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La Salita del Costo

“Il fallimento degli ottimisti”: il gruppo PD in consiglio regionale presenta i numeri “del costo esorbitante” della Superstrada Pedemontana Veneta rispetto alle stime del 2017 “senza che nessuno ne chieda conto al presidente Zaia”

Pubblicato il 12 nov 2024
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Fino adesso ero rimasto fermo al silenzio degli innocenti. Adesso arriva anche il fallimento degli ottimisti.
Così viene definita la Superstrada Pedemontana Veneta dal gruppo del Partito Democratico in consiglio regionale, che a Palazzo Ferro Fini a Venezia tiene una conferenza stampa a ranghi riuniti sull’argomento.
E questo perché per il gruppo PD, numeri alla mano, la situazione che si sta delineando per l’infrastruttura a pedaggio “è frutto di conti e stime sbagliati”.

Un tratto della SPV (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)

Parliamo dunque della Salita del Costo, che non c’entra nulla con l’omonima strada, tanto amata dai motociclisti, che da Piovene Rocchette e Caltrano sale su per l’Altopiano di Asiago.
“Il presidente Zaia sta cercando di glissare e nascondere, con il suo solito stile, la voragine finanziaria gigantesca che si sta aprendo nelle casse regionali a causa della Superstrada Pedemontana Veneta - esordisce la capogruppo regionale PD Vanessa Camani -. Ma le cifre e le condizioni alle quali la Regione del Veneto deve e dovrà sottostare per i prossimi anni dicono solo una cosa; la Pedemontana segna in maniera inequivocabile il fallimento degli ottimisti.”
“L’ottimismo non è una categoria che può essere applicata ai bilanci e alle risorse pubbliche - osserva infatti la capogruppo -. E ciò che emerge oggi dagli obiettivi numeri di bilancio e dalle stile aggiornate è la grande certezza del costo esorbitante dell’opera per i primi tre anni e la grande incognita rappresentata da come pagheremo quest’opera in futuro.”
“Le stime previste nel Terzo Atto Convenzionale del 2017, per quanto riguarda i proventi da traffico - prosegue -, sono infatti sbagliate, come da noi ampiamente previsto e denunciato, e di conseguenza anche gli impatti sul bilancio della Regione.”

E allora vediamole, queste stime.
Come spiega Camani, in base alle previsioni iscritte nel bilancio 2025-2027, la giunta regionale prevede che per i tre prossimi anni la Pedemontana costerà alle casse pubbliche 113 milioni di euro.
A questi però vanno sommati i 44 milioni del 2024, pari alla differenza tra gli incassi che la Regione assume dai pedaggi effettivi e presunti e il canone che deve pagare al concessionario.
“In totale - rimarca la capogruppo Dem - arriviamo alla cifra record di 157 milioni, quando le previsioni del 2027 prevedevano un esborso di “soli” 45 milioni. Un’operazione, dunque, che nei primi tre anni e dieci mesi costa 112 milioni in più del previsto, senza che nessuno ne chieda conto al presidente.”
“Il fatto che un debito così significativo ricade sul bilancio della Regione assume contorni ancora più gravi perché la mannaia si abbatte in una fase di estrema ristrettezza economica, con un bilancio regionale già alla canna del gas, tanto che Zaia, inevitabilmente, malgrado i suoi proclami “Tax free”, ha dovuto ricorrere all’aumento dell’Irap, oltre a dover attingere, per riuscire a pagare il deficit, alle riserve messe a disposizione da CAV.”
Dove per CAV, spiego io, si intende Concessioni Autostradali Venete.

“I numeri presentati dalla nostra capogruppo sono assolutamente chiari e dimostrano inequivocabilmente come la Pedemontana sia frutto di una convenzione nata male”, interviene il vicepresidente della Seconda commissione consiliare (Infrastrutture e Trasporti) Jonathan Montanariello.
“La realtà è che l’amministrazione regionale manca di una visione complessiva, di una governance unica delle infrastrutture - afferma -. Sono state infatti realizzate, negli ultimi anni, opere avulse e non collegate tra loro. Questo ha impedito di mettere in rete il sistema infrastrutturale veneto, distinguendo tra le opere funzionali allo sviluppo economico della Regione e quelle necessarie a rispondere alle esigenze quotidiane dei cittadini.”
Secondo Montanariello “il problema non è la Pedemontana in sé” ma “a quanti interventi di sicurezza e si sviluppo infrastrutturale saremo costretti a rinunciare nei prossimi trent’anni, a fronte di questo indebitamento”.
“Penso solo - conclude - al mancato completamento della Provinciale 9, unica alternativa alla Romea.”
Per la consigliera Chiara Luisetto “la Pedemontana è una strada che stiamo pagando tante volte e pensare che nella prima convenzione era stata addirittura promessa la gratuità per tutti i residenti”.
“La Superstrada - osserva Luisetto - rappresenta una pesante ipoteca per i conti della Regione, e non è stata neppure realizzata bene: pensiamo alla galleria di Malo.”

Intervengono anche gli altri consiglieri del gruppo e Francesca Zottis pone l’accento sul fatto che “a monte, è stata sbagliata la stima dei flussi di traffico e questo errore si è riverberato, a cascata, su tutto il resto.”
Anna Maria Bigon allarga il tiro e evidenzia che “con i soldi della Pedemontana la Regione avrebbe potuto fare molto per la non autosufficienza.”
“Avevamo chiesto 100 milioni e ci hanno risposto che non c’era disponibilità in bilancio, mentre ne sono stati stanziati 112 per la Pedemontana - rivela -. Paghiamo la cattiva programmazione.”
E non può esserci conferenza stampa del gruppo regionale del Partito Democratico sulla SPV senza l’intervento di Andrea Zanoni, il consigliere che alle vicissitudini della Pedemontana ha sempre dedicato un occhio di riguardo.
“Numeri alla mano - dichiara Zanoni -, nei prossimi anni il buco medio per le casse regionali sarà di 170 milioni: a fronte dei 300 milioni di canone medio da riconoscere all’ente gestore, solo 130 milioni potranno essere incamerati dai flussi di traffico.”
“E ricordiamo le criticità sollevate dalla Corte dei Conti, come le opere complementari non più finanziate - aggiunge -. È stata sacrificata la metropolitana di superficie e la sicurezza delle infrastrutture.”

“Questa “operazione verità” non vuole essere una manovra depressiva e pessimista, come direbbe il presidente Zaia - chiarisce Vanessa Camani -. Vuole essere invece un momento di riflessione sulla questione politica cruciale, sul peccato originario di questa operazione.”
“Con la definizione del Terzo Atto Convenzionale - incalza la capogruppo - si è infatti deciso di ribaltare a sfavore del pubblico il meccanismo del project financing: entrate certe per il privato (canone) e incertezza e rischio di impresa per il pubblico (entrate da pedaggi).”
“L’ottimismo - commenta Camani - è senza dubbio un’ottima predisposizione umana, ma diviene metodo pericoloso se applicato ai conti pubblici.”

In conclusione, a giudicare da tutti gli interventi dei consiglieri regionali del gruppo Dem sulla SPV, mi tocca cambiare il noto modo di dire, ovvero:
“L’ottimista è colui che vede il bicchiere mezzo pieno, mentre il bicchiere non c’è proprio.”

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