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Alessandro TichAlessandro Tich
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Superstrada Paradiso

I due opposti concetti di Pedemontana: una striscia d’asfalto e un territorio da sogno

Pubblicato il 02-03-2023
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Nella mattinata di martedì scorso 28 febbraio mi sono recato per lavoro ad Asolo.
Una splendida e tersa giornata di sole in una piccola e affascinante città riconosciuta come uno dei borghi più belli d’Italia.
La combinazione perfetta per avvertire un momentaneo e inebriante senso di “m’illumino d’immenso”.

Panorama dal Belvedere della Specola del Castello di Asolo (foto Alessandro Tich)

Non ho potuto fare a meno di fare una scappatella in uno dei miei angoli preferiti della Città dai Cento Orizzonti, il Belvedere della Specola del Castello della Regina Cornaro, in pieno centro storico, per scattare qualche foto del panorama mozzafiato che da quel punto si gode. Una Cartolina con la C maiuscola: le alte case di via Canova che si affacciano sui parchi sottostanti, tra cui la casa di Eleonora Duse, i Colli Asolani, il Grappa, la Pedemontana.
Già, la Pedemontana. Ma quale? Qui sta il punto, egregi lettori.
Là in fondo e là in mezzo, sotto la silhouette del Massiccio, nascosta dal suo percorso in trincea, corre la striscia d’asfalto della Superstrada Pedemontana Veneta. Non ci corrono ancora tanti veicoli, perché i pedaggi costano una cifra e anche perché non è ancora completata, ma in futuro chissà chi lo sa.
C’è poi l’altra Pedemontana, sua omonima ed opposta: un territorio da sogno che da Breganze a Montebelluna - rimanendo entro i paletti dei caselli della SPV - ci regala bellezza senza soluzione di continuità. Le alture con gli ulivi e coi vigneti, le colline di Marostica, le pendici dell’Altopiano, la magia tra fiume e monti della Valbrenta, le falde del Grappa da Borso a Possagno, le Terre di Asolo, il Montello.
Dalle terre della Doc di Breganze al Brenta e dal Brenta al Piave, è una “Plaga Felix” - come dal titolo di uno storico volume fotografico di Biblos dedicato alla striscia di Veneto compresa tra Asolo, Bassano e Marostica - nella quale abbiamo la botta di fortuna di abitare.
Un territorio, comprendente e circostante il Massiccio del Grappa, così ricco di eccellenza ambientale e paesaggistica al punto da essere riconosciuto dall’Unesco come Riserva della Biosfera, per quanto si tratti ancora, come più volte rimarcato nei miei articoli, di una Riserva del Boh.
Penso di aver descritto a sufficienza l’unicità attrattiva di questo comprensorio allargato.
Fine delle sviolinate.

Proprio scattando le foto dal belvedere asolano mi è balzata in mente l’idea, su cui riflettere, dei due opposti concetti di Pedemontana: da una parte superstrada e, dall’altra, territorio. Ovvero la contrapposizione tra viabilità e vita, asfalto e terra, infrastruttura e natura, pedaggio e paesaggio, arteria e cuore.
Poi oggi, ricevendo in redazione e riportando il comunicato stampa di A.RI.A bassanese di cui mi sono occupato nell’articolo precedente, ho ricavato un ulteriore spunto di riflessione.
“Secondo noi - afferma nel comunicato l’Associazione bassanese per il RIspetto Ambientale - la Pedemontana ha deturpato e alterato gravemente il nostro territorio, danneggiando collegamenti ecologici, percorsi anche dalle persone, che non esistono più e non sono stati - nemmeno in parte - ripristinati.”
“È stata scavata una profonda trincea - continua la nota stampa di A.RI.A bassanese - che si avvicina pericolosamente alla falda acquifera per ‘non impattare troppo sul paesaggio’ come dichiarato anche dal presidente della giunta regionale del Veneto dott. Luca Zaia in numerose interviste.”
Che la Superstrada Pedemontana Veneta sia un’enorme ferita inferta a questo territorio è una considerazione che, dal punto di vista dell’integrità ambientale, non può che essere condivisibile. Che questa parte di Veneto fortemente vocata all’economia industriale abbia bisogno di collegamenti viari diretti e veloci - al netto della pura chimera dello sviluppo delle linee e dei trasporti ferroviari, che comporterebbe comunque altre ferite al territorio - è però altrettanto ovvio e palese.
È inutile quindi continuare a piangere sull’asfalto versato.
Cominciamo piuttosto a pensare - nelle varie IPA, nei vari tavoli di programmazione territoriale sovracomunale e in primis a livello di quell’Area Urbana Pedemontana che coinvolge 13 Comuni da Valdagno a Mussolente, passando per Schio e Bassano - come trarne invece vantaggio. Perché con la SPV, che ci piaccia o no e per quanto sia stata stravolta rispetto al suo vecchio progetto originario, dobbiamo convivere.

