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Suicidio climatico
Nel giorno del lutto cittadino per Emanuela Piran, perita nella tragedia della Marmolada, il prof. Sergio Los interviene sulla causa “termo-industriale” del riscaldamento globale e sulla necessità di sperimentare economie più auto-sussistenti
Pubblicato il 23 lug 2022
Visto 7.545 volte
Oggi, sabato 23 luglio 2022, a Bassano del Grappa è stato proclamato il lutto cittadino in memoria della concittadina Emanuela Piran, una delle undici vittime travolte domenica 3 luglio dal distacco di un blocco del ghiacciaio della Marmolada.
Nella triste occasione, riceviamo e pubblichiamo la seguente lunga e articolata riflessione del prof. Sergio Los, bassanese, architetto e docente di Composizione Architettonica all'Università IUAV di Venezia:
Mappa del calore mondiale della NASA. Sopra: giugno 1976. Sotto: giugno 2022
Povera Emanuela
Sergio Los
Università IUAV di architettura di Venezia
23 luglio 2022
Nel giorno del lutto cittadino dedicato alla morte di Emanuela Piran, l’alpinista nostra concittadina travolta dalla valanga della Marmolada, ho fatto alcune riflessioni che credo interessante condividere anche con quelli che potrebbero non concordare.
All’età di Emanuela avrei potuto esserci anch’io da quelle parti, ho sempre amato la montagna, mio padre ha fondato la sessione del CAI di Marostica e con la Belfe fabbricava abbigliamento sportivo, quindi in montagna mi sento di casa. Ho poi cantato nel coro del Cai di Marostica e fatto il servizio militare come alpino della Julia, quindi ho sentito questo dramma in modo anche personale. Emanuela non era stata avvertita che avrebbe potuto incontrare dei pericoli, nessuno prevedeva che quei luoghi avrebbero potuto diventare tanto pericolosi. Questo mostra quanto poco noi siamo consapevoli dei pericoli che abbiamo indotto con la nostra forma di vita.
Tutti sentono il caldo di questi giorni ma pochi sanno che queste non sono le giornate più calde tra quelle che abbiamo vissuto, ma le più miti forse di quelle che vivremo.
La valanga della Marmolada ha avuto luogo perché è in fiamme l'Europa. Francia, Portogallo, Spagna, Grecia, Italia: sono attraversate da un’ondata di calore finora sconosciuta. Londra è più calda di alcune parti del Sahara. In Francia, la chiamano "apocalisse di calore".
E questo è solo l'inizio. “Gli incendi boschivi sono infuriati nel fine settimana in Europa e Nord America. In Sud America, il sito archeologico di Macchu Picchu è stato minacciato di incendio. Negli ultimi mesi, il caldo estremo ha battuto record in tutto il mondo poiché le ondate di caldo hanno colpito l'India e l'Asia meridionale, la siccità ha devastato parti dell'Africa e le ondate di caldo senza precedenti a entrambi i poli hanno contemporaneamente sbalordito gli scienziati a marzo".
Cosa ti dice il senso di questa mappa, che è conosciuta come la "mappa del calore mondiale" della NASA? Ti dice che questo potrebbe non essere più soltanto un "cambiamento climatico", ma un suicidio climatico. Una mappa è del 1976, che a quei tempi era un anno caldo, l'altra è adesso.
Non sono io particolarmente preoccupato e commosso per la morte di Emanuela, a dirlo è il Segretario Generale dell'ONU che non conosce il dramma di Bassano. Ha detto, che l'umanità sta commettendo un "suicidio collettivo". Antonio Guterres emerge come probabilmente l'unico leader al mondo disposto a dire le cose come stanno. Perché non c'è modo migliore di quello o più accurato per descrivere la nostra situazione in questo momento: suicidio.
