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PoveraItalia.it
Nel sito del governo dedicato alla promozione turistica del nostro Paese, i capolavori in prestito della mostra di Canova e il Laocoonte dei Musei Vaticani “inseriti” nelle collezioni permanenti del Museo Civico di Bassano
Pubblicato il 27 apr 2023
Visto 9.787 volte
“Italia. Open to meraviglia”.
Come slogan della campagna promozionale non è niente male e sulla prima schermata della home page compare la Venere di Botticelli in shorts, in scarpe da ginnastica e in bicicletta con il Colosseo sullo sfondo.
Qui siamo al top della promozione del Bel Paese, egregi lettori. Top per modo di dire.
Il Laocoonte dei Musei Vaticani inserito tra le collezioni del Museo Civico di Bassano su Italia.it
Sto parlando di Italia.it, il portale-monstre del governo italiano, consultabile anche in spagnolo e in inglese, che contiene - come si legge nel portale stesso - “tutte le informazioni di cui hai bisogno per programmare un viaggio in Italia o per conoscere le nozioni base per visitarla al meglio”.
Mi riferisco a una delle tante cattedrali nel deserto del Bel Paese medesimo.
Italia.it, l’hub digitale del turismo italiano, gestito dall’Enit, è innanzitutto un pozzo senza fondo di impiego di risorse pubbliche, ma di insufficiente efficacia, chiuso e riaperto a più riprese. Nato nel 2004 su impulso dell’allora governo Berlusconi, per la sua realizzazione e sviluppo sono stati spesi tra i vari governi quasi 50 milioni di euro, a cui l’anno scorso se ne sono aggiunti altri 114 dal Pnrr per apportare “miglioramenti”.
Il perché della parola scritta tra virgolette lo capirete presto.
Ne scrivo prendendo spunto dall’interessante articolo che è stato pubblicato oggi nella cronaca vicentina del Giornale di Vicenza e che mette a nudo le incredibili inesattezze del portale governativo nei riguardi della città di Vicenza.
È un’autentica fiera delle imprecisioni: il Teatro Olimpico collocato in piazza dei Signori, Palladio che per la Basilica Palladiana nella stessa piazza fu incaricato di riprogettare l’antico “Palazzo della Regione” (e non della “Ragione”) che “vide completato prima di morire” (non è vero). E ancora la città di Castelfranco Veneto collocata in Provincia di Vicenza, Villa Caldogno presentata con una foto di piazza dei Signori, la pagina dedicata alle “ville del basso vicentino” corredata di una foto della loggia Valmarana, al Giardino Salvi nel capoluogo berico. E altre cavolate ancora. “Inorridisco nel vedere errori così marchiani nel sito del governo”, commenta al GdV il senatore vicentino Pierantonio Zanettin.
L’europarlamentare vicentino e già sindaco di Vicenza Achille Variati, con un comunicato trasmesso oggi in redazione, afferma al tal riguardo che “l’immagine dell’Italia all’estero ne esce danneggiata, come danneggiati e offesi sono i territori”.
“Era inevitabile: le polemiche sulla disastrosa campagna promozionale turistica “Open to meraviglia” sono arrivate anche nel territorio - dichiara Variati -. E ci sarebbe da ridere, se non fosse stata finanziata dal governo con 9 milioni di euro.” “Non è così, con questa cialtroneria, che si fa promozione turistica - aggiunge l’eurodeputato -. Usando strumenti inadeguati, pubblicando contenuti elaborati in automatico e senza alcun controllo.”
“Contenuti elaborati in automatico”: l’unica spiegazione logica per la produzione di simili sfondoni è infatti l’elaborazione dei contenuti di testo e di immagine con lo strumento dell’intelligenza artificiale, tipo ChatGPT e simili, che se non mediata da un oculato intervento di supervisione umana può corrispondere alla stupidità naturale.
Come sempre, di fronte a queste meravigliose notizie, non resisto.
Incuriosito da cotanti svarioni in quello che dovrebbe essere il Vangelo ufficiale dell’Italia turistica, e anche stimolato dalla segnalazione di un nostro fedele e affezionato lettore, vado quindi su Italia.it e nello spazio “cerca” digito e clicco “Bassano del Grappa”.
Ma guarda un po’: per il turista che sul mega portale del governo vuole scoprire le bellezze di Bassano del Grappa non c’è una pagina specifica dedicata al Ponte.
Del Ponte si parla, ma brevemente e all’interno del primo capitoletto intitolato “Panoramica. Ponte di memoria tra passato e presente”.
Si legge: “Tappa obbligata della visita è sicuramente lo storico ponte in legno coperto, simbolo della città. Ponte Vecchio, conosciuto anche come Ponte degli Alpini, sorge nel punto in cui il fiume Brenta si restringe maggiormente. Nel 2019 è stato inserito nella lista dei Monumenti Nazionali.”