C’è un ambito privilegiato, ed economicamente rilevante, in cui le due opposte Pedemontane si possono incontrare. Ed è quello del turismo.
Non mi occupo qui di Marchio d’Area, di Territori del Brenta o di Territori dell’Altro, di Organizzazione di Gestione della Destinazione, di governance e di stakeholders, di attrattività e di identità d’area, di strategie di Marketing Territoriale: finiremmo in uno svincolo senza uscita. Mi limito a considerare i princìpi di base, traducibili nel prossimo futuro in opportune politiche sovracomunali da chi di dovere.
Uno dei mantra dei sostenitori dei vantaggi della Superstrada Pedemontana Veneta, in primo luogo le categorie economiche, è la sua funzione di elemento moltiplicatore della competitività economica del territorio, compresa anche la competitività turistica.
C’è chi ha dichiarato (Nazzareno Leonardi, Destination manager OGD Pedemontana Veneta e Colli, a un convegno del 2021) che una volta completata l’infrastruttura “è necessario far diventare i caselli dei veri e propri hub turistici, dove partire per il tour della Pedemontana storica magari con una pista ciclabile continua e un trasfert elettrico”. Prospettiva ancora molto futuribile, ma appropriata per inquadrare il nocciolo della questione.
Quale turismo, infatti, vogliamo? Sempre che lo si voglia veramente?

Ricordo che la previsione dei flussi di traffico in SPV, secondo una valutazione compiuta dalla Regione Veneto nel 2017, è di 27.000 veicoli al giorno.
Molti di meno rispetto ai 33.000 veicoli al giorno che erano stati previsti nel 2009, ma comunque una bella botta di traffico quotidiano nella superstrada a pedaggio che divide in due la “Plaga Felix”.
Poniamo adesso il caso puramente teorico che i numeri previsti per la Pedemontana (superstrada) si confermino nella realtà e che i vari tavoli territoriali dedicati al tema del turismo - come quelli dell’IPA Pedemontana del Brenta - abbiano nel frattempo definito e messo in atto una strategia di Marketing Territoriale in grado di intercettare considerevolmente i flussi turistici in direzione di Bassano e della Pedemontana (territorio). Quanto mi piace occuparmi di teoria.
Ebbene: paradossalmente, l’ultima cosa di cui avremmo bisogno è che l’aumento del traffico sulla striscia d’asfalto comporti tra le sue conseguenze un corrispondente aumento dei turisti - e cioè persone che arrivano, consumano pasti, acquistano prodotti e pernottano - nel territorio da sogno. Perché il problema non è quello di prospettare “quanti” turisti richiamare nella Pedemontana, ma “quali”.
La SPV potrà rivelarsi un’utilissima calamita (con l’accento sulla “i”, non sull’ultima “a”) per attrarre i turisti nella nostra area nella misura in cui sarà “portatrice” di un turismo sostenibile, ecologico e responsabile, rispettoso dell’ambiente e della cultura locale, in piena sintonia con le peculiarità del territorio stesso.
Un turismo per il quale un pedaggio autostradale, per quanto alto esso sia in rapporto al numero dei chilometri, non è un costo in perdita ma un investimento sulla qualità del soggiorno nella destinazione prescelta.
Per fortuna si tratta di una tipologia di turismo in crescente espansione in tutta Europa, antitetica alle destinazioni di massa, favorita anche dai nuovi stili di vita del dopo Covid.
È a questo target che dovranno mirare le politiche turistiche sovracomunali della Pedemontana territoriale, riconoscendo nella Pedemontana stradale non un ingombro paesaggistico ma un volano di opportunità.
Insomma: strada veloce e turismo lento.
Una contraddizione in termini? Nossignori: una combinazione ideale.

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