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Cronaca di una morte annunciata
La nascita del marchio turistico di Bassano del Grappa significa la morte del Marchio d’Area?
Pubblicato il 20 lug 2025
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Con l‘amministrazione di Nicola Finco la città di Bassano del Grappa, BDG per gli affezionati, sta imboccando un percorso di cui appare nettamente tracciata la direzione: quella dell’autarchia turistica.
Un “fai da te” che si esprime non solo in pensieri e parole, ma anche in opere: prima la ristrutturazione (ancora in corso) dell’Ufficio IAT - Informazioni e Accoglienza Turistica per farlo diventare una “Porta dell’Accoglienza”, in conformità con l’omonimo progetto strategico della Regione Veneto, riservata esclusivamente all’accoglienza dei turisti che arrivano in città.
E poi il lancio, ufficializzato in conferenza stampa sabato scorso 18 luglio, del nuovo logo turistico “BDG. È tutto qui” che è stato concepito per promuovere Bassano del Grappa Città della Cultura 2025 ma che nelle dichiarate intenzioni del sindaco “è un nuovo brand promozionale con cui nei prossimi anni punteremo a promuovere a 360 gradi tutto il resto oltre alla cultura”.
Il logo è accompagnato da tutti gli slogan declinabili con la sigla BDG (“Bassano da Godere”, “Bassano da Guardare”, “Bassano da Gustare”, “Bassano da Giocare” e “Bassano da Girare”) e in queste cinque declinazioni si riassumono tutte le direzioni del nuovo racconto promozionale della città che l’amministrazione comunale intende proporre da qui agli anni a venire.
“Attraverso la nuova campagna BDG - ha dichiarato l’assessore comunale alla Cultura e al Turismo Giada Pontarollo - vogliamo ridisegnare la narrazione culturale e turistica di Bassano del Grappa, coniugando identità e innovazione, autenticità e attrattività.”
A dire il vero e per dirla tutta, la promozione turistica - che si rivolge all’enorme bacino d’utenza del pubblico nazionale ed estero - non rientra nelle competenze specifiche delle amministrazioni locali.
Non è il loro lavoro, che principalmente è invece quello di agevolare l’economia turistica nel proprio territorio di competenza attraverso le attività di progettazione e realizzazione delle manifestazioni, culturali e non, di interesse turistico che possano richiamare visitatori e soprattutto pernottamenti in loco.
I Comuni non vanno al BIT di Milano o alle altre fiere nazionali e internazionali del settore, non elaborano pacchetti di offerta turistica, non si occupano di destinazione turistica, non hanno come interlocutori diretti i tour operator.
Per questo motivo, dire che il logo comunale “BDG. È tutto qui” sia un brand di valorizzazione e promozione turistica è concettualmente improprio.
Diciamo invece che si tratta di un brand di “promozione d’immagine” della città, che è tutta un’altra cosa e che può diventare anche un veicolo di richiamo per il turismo nella misura in cui anche gli operatori privati, preposti alla promozione delle offerte nelle proprie strutture e all’accoglienza dei turisti che qui decidono di soggiornare, lo sentiranno e lo faranno proprio.
Ma ecco che, visto che il brand comunale è stato pubblicamente presentato e l’amministrazione Finco intende far ruotare attorno ad esso tutta la comunicazione promozionale della città, mi sento di porre una fatidica domanda.
La nascita del marchio turistico di Bassano del Grappa significa la morte del Marchio d’Area?
Si tratta cioè di una cronaca di una morte annunciata, citando il titolo del celebrato romanzo di Gabriel García Márquez?
In realtà, più che una domanda è un paradosso perché lanciare un interrogativo sulla morte del Marchio d’Area vuol dire ipotizzare la fine di un qualcosa che non è mai nato.
Ma più che al Marchio d’Area in sé, che ancora oggi è di casa nell’Isola che non c’è, mi riferisco alla possibile morte del progetto che ne sta alla base.
Vale a dire del progetto originariamente di iniziativa privata, con la collaborazione “mai attuata” dei Comuni del comprensorio, che da più di dieci anni - e cioè dal 2014 - sta arrancando nel tentativo di trasformarsi in risultato concreto.