Quante volte mi sono sentito ripetere da oltre cinquant’anni, da quando costruivo la scuola bioclimatica a Crosara di Marostica e organizzavo convegni sul futuro post-industriale, che non è quel "cambiamento climatico" che non avrebbe mai dovuto esserci. Che quel termine è stato inventato da qualche lobbista, per farlo sembrare deliberatamente minaccioso. È tutta propaganda. È una grande bugia. Il nostro clima non sta "cambiando" per mano umana. La Groenlandia nell’anno mille era una terra verde (in danese Grønland significa “Terra Verde”, in inglese Greenland), e perché l’enorme isola artica potesse essere verde il clima allora doveva essere diverso quindi i cambiamenti climatici sono fenomeni esclusivamente naturali e ciclici.
A parte che un quinto della Groenlandia, le coste meridionali, sono tuttora sgombre dai ghiacci specialmente d’estate, vorrei chiarire il mio pensiero rispetto a questo problema. Sono convinto che esso riguardi la macchina termo-industriale e non il cosmo.
A partire dall’emergere delle ‘enclosure’ inglesi, dirette da ricchi cittadini che dopo averle recintate per appropriarsene volevano potenziarle mediante saperi che ne aumentassero la produttività. Saperi che abbandonano così il lavoro e conducono ad abbandonare anche agricoltura e artigianato per alimentare una produzione che diventa sempre più industriale e tecno-scientifica. L’invenzione della macchina a vapore per la produzione e il trasporto porterà a meccanizzare il lavoro e a macchinizzarlo, dotarlo di macchine dovunque.
È questo che porta alla crisi attuale, per fabbricare macchine non servono le viventi risorse dell’agricoltura e dell’allevamento, servono risorse minerali non viventi e non rinnovabili: gli acciai per costruirle e i combustibili per farle funzionare. Queste non provengono dalla biosfera ma si trovano sottoterra. Ora dovremmo distinguere nella Terra due ambiti: la biosfera e il pianeta-marziano sul quale poggia la corona sferica viva che noi abitiamo. Completamente trasformata dalla vita la biosfera è una realtà estremamente rara, l’universo è pieno di pianeti come Marte, la Luna, Venere, et cetera. Ma quella sottile buccia vivente che si è formata sopra quei pianeti non l’abbiamo ancora trovata da qualche parte nell’universo.
Da allora cominciano scavi e miniere che danno inizio a un flusso continuo, progressivamente crescente, di risorse minerali non rinnovabili perché morte come le macchine che costituiscono, volte a lasciare il pianeta marziano sotterraneo e a venire iniettate entro la biosfera. È questo flusso incessante che modifica radicalmente il rapporto tra quello che è vivo e quello che è morto nella biosfera perché, una volta scartate, le macchine non tornano più al posto donde vengono ma si accumulano e restano a modificare radicalmente il corpo della biosfera.
Questo flusso va ora interrotto, poiché il funzionamento delle macchine emette anche energia termica (per questo la chiamo macchina termo-industriale) e altri inquinanti che intossicano la biosfera. La tecnologia è la causa e la ragione di questa intossicazione, da parte di risorse non vive, della vivente biosfera, dovrebbe auto-interrompersi, divenuta consapevole e responsabile della propria macchinistica incompatibile presenza.
Ma la meccanizzazione del lavoro umano non avvelena soltanto la Terra viva, la biosfera, avvelena anche gli umani (transumanisti a parte). Essa distrugge capitale sociale, distrugge le comunità umane che decompone rendendole individui reciprocamente estranei e competitivi. Invece che rendere sociali i proletari che formavano la forza-lavoro, il lavoro delle fabbriche li intontiva con le catene di montaggio come coi media televisivi e gli attuali social, impegnati in una radicale disumanizzazione.
Le lotte sindacali erano l’unico modo per unire questi lavoratori comandati dalla macchina termo-industriale che conquista con le colonizzazioni dopo l’Inghilterra e l’Europa anche gli Stati Uniti e il mondo intero. Una unica forma di vita che è alimentata dalle stesse risorse morte sotterranee, riversate dovunque nella biosfera viva. Non occorre scomodare i cicli climatici cosmici, basta avere gli occhi aperti per comprendere cosa sta succedendo. Questa civiltà meccanicistica ha dato al polo anglosassone una egemonia enorme. Tanto che non esiste nemmeno un polo latino. L’occidente lo comprenderebbe, perché esso sarebbe superato dal progresso delle macchine.
