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Bella anzi bellissima lingua ma brutta bestia, la lingua italiana.
Ordine delle parole, scelta dei verbi e degli aggettivi, equivocità di significati, inserimento della frase nel contesto del periodo, eccetera.
Sono tutte insidie che possono portare a dei veri e propri tranelli di interpretazione del discorso.
Una veduta parziale dell’area di San Lazzaro interessata dalla richiesta di variante urbanistica produttiva (foto Alessandro Tich)
Una di queste è la cosiddetta “ambiguità sintattica”. E cioè la proprietà di quelle frasi o serie di frasi per le quali può essere fornita più di un’interpretazione, a causa dell’ordine dei concetti espressi.
È quello che accade per una dichiarazione a mezzo stampa del sindaco di Bassano del Grappa Elena Pavan, di cui oggi il Giornale di Vicenza ha pubblicato l’intervista di fine anno, condotta dal collega Alessandro Comin.
Rispondendo a una domanda sulla questione della variante produttiva a San Lazzaro il sindaco Pavan, tra le altre cose, a riguardo dei terreni oggetto della richiesta urbanistica delle industrie interessate ha testualmente dichiarato quanto segue:
“E poi bisogna conoscere bene la situazione: quei terreni sono in un luogo infelice, già deputati a insediamento produttivo.”
Io questa parte di dichiarazione l’ho capita così: quei terreni di San Lazzaro sono “un luogo infelice” perché destinati a dare spazio a dei nuovi stabilimenti.
Magari la scelta dell’aggettivo è stata “infelice”, ma per me il concetto espresso è questo.
Tuttavia c’è chi questa frase l’ha capita in un modo diverso, facendo scatenare in anticipo i botti di fine anno. È il segretario del Circolo di Bassano del Grappa del Partito Democratico Luigi Tasca, secondo la cui lettura della dichiarazione a mezzo stampa il “luogo infelice” espresso dal sindaco sarebbe invece l’intera frazione di San Lazzaro.
Detto da un primo cittadino, sarebbe un boomerang elettorale clamoroso.
Ma, come vedremo, è proprio una questione di interpretazione del discorso.
Ma veniamo, innanzitutto, alle reazioni di Tasca e del PD.
Questa mattina il segretario cittadino del partito di opposizione ha lanciato i primi strali con un post su Facebook.
“Tra i grandi successi e le nuove sfide - esordisce Luigi Tasca in merito all’intervista al sindaco - l’ultimo argomento è San Lazzaro: si rammarica che non ci sia stato dibattito in città, non ce n’è stato il tempo. Ma badate bene la colpa NON È MAI della povera sindaco Pavan ma dei privati che protestano e delle aziende che non spiegano bene.”
“Ma la vera perla - è il passaggio più polemico del post - deve ancora arrivare, cari amici di San Lazzaro, ma aggiungerei anche Marchesane, Q.re Prè e gli altri quartieri periferici con insediamenti produttivi di Bassano: i vostri quartieri, i vostri campi, le vostre case sono posti in “luoghi infelici”. Riva Bianca è un “luogo infelice”.”
“Penso che rispetto a quest’uscita si sia raggiunto il picco della pochezza con cui la nostra sindaco tratta le questioni amministrative (ma anche le persone) - incalza Tasca -: è un’uscita stupida, volgare, irrispettosa. Si possono anche voler far costruire i capannoni, ma le persone e i luoghi anche se non ti piacciono vanno rispettati.”
“Buon ultimo dell’anno sindaco - conclude ironicamente il post del segretario del PD di Bassano -, passi un buon tempo lontana da questi luoghi infelici.”
Fin qui la reazione pubblica di Luigi Tasca. A proposito: “la nostra sindaco” e “si possono anche voler far costruire i capannoni”: è pane per i denti dell’Accademia della Crusca.
Ma, a quanto pare, non c’è uno senza due.
All’ora di pranzo è infatti pervenuto in redazione un comunicato stampa ufficiale del Circolo di Bassano del Grappa del Partito Democratico.