Seguono un altro paio di righe nelle quali si invita a visitare “il piccolo Museo del Ponte degli Alpini” (errato: è il Museo degli Alpini, che è tutt’altra cosa). Ma il nome di Andrea Palladio, primo progettista documentato del Ponte di Bassano, non viene citato neanche a pagarlo.
Le altre pagine di Italia.it correlate alla nostra città sono un mix di varia umanità: il volo libero sul Massiccio del Grappa, la regione Veneto attraverso la pizza di Renato Bosco (???), in Veneto in bici tra bellezze storiche e artistiche, il Museo Civico, l’Archivio di Stato, la Torre Civica, Palazzo Sturm col Museo della Ceramica G. Roi e col Museo Remondini.
Non viene menzionato il Castello degli Ezzelini, come pure il viale dei Martiri e il Tempio Ossario. E con buona pace del Consorzio di Tutela e di Confcommercio non viene neppure nominato l’Asparago: forse il governo si è perso la puntata sul Ponte di MasterChef Italia.
In compenso, per completare l’ebbrezza di una visita in città, c’è una pagina dedicata al Museo della Grappa Poli.
C’è anche una seconda pagina di voci correlate: sono quattro in tutto e corrispondono alla promozione di 4 Ristoranti di Bassano. 4 Ristoranti… L’ho scritto così, con il numero, perché mi suona familiare. Dove ho già sentito questo nome?
Fin qui però niente di trascendentale: non è la prima e non sarà l’ultima volta in cui la nostra città viene presentata in modo, per così dire, vario ed eventuale.
L’effetto gravitazionale per gli arti superiori (quello cioè che ti fa cadere le braccia) si manifesta quando si clicca sulla pagina di Italia.it dedicata al Museo Civico di Bassano, che però nelle versioni del sito in inglese e in spagnolo...magicamente scompare.
Digito infatti nuovamente “Bassano del Grappa” sul sito, prima in modalità English e poi in modalità Español, ma per entrambe le lingue alcune pagine presenti nella versione italiana non ci sono, compresa quella relativa al Museo.
Provo ancora a digitare “Museo Civico di Bassano del Grappa” su Italia.it in spagnolo.
Viene fuori la scritta: “No se ha encontrado ningún resultado”.
Ma forse, come capirete dalle prossime righe, è meglio così.
Nella pagina online in italiano sul Museo cittadino del portale governativo “Open to meraviglia” la scheda di testo, in qualche modo e per fortuna, presenta in sintesi l’istituzione museale senza apparenti spropositi.
Un sospiro di sollievo che si trasforma però in un grugno di imbarazzo guardando le foto correlate, relative alle sale espositive e al patrimonio del mostro Museo, che sono state pubblicate alla membro del miglior amico dell’uomo (non posso scrivere la frase effettiva perché non sarebbe elegante).
Tra le opere d’arte fotografate e da “ammirare” recandosi al Museo Civico - visto che il portale fornisce al turista “tutte le nozioni base per visitare l’Italia al meglio” - c’è infatti nientemeno che il Laocoonte.
Vale a dire la copia romana, conservata nei Musei Vaticani, del celebre gruppo scultoreo dell’antica Grecia che immortala con plastica maestosità l’episodio narrato nell’Eneide del sacerdote troiano Laocoonte e dei suoi figli, assaliti e stritolati da due enormi serpenti marini, per volere della simpatica dea Atena, perché il sacerdote aveva dubitato del Cavallo di Troia: il pacco regalo omaggiato dai greci alle porte della città.
Forse per questo è nato il detto che a caval donato non si guarda in bocca.
Italia.it evita accuratamente di spiegare che quel Laocoonte fotografato come patrimonio del Museo Civico è stato sì esposto al Museo di Bassano, ma tra le opere della grande mostra “Io, Canova. Genio Europeo”. Precisamente nella sezione dedicata alle opere d’arte requisite dalle spoliazioni di Napoleone e portate a Parigi, poi riportate in Italia nel 1815 da Antonio Canova nella sua missione diplomatica “impossibile” ma straordinariamente riuscita, su incarico di Papa Pio VII, di recupero in terra francese del maltolto napoleonico nel momento in cui l’ex imperatore fu relegato a Sant’Elena.
Non si tratta di un errore isolato. Delle dieci foto pubblicate e relative al patrimonio del Museo Civico di Bassano, ben quattro si riferiscono alla mostra di Canova terminata ormai un mese e mezzo fa. C’è anche, tra le foto dei capolavori di presunta proprietà del Museo, quella che ritrae l’Endimione dormiente, il rilucente marmo del genio di Possagno concesso in prestito alla città di Bassano per l’esposizione del Bicentenario Canoviano dalla collezione Devonshire di Chatsworth House in Gran Bretagna.
Non ci siamo proprio. Da Vicenza a Bassano, e chissà per quante altre città e località di interesse turistico del Bel Paese, il portale governativo regala perle di superficialità abissale. PoveraItalia.it.
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