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Oggi, egregi lettori, mi sento un po’ Canova. Del resto, quando si cercano dei modelli da seguire bisogna sempre pensare in grande.
E voglio scolpire un articolo neoclassico di celebrazione idealizzata delle tre protagoniste al femminile della grande mostra “Io, Canova. Genio Europeo” al Museo Civico di Bassano.
Ovvero, cominciando con la parte politica per proseguire con quella tecnico-scientifica: il sindaco Elena Pavan, l’assessore comunale alla Cultura Giovannella Cabion e la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi.
Elena Pavan, Barbara Guidi e Giovannella Cabion all’interno della mostra ‘Io, Canova. Genio Europeo’ (foto Alessandro Tich)
Sono cosciente del fatto che probabilmente vi ho un po’ spiazzato.
Come sapete bene - e come sanno bene anche i sindaci Cimatti, Poletto e Pavan -, io di regola quando scrivo delle cose del Comune di Bassano lo faccio solitamente con taglio critico e spesso anche pungente. Lo impone la mia natura di Tich Nervoso, con la quale in molti possono non essere d’accordo ma che motiva le migliaia di letture di ciò che scrivo.
Ma le regole sono fatte anche per trovare le eccezioni. E come giustificano i miei natali romani, arriva anche il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare.
La mostra allestita a Bassano per celebrare il Bicentenario Canoviano - come ha sottolineato Giuseppe Pavanello, co-curatore della medesima assieme a Mario Guderzo - rappresenta infatti e davvero “un piccolo miracolo italiano”.
Concepita in due anni di lavoro e sviluppatasi nei difficili tempi dominati dal Covid. Ulteriormente complicata dalla guerra tra Russia e Ucraina che ha bloccato i prestiti delle opere che erano già state concesse dai due Paesi, poi diventati belligeranti.
Un progetto gravato anche dall’incognita di voler creare un evento di tali dimensioni e di cotanto impegno anche economico in una piccola città come la nostra.
Ne è scaturita nonostante tutto una esposizione sorprendente: 140 opere, compreso un consistente corpus di marmi canoviani provenienti da ogni dove, che raccontano i tanti volti della grandezza di Antonio Canova: non solo l’artista ma anche l’uomo, il collezionista, il diplomatico, l’interlocutore dei potenti dell’Europa del suo tempo e il protettore delle arti.
Inaugurata lo scorso 15 ottobre e in programma fino al 26 febbraio, nei primi dieci giorni di apertura (dato ufficiale aggiornato alla chiusura della biglietteria di oggi, 26 ottobre) la mostra ha già richiamato 2497 visitatori. Davvero un risultato notevole.
Più che una scommessa vinta, è un’attesa confermata.
Il sindaco Elena Pavan è la prima figura di riferimento politico e amministrativo di questa iniziativa. Ha voluto fortemente che questa mostra venisse fatta e io l’attendevo al varco, dopo che nel suo primo anno di mandato nel quale deteneva anche il referato alla Cultura non ero stato certamente benevolo nei suoi confronti.
La nave dell’organizzazione dell’evento espositivo del Bicentenario ha navigato comunque su un mare procelloso, per i motivi - pandemia e crisi bellica tra Russia e Ucraina - già ricordati prima. Onde agitate che per un certo periodo arrivavano anche da Possagno, dove per voce del più alto esponente di Fondazione Canova la mostra di Bassano veniva dipinta come un qualcosa pensato in contrapposizione, e non in sinergia, coi programmi celebrativi del Museo Gypsotheca del paese natale dell’artista.
Adesso tra Possagno e Bassano è stata idealmente eretta la statua canoviana de La Pace - il famoso marmo di Kiev che non è potuto arrivare a Bassano a causa della guerra -, ma le precedenti scintille sgarbiane, oggi relegate agli archivi, non avevano certamente favorito una genesi serena e condivisa della mostra bassanese.
In tutto questo moto ondoso di certo non ideale Elena Pavan ha saputo reggere il timone della nave, supportata al radar dal suo assessore alla Cultura e in sala macchine, che è poi il cuore di tutto, dalla direttrice dei Musei Civici.
Arrivando alla fine in porto: alla faccia di chi si augurava che lungo la rotta la nave andasse a cozzare contro la punta di qualche iceberg.
Grazie ad Antonio Canova l’attuale sindaco di Bassano del Grappa potrà appendere due medaglie d’oro sulla bacheca del proprio bilancio di mandato.
La prima è quella di una mostra con la “M” maiuscola, di quelle che saranno ricordate negli anni per contenuto espositivo, valenza scientifica e attrazione di visitatori.
La seconda è l’intervento di riqualificazione delle sale della Pinacoteca del Museo Civico, concepito proprio per l’allestimento dell’evento del Bicentenario, che grazie alla mostra ci sta regalando e dopo la mostra continuerà a regalarci un Museo più moderno, meglio fruibile, più accogliente e più adeguato agli standard internazionali.
“Io, Canova. Genio Europeo” è un colpo arrivato al centro del bersaglio ed Elena Pavan avrebbe degli ottimi e indiscutibili motivi - e questa volta sarei d’accordo con lei - per dichiararsi emozionata.
Non presenterei tuttavia un quadro completo dei meriti politici e amministrativi che hanno reso possibile un evento espositivo di tale livello se non sottolineassi l’importante ruolo svolto lungo tutto il percorso organizzativo della mostra da Giovannella Cabion.
Agli inizi del suo mandato l’avevo collocata sulla Luna, perché alle prime riunioni a Palazzo come neo assessore alla Cultura si era, per così dire, un po’ persa.
