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Caspita: il KGTich è sempre in azione, anche nei giorni festivi.
E ieri, soleggiata domenica di maggio, i miei agenti segreti (addirittura tre, da tre basi di spionaggio diverse) mi hanno inoltrato un articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Il Fatto Quotidiano.
Titolo: “Giustizia, a ciascuno il suo “tribunalino” (per sottosegretario)”.
L’incontro a Roma della delegazione pedemontana con ministro, viceministro e sottosegretari alla Giustizia (archivio Bassanonet)
L’articolo è a firma di Liana Milella, giornalista di lunga esperienza nei palazzi di giustizia, definita in un’intervista de Il Dubbio del 2024 “la giornalista con la toga”.
Ed offre una chiave di lettura del tutto inedita sull’ormai famoso disegno di legge del Ministero, più volte annunciato, per “la riapertura di alcune sedi soppresse rispetto alla riforma del 2012” (citazione dalla risposta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, lo scorso 9 gennaio in Senato, all’interrogazione presentata dal sen. Pierantonio Zanettin).
Tra queste “sedi soppresse” da riattivare, come sanno ormai anche i sassi del Brenta, c’è il Tribunale di Bassano del Grappa, nella sua versione Magnum di Tribunale della Pedemontana.
Ma anche altri tre Tribunali soppressi dalla riforma Severino del 2012, col Governo Monti, su legge delega del Parlamento al Governo approvata l’anno prima dalla maggioranza di centrodestra dell’ultimo Governo Berlusconi: Alba (Cuneo), Lucera (Foggia) e Rossano-Corigliano (Cosenza).
Dei 37 Tribunali periferici tagliati nel 2012 in tutto lo Stivale, e accorpati ai Tribunali delle rispettive città capoluogo, Bassano-Alba-Lucera-Rossano sono i Fantastici Quattro che dovrebbero resuscitare per volontà politica degli attuali gestori del dicastero di via Arenula nella capitale.
Già: perché questi e non invece e ad esempio - aggiungo io - Chiavari (Genova), Crema (Cremona), Tolmezzo (Udine), Camerino (Macerata), Melfi (Potenza), Orvieto (Terni), Vigevano e anche Voghera (Pavia), Modica (Ragusa) oppure Ariano Irpino (Avellino), solo per citarne alcuni?
Tutti i Tribunali cancellati nel 2012 che ho appena citato, come tutti gli altri che ho omesso dalla lista, sono stati o sono ancora oggetto di mobilitazioni a livello locale per il loro ripristino, rappresentate a Roma dai rispettivi parlamentari di riferimento territoriale, di qualsiasi colore politico.
Una “guerra dei soppressi” che fa presagire come l’approvazione in Parlamento del disegno di legge del Governo sui 4 Benedetti dal Ministero, quando verrà finalmente presentato, non sarà certamente una strada in discesa.
Ma questa è (o sarà) un’altra storia.
Ritorno pertanto alla domanda iniziale: perché sono questi i quattro prescelti e non qualcuno degli altri?
Leggendo l’articolo de Il Fatto Quotidiano, si evince che la vicenda presenta i tratti di una questione di pura e semplice geopolitica, nel senso letterale della politica abbinata alla geografia.
In questa sede non riproporrò tutto l’insieme delle argomentazioni dell’articolo del quotidiano, che chiunque può recuperare sulla rete.
Mi concentro su alcuni aspetti che chi si sta occupando incessantemente della questione del Tribunale della Pedemontana e con particolare frequenza negli ultimi due anni, come il sottoscritto, ha il dovere di tenere in considerazione, anche in virtù di diversi miei precedenti editoriali sull’argomento.
L’analisi di Liana Milella parla di una vera e propria spartizione di “tribunalini” a beneficio politico dei tre sottosegretari alla Giustizia.
A cominciare proprio dal Tribunale della Pedemontana, ottenuto dal sottosegretario leghista veneto Andrea Ostellari, padovano di Campo San Martino, che in passato al vecchio Tribunale di Bassano del Grappa, come ben sappiamo, era stato viceprocuratore onorario.
Il Tribunale di Alba, in Piemonte, a suo tempo accorpato ad Asti e non a Cuneo, risorgerebbe invece per volontà politica del sottosegretario Andrea Del Mastro Delle Vedove, di Fratelli d’Italia, piemontese nato a Gattinara (Vercelli).
Mentre il Tribunale di Lucera, in Puglia, accorpato a Foggia, è “zona” del potente terzo sottosegretario, che ufficialmente riveste l’incarico di viceministro, Francesco Paolo Sisto, forzista di Bari.
Come rileva l’articolista, Lucera dista meno di 20 km da Foggia e la cosa sarebbe stata fatta notare dal Quirinale che sull’annunciato Ddl del Governo “avrebbe già avuto da ridire”.
E Rossano-Corigliano, detto anche Rossano Calabro?
Qui entra in gioco il nome dell’influente senatore di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani, rossanese, entrato in Commissione Giustizia “con l’unico obiettivo, che ripete spesso ai colleghi, di riaprire Rossano”.
A quanto pare ci è riuscito, se è vero che nel dossier sulle riaperture c’è anche la Rossano degli altri.
Ergo: per la autorevole articolista, “l’operazione “tribunalini” stavolta abbraccia, nella ragnatela degli interessi, tutto lo staff politico di via Arenula”.
Tra le varie cose, Liana Milella punta il dito su un’operazione “non compatibile col bilancio di toghe, personale, mezzi”, da finanziare con fondi che nel Ddl non vengono indicati, al punto che il Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze, retto dal leghista Giancarlo Giorgetti) “lamenta inadeguate coperture”.
Nell’articolo compare anche una nostra vecchia conoscenza: il senatore vicentino forzista Pierantonio Zanettin, notoriamente contrario all’istituzione del Tribunale della Pedemontana, autore della famosa interrogazione a cui ha risposto lo scorso 9 gennaio il sottosegretario Delmastro Delle Vedove e portabandiera politico di quello che a Bassano del Grappa viene bollato come “il fronte del No”.
Il quale lamenta che lo “scatolone vuoto” del nuovo Tribunale di via Marinali è stato concepito nel 1999, “26 anni fa”, con i numeri di allora che prevedevano “10 giudici e 36 amministrativi” mentre “il faraonico Tribunale della Pedemontana prevede 28 giudici, 84 amministrativi, 10 pm e altri 36 amministrativi”.
Il tutto mentre il sottosegretario Ostellari cita “sopralluoghi positivi”.
Tutte cose che Bassanonet ha già scritto e riscritto, ma che adesso trovano attenzione anche sul piano nazionale.
In conclusione, avviso ai naviganti: l’articolo de Il Fatto, ovviamente, non è il Vangelo.
E come tutti gli articoli giornalistici che offrono una particolare lettura di una determinata questione, è aperto alle osservazioni e alle critiche di chi la pensa diversamente.
Ma presenta una tesi, quella della suddivisione geopolitica delle sedi da riaprire, che oggettivamente è difficile da smontare.
Giustizia di prossimità?
Direi piuttosto consensi di prossimità.
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