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Alla conferenza stampa di Roma Vittorio Sgarbi replica al mio articolo “Canova e Super Sgarbi”. “Sono felice di celebrare il matrimonio tra Bassano e Possagno”. Cronaca del curioso rapporto tra il celebre critico d’arte e il vostro umile cronista
Pubblicato il 28 set 2022
Visto 7.665 volte
Grande Andy Warhol: aveva detto che “tutti prima o poi hanno il loro quarto d’ora di celebrità” ed aveva ragione.
È infatti quello che accade a me nel Salone Spadolini al Ministero della Cultura a Roma, sede della conferenza stampa nazionale di presentazione della grande mostra “Io, Canova. Genio Europeo” al Museo Civico di Bassano di cui ho ampiamente riferito nell’articolo precedente.
E questa temporanea notorietà la devo al professor Vittorio Sgarbi, intervenuto all’incontro nella sua veste di presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del Bicentenario Canoviano.
Vittorio Sgarbi a margine della conferenza stampa di Roma (foto Alessandro Tich)
Vittorio Sgarbi è un lettore attento dei miei articoli che lo riguardano o che riguardano la sua sfera di influenza, soprattutto di quelli che ho dedicato in passato alle vicissitudini della direzione dei Musei Civici di Bassano in rapporto con la nuova direzione ancora vacante del Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno nell’era di Chiara Casarin.
Li ha letti e mi ha sempre fatto capire, anche con telefonate dirette, di averli apprezzati.
Ma questa volta il mio articolo “Canova e Super Sgarbi”, in cui ho riferito delle sue “punzecchiature” alla città di Bassano del Grappa in occasione della presentazione del programma degli Anniversari Canoviani a Possagno, non gli è piaciuto.
Me lo ha scritto espressamente con un lungo messaggio WhatsApp che mi sono trovato sul telefonino al mio risveglio la scorsa domenica mattina, con cui ha contestato, tra le altre cose, la mia interpretazione delle sue affermazioni nei confronti di Bassano, e in particolare sul mancato arrivo dei marmi dell’Ermitage alla mostra al Museo Civico, scrivendomi alla fine: “Nessuna polemica. Una constatazione. Ma lei, incapace di divertirsi, deve inventarsi screzi dove non ci sono.”
Con questo inedito “precedente” che mi riguarda prendo quindi il mio bel trenino ad alta velocità per raggiungere la capitale, sapendo che il critico d’arte nonché presidente di Fondazione Canova sarà lì e che ci incontreremo nuovamente di persona, senza sapere se la discussione sull’articolo contestato avrebbe avuto un seguito oppure no.
Un dubbio che svanisce pochi minuti dopo l’inizio della conferenza stampa.
Mentre sta parlando l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion, Vittorio Sgarbi si alza all’improvviso dal tavolo dei relatori e procede di gran carriera proprio verso di me, che sono in terza fila tra le sedie del pubblico. Avverto una scarica di adrenalina: conoscendo soprattutto lo Sgarbi irascibile polemista e personaggio televisivo, non si sa mai come vada a finire.
E invece mi va di lusso: il professore, molto cortese e sorridente, mi invita ad alzarmi e a venire con lui, mi prende sottobraccio e mi accompagna fuori nell’atrio d’ingresso del Salone. La qual cosa, ovviamente, non passa inosservata.
Qui, in campo neutro, mi ribadisce che io non ho capito il “tono scherzoso e di armonia” con cui a Possagno si è rivolto alla città di Bassano, che le sue divergenze con alcuni dei relatori presenti sono cose del passato, che il fatto che la mostra di Bassano sia priva dei marmi di Canova dall’Ermitage di San Pietroburgo a causa della guerra in corso è un fatto vero ed è pure riportato nella cartella stampa.
Ci chiariamo, ci “riavviciniamo” e ci confrontiamo sulle rispettive posizioni con toni distesi e non privi di battute di spirito. Gli scatto una foto pacificatrice, quella che vedete pubblicata sopra, e il Ministero della Cultura si trasforma così in una estemporanea succursale della non lontana Ara Pacis, quasi simbolicamente ubicata nei pressi di quello che fu lo studio romano di Antonio Canova.
Rientro dunque nel Salone e ritorno alla mia sedia, ma non prima di un’ulteriore appendice di argomentazioni in sala da parte del mio illustre interlocutore circa la ritrovata armonia con l’universo bassanese.
L’incontro prosegue, come gli effetti a sorpresa. Dopo qualche minuto Sgarbi si alza infatti nuovamente dal suo posto al centro del tavolo della conferenza stampa e cammina spedito ancora una volta verso di me. Le mie ghiandole producono la dose residua di adrenalina che mi era rimasta in corpo: ma anche questa volta mi va alla grande.
