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Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
La Speranza al centro della 52ª edizione di Umoristi a Marostica
Dall’Iran all’Europa, 396 artisti da 62 Paesi raccontano crisi e attese globali: il Grand Prix a Heibat Ahmadi, debutta il Premio Elena Xausa
Pubblicato il 23 apr 2026
Visto 7.882 volte
La speranza diventa chiave di lettura del presente e attraversa confini, culture e linguaggi. È il filo conduttore della 52ª edizione di Umoristi a Marostica, il concorso internazionale di grafica umoristica promosso dal Gruppo Grafico Marosticense, che conferma la propria dimensione globale e la capacità di intercettare, attraverso il disegno, le tensioni del tempo.
Con 396 autori provenienti da 62 Paesi, la rassegna restituisce un panorama articolato, in cui l’ironia si intreccia con le grandi questioni contemporanee — dalla guerra alle emergenze ambientali — trasformandosi in uno strumento di osservazione critica e muovendosi dentro un contesto internazionale segnato da conflitti e instabilità, affidando alla satira grafica il compito di restituirne complessità e contraddizioni. Il risultato è un mosaico globale, dove la speranza non viene proclamata ma verificata nei fatti.
Non a caso, proprio da uno dei contesti più complessi arriva il riconoscimento principale: il Grand Prix Internazionale Scacchiera 2026 è assegnato all’iraniano Heibat Ahmadi.
Accanto a lui, Amir Dehghan ottiene il Premio “Sandro Carlesso”, mentre Nahid Maghsoudi figura tra i finalisti.
Una presenza che conferma il peso crescente della scena iraniana nel panorama internazionale. L’Italia si ritaglia uno spazio solido: il Premio “Marco Sartore” va a Francesca Vignaga, mentre Bernardino Boifava entra tra i finalisti del Premio Internazionale, assegnato a dieci autori di diversi Paesi. Le opere — selezionate dalla giuria presieduta da Mariagrazia Quaranta — restituiscono una narrazione trasversale del tema. La speranza emerge nei contesti più fragili, spesso come elemento minimo ma resistente.
A sottolinearlo è Liliana Contin, che legge nelle opere una direzione precisa: «Gli artisti hanno lavorato sui vuoti del nostro tempo. La speranza nasce lì, dove qualcosa manca: acqua, libertà, respiro. E anche quando tutto sembra compromesso, resta un segno. Piccolo, ma ostinato. È questa capacità di trasformare la fragilità in linguaggio universale che colpisce davvero». Questo valore si riflette anche nel ruolo che la manifestazione ha assunto nel tempo per la città.
Come evidenzia il sindaco Matteo Mozzo, Umoristi a Marostica è ormai parte integrante dell’identità locale: «Non è soltanto un evento culturale, ma un patrimonio condiviso. Da oltre cinquant’anni mette in relazione Marostica con il mondo. In questa edizione, il tema della speranza acquista un significato ancora più forte: l’arte non si limita a raccontare il presente, ma prova a orientarlo». A rafforzare questo legame è anche il trasferimento dell’archivio storico — oltre 13.000 opere dal 1969 — al patrimonio pubblico, un passaggio che apre nuove prospettive di valorizzazione e accessibilità. Sul tema della fruizione interviene Matteo Vivian, che mette in equilibrio innovazione e esperienza diretta: «Cataloghi e digitalizzazione sono fondamentali per ampliare l’accesso e permettere a queste opere di circolare nel tempo e nello spazio. Ma c’è un aspetto che resta insostituibile: il contatto diretto con il lavoro originale. Solo dal vivo si colgono davvero le intenzioni, i dettagli, le tensioni emotive. È lì che si comprende fino in fondo il linguaggio dell’artista». Dal lato degli artisti, emerge una dimensione più intima, legata al riconoscimento del proprio lavoro.
Lo racconta Francesca Vignaga, che lega questa esperienza a un percorso personale: «Per me è anche un ritorno. Avevo partecipato nel 2007, con il tema della bellezza. Tornare oggi con la speranza ha un valore diverso. Ricevere questo premio significa sentirsi compresi. È qualcosa di essenziale per chi lavora spesso in solitudine. La speranza, nel mio lavoro, è un equilibrio fragile: non è mai definitiva, ma proprio per questo è vera. Sapere che questo messaggio arriva è la cosa più importante». Tra le novità, il debutto del premio dedicato a Elena Xausa, assegnato al turco Tuna Ceylan. Un riconoscimento che guarda al futuro senza perdere il legame con una figura che ha segnato l’illustrazione contemporanea.
La mostra sarà ospitata al Castello Superiore dal 9 maggio al 7 giugno. Il Salone d’Autore sarà dedicato a Mariagrazia Quaranta.
Qui non si celebra solo il talento. Si osserva come l’arte riesca ancora a stare dentro il presente senza semplificarlo. La speranza, in queste opere, non è una risposta ma una tensione. E forse è proprio questa tensione a renderla necessaria.
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