Poi però ha preso pieno controllo dei comandi della navicella spaziale - dalla nave sul mare procelloso passiamo quindi all’astronave - e ormai da tempo sta stabilmente orbitando attorno al pianeta della cultura in città. Una specie di AstroSamantha della Pedemontana. Anzi: AstroGiovannella.
La prof Cabion - perché di lavoro insegna alle Superiori - si è dedicata alla causa della mostra canoviana con impegno indefesso, continuo e a 360 gradi.
Anche lei era attesa al varco, questa volta da chi le diceva che non ce l’avrebbe mai fatta.
Donna di numeri e di conti prima ancora che di tutto il resto, ha fatto da trait d'union tra l’organizzazione e le imprese sostenitrici della mostra.
Il suo sforzo non è stato solo quello di seguire passo per passo - come richiesto dal suo assessorato - l’evolversi dell’iniziativa: contatti nazionali e internazionali, accordi, prestiti, adeguamento delle sale, allestimento, riqualificazione del Museo.
È stato anche quello, e non da poco, di muoversi assieme al sindaco per reperire risorse finanziarie per dimostrare che anche il territorio sarebbe stato orgoglioso di lavorare al fianco del Comune e del Museo Civico per concretizzare l’ambizioso progetto.
È stata la portabandiera di un lavoro di squadra nel segno delle donne: avere al fianco un sindaco che voleva raggiungere l’obiettivo e una direttrice dei Musei che sapeva come farlo le ha facilitato lo svolgimento di un compito comunque arduo.
È stata inoltre una convinta sostenitrice della necessità di rivolgere i messaggi della mostra anche in direzione dei più giovani, che nei suoi interventi pubblici non manca mai di citare.
E ce ne sarà anche per i ragazzi, grazie al progetto didattico museale “Canova sei un mito!” che prevede laboratori a tema, visite animate e percorsi nei fine settimana per genitori e bambini.
In più, come il co-curatore della mostra Mario Guderzo, Giovannella Cabion è di Marostica.
Un modo per dire che di fronte al messaggio artistico globale e al genio universale di Antonio Canova non ha senso parlare di chi è bassanese e chi non lo è, di distanze tra Comuni, di orticelli e campanili. È una partita che si gioca in base alle competenze e non conformemente al certificato di residenza.
Ed è come il Nobil Ziogo de li Scacchi: vince, alla fine, chi sa fare le mosse giuste.
Barbara Guidi, da Firenze, con trascorsi professionali di rilievo a Ferrara, direttrice dei Musei Civici e titolare della direzione scientifica della mostra, rappresenta lo snodo centrale attraverso il quale sono passate tutte le strade del progetto realizzato.
Dopo il concorso vinto per la nuova direzione dei Musei di Bassano era arrivata a svolgere il suo incarico in punta di piedi, imponendo un nuovo stile rispetto al glamour mediatico di chi l’aveva preceduta. La dottoressa Guidi, persona molto affabile, non disdegna i rapporti con i media, anzi. Ma preferisce comunicare nel momento in cui c’è un risultato concreto da annunciare o da rendere noto.
E di cose concrete, in questi due anni trascorsi in via Museo, ne ha fatte.
Per restringere il campo al solo Canova, sotto la sua direzione, sempre in simbiosi col sindaco e con l’amministrazione comunale, il Museo Biblioteca Archivio ha realizzato la completa digitalizzazione dell’immenso Fondo Manoscritti di Antonio Canova conservato in Biblioteca Civica, ora liberamente consultabile online da tutti.
Ha poi fatto seguito l’intervento di restauro 2.0 del gesso della Ebe, semidistrutto dal bombardamento alleato sul Museo di Bassano del 24 aprile 1945 e restituito alla sua originaria bellezza grazie all’approccio tecnologico della cosiddetta “ingegneria inversa”, in grado di ricostruire le parti mancanti delle sculture danneggiate.
“Canova Ebe”, la mostra al Museo che ha esposto il capolavoro restituito di fronte all’altro gesso della Ebe della Collezione Papafava di Padova, è stata il degno antipasto del grande piatto principale attualmente in corso.
E per la grande mostra del Bicentenario Barbara Guidi ha saputo gestire la collaborazione con due figure “di peso” come i curatori Mario Guderzo - riapparso a Bassano come coordinatore scientifico del restauro della Ebe - e Giuseppe Pavanello e con una corazzata delle organizzazioni delle grandi mostre d’arte come Villaggio Globale International riuscendo tuttavia a lasciare nettamente la sua impronta sul risultato d’insieme.
La mostra - a partire dal suggestivo allestimento curato dallo studio dell’architetto Antonio Ravalli di Ferrara, portato a Bassano proprio dalla direttrice - instaura infatti un dialogo non solo con i visitatori ma anche con gli ambienti stessi del Museo Civico ai quali si rapporta come un tutt’uno, creando l’effetto ottico di non sapere dove finisca Canova e dove cominci il Museo. È il Museo stesso, tramite l’esposizione canoviana, che irradia la sua nuova immagine e funzionalità.
Per la città di Bassano, volendo usare un’analogia calcistica, la dottoressa Guidi è stata un grande acquisto: e non giocava neppure nella Fiorentina.
Ripongo adesso lo scalpello che nel mio caso ha la forma della tastiera del mio Pc: l’articolo neoclassico termina qui e ha voluto scolpire le figure di sindaco, assessore e direttrice sullo stile delle raffigurazioni idealizzate del sommo scultore di Possagno.
Sono le Tre Grazie del Canova alle quali, per la grande mostra arrivata in porto, dobbiamo essere tre volte riconoscenti.
Che dire, dunque, alla fine?
Grazie. Grazie. Grazie.
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