Il celebre critico e storico dell’arte mi consegna in omaggio, con tanto di dedica e autografo scritti al momento, una copia del suo libro fresco di stampa “Canova e la Bella Amata” che prossimamente sarà allegato gratuitamente in 150mila copie al Corriere della Sera.
Il volumetto è dedicato alla storia di un busto di donna in marmo di Carrara, firmato sul retro “ANT. CANOVA, F.A. 1811”, riscoperto da Sgarbi in una casa di campagna vicino a Cremona, contemporaneo alla Venere Italica e confrontato dall’autore con altre opere canoviane dell’epoca. Grazie professore. Di cuore.
Penso che in tema di precisazioni e di chiarimenti sia tutto finito e invece il bello deve ancora arrivare.
Alla conferenza stampa Vittorio Sgarbi prende la parola per ultimo e nel mezzo del cammin di suo intervento si richiama a quanto sostenuto poco prima dal professor Giuseppe Pavanello, che aveva rimarcato quanto l’assenza in mostra a Bassano dei marmi da San Pietroburgo e da Kiev rappresenti “una ferita al mondo dell’arte”. E dice davanti a tutti:
“Pavanello ha detto delle cose giuste che consentono di rispondere all’amico bassanese Tich.” Pronunciato: “Tic” o, se preferite, “Tik”.
Questa cosa di essere citato pubblicamente proprio non me l’aspettavo. Il bello è che Sgarbi mi nominerà ancora altre tre o quattro volte, sbagliando sempre la pronuncia del cognome ma io, anche un po’ imbarazzato per cotanta attenzione in conferenza stampa nazionale, non oso correggerlo. Ma ci sta: fa anche tanto “Tich nervoso”.
“Il conflitto tra Bassano e Possagno si è totalmente ricomposto, nonostante il mio temperamento”, dichiara quindi il presidente.
Ricorda che la polemica era nata al tempo in cui lui era diventato presidente di Fondazione Canova e Mario Guderzo aveva lasciato la direzione del Museo e Gypsotheca di Possagno “meramente per ragioni di età”. “La polemica - continua - era nata da chi pensava che non si ritenesse più necessaria la sua presenza e tutto questo ha indotto Pavanello e Guderzo a farsi proteggere sotto l’ala di Bassano che ha voluto questa mostra, peraltro importante, anzi importantissima, di cui siamo tutti compiaciuti.”
Già a Possagno, come da me riferito, Sgarbi aveva dichiarato in modo colorito (ma non avevo colto il suo spirito scherzoso) che alla mostra di Bassano, a causa della guerra di Putin, non sarebbero arrivate le statue da San Pietroburgo. E riguardo a Maurizio Cecconi, amministratore di Villaggio Globale International e segretario generale di Ermitage Italia, ripete il suo punto di vista anche a Roma.
“Il mio vecchio amico Cecconi, antico comunista e antico assessore a Venezia, portava con sé una dote molto importante: essere il referente italiano di Piotrowski, direttore dell’Ermitage e fedelissimo di Putin - afferma -. Ma oggi la situazione con la Russia, anche col prossimo governo che è filo-ucraino e sappiamo bene la posizione della Meloni, non consente di programmare quello che ha detto Pavanello e cioè che i marmi possano arrivare. Questo ho detto e l’ho detto senza polemica, è un dato di fatto.”
In realtà a Roma il già conduttore degli Sgarbi Quotidiani una polemica la lancia. Ma nei confronti del Ministero in cui ci troviamo. “L’attuale ministro in scadenza, volendo seguire la Francia, gli ha cambiato il nome e lo ha chiamato Ministero della Cultura, come sta scritto nella brutta lapide che si vede all’entrata. Dobbiamo riportare la denominazione originaria di Ministero dei Beni Culturali, che indica il suo ruolo di conservazione dei beni artistici e del patrimonio.” Che stia già parlando da prossimo ministro?
Per tutto il resto, si ripete ancora il mantra della ritrovata comunione d’intenti tra i due poli canoviani del nostro territorio: “Abbiamo raggiunto l’armonia tra Bassano e Possagno, città che fanno delle iniziative essendo così piccole, e Possagno ancora più piccola.”
“Stia tranquillo Tich - conclude Sgarbi sempre al microfono -, sono felice di celebrare il matrimonio tra Bassano e Possagno.” Perfetto, presidente: mo’ me lo segno.
Con le sue premurose e concilianti affermazioni sulla nuova armonia con la città di Bassano del Grappa Vittorio Sgarbi si dimostra davvero degno della Collezione Harmony, la collana di romanzi dedicati alle storie romantiche. Glielo dico come battuta al termine della conferenza stampa, suscitandogli anche una bella risata, per cui lo scrivo e lui non si sorprenderà leggendo il titolo di questo articolo.
Rientro dunque da Roma con il suggello della rinata corrispondenza d’amorosi sensi - per dirla alla Ugo Foscolo - tra Bassano e Possagno, di cui a questo punto mi propongo come testimone di nozze.
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