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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
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Geopolitica

Gli Stati Uniti lasceranno davvero l’Europa?

Numeri, basi e ostacoli a un possibile ritiro delle truppe statunitensi

Pubblicato il 24 apr 2026
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Secondo quanto riferito da un alto funzionario della Casa Bianca, recentemente Donald Trump avrebbe discusso con i suoi consiglieri il potenziale ritiro di un numero non meglio precisato di truppe americane dall'Europa. La decisione farebbe seguito all'insoddisfazione del presidente per quella che percepisce come una mancanza di impegno da parte degli alleati della NATO nel garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz nel contesto della guerra con l'Iran. La sua frustrazione deriverebbe anche dal fallito tentativo di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca, Stato membro della NATO. Già durante il suo primo mandato, nel 2017, si era espresso definendo ripetutamente l’Alleanza una "tigre di carta", "obsoleta" e che stava "costando una fortuna" agli Stati Uniti.
Gli attacchi di Trump sembrano non tenere conto del funzionamento dell’Alleanza composta da 32 membri. L'articolo 5 della NATO sancisce il principio di difesa collettiva: un attacco contro uno Stato membro è considerato un attacco contro tutti, ma invocare questo principio richiede un consenso politico. Inoltre, il trattato del 1949 si riferiva originariamente alle crisi nell’area euro-atlantica.
Di fronte a una possibile escalation, gli alleati si sono astenuti dall'entrare in un conflitto sui cui obiettivi non sono stati consultati, e che restano poco chiari, anche a causa dei messaggi talvolta contraddittori dell'amministrazione Trump. Va inoltre considerato che l'Iran non ha attaccato gli Stati Uniti, e di conseguenza i Paesi membri della NATO non sono obbligati a fornire assistenza.

Donald Trump con Mark Rutte, a margine del Forum economico mondiale di Davos il 21 gennaio. Foto: Mandel Ngan/AFP via Getty Images

Finora, l'articolo 5 è stato attivato solo una volta, in seguito agli attacchi dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti.
Già nel 2018, Donald Trump aveva più volte ventilato privatamente l’ipotesi di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO, suscitando inizialmente dubbi tra i funzionari sulla reale serietà delle sue intenzioni. Nel tempo, tuttavia, il presidente ha ribadito le sue critiche all’Alleanza, giudicata poco utile e troppo onerosa per Washington, anche durante il vertice NATO di luglio dello stesso anno.
Al momento, però, un eventuale ritiro non appare una decisione semplice per il presidente americano, non solo per le sue implicazioni strategiche, ma anche per vincoli di natura interna. Nel 2023, infatti, il Congresso ha approvato quella che sembra essere la prima legge che vieta al Presidente di recedere unilateralmente dalla NATO senza il parere e il consenso del Senato, espressi con la maggioranza dei due terzi dei senatori presenti, oppure senza un atto dello stesso Congresso.
Nel frattempo, i leader europei sembrano prepararsi a tale eventualità. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’Europa starebbe pianificando un piano di riserva per garantire la propria difesa, avvalendosi dell’attuale struttura militare della NATO, anche in assenza degli Stati Uniti.
Ma qual è oggi la presenza militare americana in Europa?
Secondo i dati del Defense Manpower Data Center (DMDC), riportati da Independent, nel dicembre 2025 gli Stati Uniti contavano circa 68.064 militari in servizio attivo assegnati in modo permanente alle loro basi europee. La cifra non include le forze a rotazione inviate in missioni o esercitazioni.
Nel marzo 2024, le forze armate statunitensi risultavano dislocate in 31 basi permanenti e in ulteriori 19 siti militari. Germania, Italia e Gran Bretagna ospitano la maggiore presenza di personale statunitense.
In Germania, la più grande base statunitense in Europa è quella aerea situata nei pressi della città di Ramstein, operativa dal 1952. Secondo i dati disponibili, nel dicembre 2025, 36.436 militari in servizio attivo risultavano dislocati nel Paese, suddivisi in cinque guarnigioni.
Nel Regno Unito, sempre nello stesso periodo, le forze statunitensi contavano 10.156 militari, dislocati in tre basi che ospitano principalmente personale dell'Aeronautica.
In Italia, la presenza militare statunitense risale alla fine alla Seconda Guerra Mondiale e comprende personale dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica. Dalle basi aeree alle installazioni radar fino ai porti, sono numerose le infrastrutture militari americane presenti sul territorio italiano. Secondo i dati disponibili, alla fine del 2025 l'Italia ospitava 12.662 militari in servizio attivo dislocati nelle basi di Vicenza, Aviano, Camp Darby (Toscana), Napoli e in Sicilia. Sono presenti anche presidi minori e installazioni riservate. A questi si ne aggiungono circa 21.000 appartenenti alla VI flotta della US Navy, che disporrebbe di circa 40 navi e 175 aerei di combattimento e trasporto.
La Spagna ospita basi della Marina e dell'Aeronautica statunitensi vicino allo Stretto di Gibilterra. Nel dicembre 2025, i militari assegnati in modo permanente erano 3.814,.
In Polonia sono presenti 369 militari in servizio attivo assegnati in modo permanente, oltre a circa 10.000 militari delle forze a rotazione finanziate attraverso l'Iniziativa europea di deterrenza.
La Romania, analogamente ad altri Paesi dell'ex blocco comunista, ospita principalmente forze a rotazione, oltre a 153 militari assegnati in modo permanente. Tra le principali basi figurano le basi aerea di Mihail Kogalniceanu, Camp Turzii e Deveselu.
Infine, in Ungheria, gli Stati Uniti conducono schieramenti a rotazione ed esercitazioni. Nel dicembre dello scorso anno il Paese ospitava 77 militari assegnati in modo permanente, distribuiti tra le basi di Kecskemet e Papa Air.

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