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Ore 8.30 della mattina. Suona il campanile della chiesa di Santa Giustina e scatta l’ora X dell’assalto delle Sturmtrippen.
È una tradizione consolidata della Sagra della Madonna Fredda a Solagna che si svolge oggi, 8 dicembre, per la Festa dell’Immacolata.
Sotto il tendone della Pro Loco allestito di fianco alla chiesa vengono impiattate, calde e fumanti, le prime trippe della lunga giornata.
Foto Alessandro Tich
Il rito va in scena così di buonora per consentire agli ambulanti delle bancarelle di mandorlato e dolciumi di rifocillarsi prima di dedicarsi alla vendita al mercato.
È una colazione strong, non c’è che dire. Ma niente paura: per chi preferisce un’alimentazione meno impegnativa e più leggera c’è sempre l’alternativa del musetto con i crauti.
Sono le prime ore di una giornata della Madonna Fredda di nome e di fatto.
Nella stagione autunno-inverno nel centro di Solagna il sole spunta tardi, dopo le 11, e a quest’ora del mattino il paese si presenta in versione The Dark Side of the Moon.
È il monte Cornon, che domina Solagna a poca distanza dalla chiesa, che fa da barriera alla luce diretta del sole. Mentre Pove del Grappa, che si trova di là Dalmonte (gioco di parole per gli autoctoni), alla stessa ora nei giorni di bel tempo è soleggiato come la spiaggia di Copacabana. Toda joia, toda beleza.
Qui a Solagna invece no: il paese è in ombra, tira l’aria della Valle, la temperatura è ancora bassa ed è consigliabile uscire con giubbotto imbottito e bareta fracà sulla testa.
In questa festosa e freddolosa cornice di sagra paesana dell’8 dicembre c’è anche chi arriva da fuori e sfida i rigori dell’imminente inverno per provare la trasgressiva ebbrezza delle trippe di primo mattino. Sono i sindaci del comprensorio, invitati dal collega di Solagna Stefano Bertoncello a partecipare al rito conviviale. Primi cittadini che, verso le 9, cominciano ad arrivare alla chetichella.
Oltre a Bertoncello, il padrone di casa, ci sono - in ordine alfabetico di cognome - Enrico Costa (Colceresa), Francesco Dalmonte (Pove del Grappa), Matteo Mozzo (Marostica), Elena Pavan (Bassano del Grappa) e Germano Racchella (Cartigliano). Più tardi si aggiungerà anche il sindaco di Romano d'Ezzelino Simone Bontorin.
Poco dopo le 9 i Cavalieri della Tavola Squadrata sono giunti a destinazione e la Conferenza dei Sindaci con trippa può avere inizio. Anche se in realtà Elena Pavan le trippe non le mangia e opta invece per un breakfast alla solagnese con musetto e crauti.
Passo al tendone della Pro Loco per un saluto ai mattinieri ospiti, intenti a degustare all’ora del cornetto e cappuccino le calorose frattaglie degli stomaci dei bovini.
Sono alcuni dei protagonisti dei miei articoli, perbacco, non si può non esprimere loro un deferente omaggio in campo neutro. Quando mi vedono capiscono già che può tirare aria di articolo e Germano Racchella fa partire il toto-titolo: “Se intitoli l’articolo “Sindaci intrippati” non sei originale.”
Scatto la foto, scambio due battute coi primi cittadini e poi li lascio al loro incontro istituzionale.
Di cosa avranno mai parlato i nostri sindaci seduti al tavolo della sagra? Quali argomenti di confronto territoriale avrà ispirato il sapore della trippa e quello del musetto con i crauti?
I problemi della sanità locale? La viabilità sovracomunale correlata alla SPV? L’Area Urbana Pedemontana? Un briefing sullo stato del Marchio d’Area? Questioni di Area Vasta?
Non penso proprio. Perché quando si va a una sagra, come dice il nome stesso, se fa sagra. Sarà stato solo un momento di svago gastronomico - per quanto “alternativo” - prima che i diretti interessati tornino ad occuparsi dei rispettivi impegni in agenda, in vista anche delle attività da programmare nel 2023. Quello che, per inciso, per uno di loro - Matteo Mozzo - sarà anche l’anno dell’ultimo semestre di mandato amministrativo. A Marostica la prossima primavera si terranno infatti le elezioni comunali.
Per tutti gli altri - fatta eccezione per Romano d’Ezzelino - il 2023 sarà invece l’ultimo anno “pieno” di amministrazione. Perché gli elettori dei rispettivi Comuni saranno chiamati alle urne nella primavera 2024.
Insomma: chi prima e chi dopo, è giunto per tutti il momento di serrare le fila sulla parte conclusiva di mandato per cercare di attirare il più possibile il consenso dei cittadini.
E a tal proposito non può non tornare alla mente la celeberrima scena di Totò che dalla finestra di casa invita gli elettori col megafono:
“Vota Antonio. Vota Antonio. Vota Antonio La Trippa!”.
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