Qui ci viene in aiuto uno studioso americano che si chiama Robert Putnam.
Studiando le società egli coglie dei tratti distintivi molto evidenti, che caratterizza come ‘capitale sociale’. Egli avverte la differenza fra le società povere di capitale sociale, poco solidali e volte soprattutto a competere ed essere formate da individui, e le società ricche di capitale sociale, dotate di un senso di appartenenza che le porta alla solidarietà e a formare - specialmente di fronte a comuni difficoltà - un senso comunitario che le aiuta a superare i problemi maggiori e più urgenti. Nelle sue ricerche volte a caratterizzare queste differenze di capitale sociale definisce l’Italia come uno dei paesi maggiormente dotati di questo capitale sociale. Ma la cultura degli italiani, che deriva dalla loro storia culturale fondamentalmente civica, contraddistingue la cultura latina-per secoli diffusa nell’Europa intera, ma che caratterizza tuttora quei paesi latini che non hanno avuto la Riforma protestante: Spagna Portogallo Italia Grecia i paesi di cultura cristiana cattolica che anche nei confronti del lavoro industriale condividono una certa resistenza.
Non è un caso che i paesi dell’America Latina o quelli dell’Europa orientale e mediterranea, siano più vicini alla cultura dei latini, condividano anche la difficile accettazione della macchina termo-industriale. Quando giunge in Europa, la crisi finanziaria statunitense del 2008, colpisce prioritariamente quei paesi latini, ironicamente chiamati da alcuni giornalisti europei PIGS, che sono proprio quelli del polo latino e che avrebbero potuto uscire dalla UE senza la difesa dell’euro perseguita da Draghi.
Questa latina resistenza ad aiutare quel flusso di risorse morte che alimenta le macchine, la meccanizzazione del lavoro e le difficoltà del pianeta, andava aiutata, riconoscendo che potevano esserci modi diversi di produrre, con forme di vita differenti da quella della macchina termo-industriali. Queste avrebbero ridotto quel flusso mostruoso che, di fronte alle attuali difficoltà, saremo ragionevolmente spinti a interrompere, differenziando così le forme di vita nell’intero pianeta.
Sospendere la macchina termo-industriale non è la fine del mondo, potrebbe anzi migliorare le condizioni di quei paesi che troverebbero delle forme di vita molto più vicine alla loro tradizione culturale, e l’Italia è sicuramente tra queste. Non è che l’Italia non abbia sperimentato quelle civiltà industriali, specialmente nel Veneto dal 1815, ma erano tanto diverse da quelle anglosassoni le nostre che avremmo dovuto incoraggiare le loro differenze invece che cercare di adeguarle il più possibile a quelle anglosassoni.
Anche in alcuni miei precedenti articoli, pubblicati da Bassanonet, ho sostenuto che sarebbe molto importante che qualche città intermedia, come Bassano, si assumesse l’impegno di sperimentare forme di vita basate su economie più auto-sussistenti locali e meno interdipendenti e iper connesse, che sono proprio quelle che hanno fabbisogni energetici tanto spropositati da rendere così difficile il nostro futuro.
Il governo Draghi è caduto qualche giorno fa e molti pensano che la sua intelligenza avrebbe potuto aiutare l’Italia. Tante volte mi sono chiesto se le sue indubbie capacità avessero potuto aiutare l’Italia a riprendere la sua forma di vita latina, radicalmente diversa da quella termo-industriale anglosassone, o se invece - come quando salvò l’euro ‘whatever it takes’ - avesse in mente un adeguamento dell’Italia alle forme di vita di quei paesi a cui l’Italia non appartiene per la sua cultura, e certo - come abbiamo visto adesso - la cultura termo-industriale non poteva e non doveva essere generalizzata a tutti i paesi del mondo. Adesso sarà quella che soffrirà maggiormente la mancanza delle sue macchine.
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