogliosissima, perché lo avevo fatto di mio e a questa cosa ci teneva anche lei. Da questo punto di vista, penso che la legge che dovrà essere fatta in linea con questa sentenza della Corte Costituzionale sia qualcosa di giustissimo, perché alla fine tutti siamo orgogliosi del proprio cognome e di ciò che comporta dal punto di vista del collegamento con gli affetti famigliari. E mio papà, anzi, mi ha dato anche una mano. Noi siamo una famiglia molto legata e quindi per loro era solo un orgoglio che io portassi avanti entrambi i cognomi di famiglia.
Con la sua scelta lei ha anticipato di due anni la decisione della Corte Costituzionale. Cosa pensa della sentenza della Consulta?
Da persona che ha affrontato un certo periodo di tempo per poter arrivare allo scopo, devo dire che mi ha aiutato molto avere comunque delle infarinature sul settore, perché io ha studiato legge e sono da sempre, come lei ben sa, vicino al mondo amministrativo. Per una persona che è invece digiuna di queste cose, non è un iter così semplice da seguire. Quindi secondo me si applica una regola sacrosanta, che mette nelle mani dei genitori la libertà di scegliere. Chiaramente adesso ci vorrà che il legislatore agisca, perché semplicemente è stato posto un punto di principio, però io vedo che già quello che indica la Corte - e poi si leggerà meglio nelle motivazioni - e cioè il fatto di applicare entrambi i cognomi piuttosto che decidere se applicarli o meno e in che ordine, sia una scelta assolutamente giusta, corretta. Alla fine, siamo tutti figli di due mondi, quello paterno e quello materno e penso quindi che sia giustissimo che venga lasciata la libertà, se non addirittura l’applicabilità automatica del doppio cognome. Penso che sia una questione di rispetto. Si parla tante volte della questione della discriminazione, della parità di genere, dell’uguaglianza eccetera. A volte si esagera da questo punto di vista, su questa cosa ritengo invece che sia proprio un ottimo punto di partenza.
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