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Parola di Manuela
Intervista a Manuela Lanzarin, candidata al Senato con la Lega Nord. Che spiega i punti base del programma elettorale leghista e traccia un bilancio del suo mandato alla Camera. E sulla sua posizione di lista...
Pubblicato il 20 feb 2013
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Nome e cognome: Manuela Lanzarin. Attuale incarico amministrativo: vicesindaco di Rosà. Segni particolari: deputato uscente della Lega Nord e candidato al Senato al n. 8 della lista unica regionale del Carroccio.
Onorevole Lanzarin, quali sono i punti distintivi del programma elettorale della Lega?
Manuela Lanzarin, deputato uscente e vicesindaco di Rosà, candidata al Senato con la Lega Nord (foto Alessandro Tich)
“La Lega in questa tornata elettorale ha puntato molto sulla Macroregione del Nord, collegata con la candidatura di Maroni in Lombardia, sacrificando consensi a livello territoriale nazionale. C'è la consapevolezza di una perdita di voti che porterà a una pattuglia di parlamentari molto diminuita rispetto al 2008. Ma si tratta di un progetto ben definito, frutto del patto tra Maroni per la Lombardia, Zaia per il Veneto, Cota per il Piemonte e Tondo per il Friuli Venezia Giulia, che diventa così una aggregazione importante, con 20 milioni di abitanti e col 50% del Pil, e un interlocutore di peso rispetto allo Stato centrale.
Un altro concetto base è quello di trattenere il 75% delle risorse sul territorio.
In questo modo il Veneto può avere circa 3 miliardi in più nel bilancio regionale. Se pensiamo che il bilancio regionale, a parte la grande fetta della spesa per la Sanità, è sugli 8 miliardi, significa ottenere quasi il 50% in più delle risorse oggi disponibili, che può essere investito per fare politiche per il sociale, l'istruzione, per le agevolazioni alle imprese, per diminuire l'Irap, per infrastrutture specifiche. E' una proposta concreta, puntando sul fatto di conoscere le esigenze e i bisogni del territorio. E questo nella direzione di salvaguardare i territori del Nord. Nessuno parla più della questione settentrionale, invece i problemi ci sono anche qui, con la disoccupazione e le imprese che se ne vanno. Bisogna attuare subito anche il principio dei costi standard, e non della spesa storica: costi che siano uguali dappertutto e non con le differenze che si riscontrano nelle varie parti del Paese. Se nella Sanità applicassimo i soli costi standard del Veneto, avremmo un risparmio di 28 miliardi, che è pari a due manovre. Sono questi i concetti base che danno il leit motiv alla nostra campagna elettorale. Dall'esperienza fatta, molte cose non siamo riusciti a cambiarle a livello di Stato centrale. Una macroregione forte, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, può essere la leva per cambiare il passo.”
Lei è al termine di cinque anni di mandato parlamentare. Che voto si dà?
“Il voto non me lo do io, non fa parte del mio modo di far politica. Il voto me lo danno gli altri, gli elettori. In cinque anni ho cercato di occuparmi di varie tematiche, oltre a quelle seguite come capogruppo nella Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera. Per i temi locali, ho dato il mio impegno sulla Valdastico Nord, che ha ottenuto lo sblocco della VIA nazionale e per la quale manca adesso solo il parere del Cipe. Sulla Pedemontana mi sono impegnata per la proroga dei commissari, un atto necessario e della massima trasparenza, per un'opera strategica che non è pensabile bloccare col ritorno alla procedura ordinaria, ma che bisogna anzi accelerare. Sul tribunale di Bassano ho presentato interrogazioni, proposte di legge, emendamenti, tutti mirati a sostenerne la virtuosità. E' una vicenda che è rimasta all'attenzione della Camera fino all'ultimo, con un emendamento bipartisan che era stato presentato a fine legislatura ed è stato ritirato all'ultimo minuto. Ora ho firmato l'impegno su invito dell'Ordine degli Avvocati, nella stessa direzione di far capire al nuovo governo che è una struttura che non può essere smantellata, e che serve lavorare successivamente su un tribunale per la fascia pedemontana e altri servizi. Ho fatto inserire l'ex Tabacchificio di Carpanè nel 2° elenco dei beni demaniali, nell'ambito del decreto sul federalismo fiscale, per permettere ai Comuni della Vallata di riprenderlo e di destinarlo a nuovo uso. Ma il decreto sul Demanio è rimasto lettera morta. Sulle questioni locali il mio impegno non è mancato mai, ma si è dovuto confrontare col problema delle risorse. Questa è stata una delle legislature con meno risorse rispetto al passato, quando a livello economico era più facile fare le cosiddette “leggi mancia” che permettevano di far arrivare finanziamenti sul territorio e che oggi, per i motivi noti a tutti, sono state tagliate.”
Lei è candidata al Senato al n. 8 di lista. Sinceramente, da parlamentare uscente della Lega Nord, si aspettava una posizione di lista migliore?
“All'interno della Lega c'è stato un cambiamento in cui chi aveva già due mandati non è stato ricandidato, oltre alla volontà di far crescere ed emergere persone nuove. Io sono in posizione borderline. Con il premio di maggioranza, che nel Veneto i sondaggi danno al centrodestra, e con la Lega che farà bene si tratta di una posizione positiva in quanto a possibilità di elezione. Devono però verificarsi tutte queste caratteristiche. Avrei preferito sicuramente avere una posizione diversa, però ce la giochiamo fino in fondo.”
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