Prima, e fino a qualche anno fa, su iniziativa del Tavolo di Marketing Territoriale “Territori del Brenta”, successivamente evolutosi nell’Associazione “Territori del Brenta”. Per la cronistoria completa di questa vicenda, nell’archivio degli argomenti di Bassanonet è disponibile la miriade di articoli e editoriali anche molto critici da noi dedicati negli anni alla questione.
Un progetto che poi è finito sospeso nel limbo di non meglio specificati “esperti” che nell’ambito delle pubbliche istituzioni (Comune di Bassano del Grappa, Unione Montana del Bassanese) avrebbero dovuto raccogliere il testimone di quell’esperienza per portare a casa il Marchio d’Area.
Che altro non è che il marchio identitario di un territorio che non solo è in grado di proporre una promozione strutturata e soprattutto unitaria per i flussi turistici ma ha anche elaborato un percorso partecipato di gestione sostenibile e condivisa del territorio stesso, partendo “dal basso” e cioè rendendo co-protagonisti di questo processo tutti i portatori d’interesse che, a diverso titolo, hanno un ruolo nella gestione del territorio e della sua attrattività.
Tra i vari “esperti” chiamati in causa per trasformare il Marchio d’Area da sogno in realtà, l’ultima della serie è la società trentina con la quale, come ha dichiarato il sindaco di Bassano Nicola Finco, “assieme all’IPA abbiamo avviato uno studio sul 14 Comuni dell’Intesa per arrivare finalmente al Marchio d’Area, dopo dodici anni di chiacchiere e litigi”.
Questa cosa Finco l’ha dichiarata in occasione dell’incontro per gli auguri di Natale con la stampa dello scorso dicembre 2024.
Ma da allora, dopo questo annuncio, anche gli sviluppi di questa notizia si sono persi tra le nebbie della Val Padana.
Come ho già riferito nell’articolo sulla conferenza stampa di presentazione del piano di comunicazione di Bassano del Grappa Città Veneta della Cultura 2025 e del contestuale lancio del nuovo brand turistico della città, qualcuno tra le file della stampa ha chiesto se il nuovo logo “non c’entri col Marchio d’Area”.
Il sindaco Nicola Finco ha risposto così:
“Il Marchio d’Area sta andando avanti con Bassano del Grappa come capofila. È un processo che è in corso e per il Marchio d’Area si vedrà. Questo logo non è alternativo al Marchio d’Area. La città ha un suo marchio turistico e penso che sia una cosa naturale.”
Sempre Finco nella sua risposta non ha escluso che in futuro, ovviamente con l’accordo degli altri Comuni, il marchio BDG possa diventare anche il Marchio d’Area del territorio, facendo l’esempio - non proprio calzante rispetto alla nostra situazione - del Marchio di localizzazione unitaria “Südtirol”.
Sinceramente, però, vedo assai improbabile che il secondo Comune del nostro comprensorio per importanza turistica, e cioè Marostica, vada in giro a promuoversi con il brand di Bassano del Grappa.
Dalle parole del primo cittadino si evince un’impressione molto marcata: quella che il Marchio d’Area sia una questione ereditata dalle due precedenti amministrazioni, probabilmente controvoglia, ma non ancora assimilata.
Anche e soprattutto perché il processo di costituzione del Marchio d’Area non è un atto burocratico d’ufficio, ma necessita del coinvolgimento della controparte degli operatori e portatori d’interesse privati che fino adesso sono rimasti esclusi dal discorso.
Mentre per il marchio “BDG. È tutto qui.”, fatto in casa in quattro e quattr’otto (o per meglio dire in quattro mesi dopo la nomina lo scorso marzo di Bassano a Città Veneta della Cultura 2025) per opera dell’agenzia di comunicazione incaricata dall’amministrazione comunale, si spalancano le porte della visibilità ad oltranza, in modalità autoreferenziale per l’amministrazione stessa prima ancora che promozionale per la città.
In definitiva, io non so ancora se la nascita del marchio turistico di Bassano del Grappa significhi la morte del progetto del Marchio d’Area.
Tuttavia le due cose, messe assieme, stridono assai.
È come se il Marchio ombrello “Südtirol”, citato dal sindaco in conferenza stampa, oppure il Marchio d’Area “Terre di Asolo e Monte Grappa” convivessero con i Marchi turistici dei singoli Comuni vi fanno riferimento, che ovviamente non esistono.
E qui a Bassano è un contrasto sufficiente a far imboccare al progetto del Marchio d’Area il definitivo viale del tramonto.
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