Riguardo alla “frase infelice” sul “luogo infelice”, considerata “la parte più grave di questa intervista”, il PD cittadino afferma: “Vorremmo spiegare alla Sindaca che non esistono luoghi infelici a Bassano e tantomeno cittadini di serie B che devono rassegnarsi alla pessima amministrazione del suo operato. E che l’espressione “luoghi infelici” è una gravissima mancanza di rispetto verso Bassano e i bassanesi, tutti.”
“Come Circolo del Partito Democratico di Bassano - prosegue il comunicato - riteniamo che la misura sia colma, che Elena Pavan rispetti il 2024 per chiudere il suo mandato e dia le dimissioni.” “Dichiarare che l’area di Riva Bianca è un luogo infelice - continua la nota del PD - non può far parte del ragionamento di chi dovrebbe difendere il diritto al benessere di tutti i bassanesi.”
“Bassano del Grappa - conclude il Partito Democratico - non merita una Sindaca che non difende la volontà dei suoi concittadini e meno ancora una Sindaca che considera parte della sua città un “luogo infelice”. È il momento di fare un passo indietro.”
Per la serie: Infelice Anno Nuovo.
Ricapitolando: il sindaco Pavan dichiara al GdV che i terreni di San Lazzaro oggetto della richiesta di variante urbanistica da parte delle aziende “sono in un luogo infelice, già deputati a insediamento produttivo”.
La lettura numero uno - e cioè quella di chi vi scrive - è che “l’infelicità” della situazione è limitata alla pur ampia area attualmente ad uso agricolo del quartiere-frazione in cui MEB e AGB, da una parte, e Pengo dall’altra vorrebbero costruire nuovi insediamenti logistici e produttivi, strategicamente a ridosso della Superstrada Pedemontana Veneta.
La lettura numero due - e cioè quella del PD di Bassano - interpreta invece l’espressione “luogo infelice” tirata fuori dal sindaco come un epiteto esteso a tutto San Lazzaro, con tutti i suoi campi e con tutte le sue case, allargando il tiro - per proprietà transitiva - anche a “Marchesane, Q.re Prè e gli altri quartieri periferici con insediamenti produttivi di Bassano”.
Insomma: Campagna Infelix, versione riveduta e corretta di Campania Felix.
Personalmente io mi rifiuto di pensare che la sindaca Elena Pavan sia così sprovveduta da dichiarare che un’intera frazione della sua città sia “un luogo infelice”.
E lo scrive chi, come me, in questi oltre tre anni di mandato amministrativo non è certamente stato tenero nei confronti del primo cittadino.
Ma come ho già anticipato, ci troviamo di fronte a un caso di ambiguità sintattica, con risvolti politici, che fa davvero scuola. Polemiche e attacchi che non avrebbero avuto ragione di esistere se il sindaco avesse pronunciato la sua dichiarazione con un diverso ordine delle parole. E cioè, ad esempio:
“E poi bisogna conoscere bene la situazione: quei terreni sono già deputati a insediamento produttivo, sono in un luogo infelice.”
In questo caso nessuno avrebbe dubitato che “l’infelicità” si riferisce propriamente all’area sulla quale pendono i possibili progetti dei nuovi stabilimenti e non all’intera frazione che la contiene e la circonda.
Nominando invece prima “il luogo infelice” e poi il possibile destino di quei terreni, come ha fatto, il sindaco ha reso possibile il meccanismo percettivo linguistico della lettura opposta.
Vedete dunque cosa succede quando l’ordine sintattico dei concetti viene espresso in modo ambiguo? Si creano equivoci e, così facendo, il sindaco Pavan ha prodotto l’effetto di essere interpretata a seconda del caso. Porgendo involontariamente in un vassoio d’argento al partito di opposizione lo spunto, in stile “Il Gladiatore”, per scatenare l’inferno.
Quindi, in conclusione, mi raccomando: evitiamo tutti - io per primo - le ambiguità sintattiche nei nostri discorsi e nei nostri scritti. Faremo così a meno di essere fraintesi e soprattutto di produrre perle come quella che viene indicata dalle sacre scritture come un memorabile esempio di doppia percezione del significato generata dall’ordine delle parole:
“Si vendono letti di ferro per bambini con palle d’ottone”.
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