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Dancing Queen
Si inaugura a Possagno “Canova e la Danza”, la mostra-evento che accende i riflettori sul prodigioso restauro hi-tech della “Danzatrice con i cembali”, mutilata dalla guerra. "E' il recupero di un patrimonio di bellezza che è di tutti"
Pubblicato il 02 mar 2012
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Per parlare di Antonio Canova, questa volta, scomodiamo il titolo di una celebre canzone degli Abba. Ma ci sta a pennello: perché la “Danzatrice con i cembali” - lo splendido modello in gesso che Canova realizzò per la statua in marmo oggi conservata al Museo Bode di Berlino - è davvero una “Dancing Queen”.
E' lei la regina della mostra-evento “Canova e la Danza”, che si inaugura oggi alle 11 al Museo Gipsoteca di Possagno per accendere i riflettori, fino al 30 settembre, su una delle storie più intriganti dell'arte canoviana.
L'evento espositivo, infatti, non è solo un omaggio al tema delle “danzatrici” così presente nella produzione del grande artista possagnese, in gran parte nei disegni e nelle tempere, ma è soprattutto la testimonianza diretta di quella che fino a pochi anni fa sarebbe stata una “mission impossible”.
La "Danzatrice con i cembali" esposta in mostra. Grazie alle protesi è tornata al suo splendore originale (foto Alessandro Tich)
Come abbiamo già ampiamente scritto in un altro articolo (notizie.bassanonet.it/attualita/10339.html), il gesso che possiamo oggi ammirare nel suggestivo allestimento della mostra è il frutto di quello che abbiamo chiamato “un miracolo in 3D”.
Per quasi un secolo, la leggiadra “Danzatrice” è rimasta infatti senza braccia, polverizzate da una granata durante i cannoneggiamenti della Grande Guerra che colpirono Possagno nel 1917. Ora quelle braccia - sensuali e tornite, con le delicate mani e i loro cembali - sono rinate, grazie a due leggerissime e sofisticate protesi perfettamente combacianti coi moncherini originali.
E' lo straordinario risultato di un restauro tecnologico in “reverse engineering”, reso possibile dalla scansione in 3D della statua in marmo del Museo Bode a Berlino e dal confronto computerizzato con la scansione in 3D del gesso di Possagno che di quella statua è stato il modello, che ha permesso l'esatta ricostruzione virtuale delle parti mancanti.
La mano e l'avambraccio destro, la mano e una porzione dell'avambraccio sinistro, una porzione della veste con nappetta e la nappetta centrale destra della veste della “Danzatrice” di gesso - distrutte per sempre dalla guerra - sono state così replicate utilizzando fogli di gesso e colla, trasformati nelle forme volute, così come Canova le fece, con una stampante 3D a prototipazione rapida.
Ora il modello originale di uno dei capolavori assoluti di Canova, restituito alla sua forma completa, incanta i visitatori nella Sala degli Specchi della Gipsoteca, collocato su una base roteante e accompagnato da un sottofondo musicale.
La “Danzatrice con i cembali” torna così a danzare, e il gioco dei riflessi sugli specchi aggiunge suggestione all'atmosfera.
E' il botto conclusivo del percorso della mostra, che dall'ala ottocentesca del museo alla moderna ala di Carlo Scarpa e fino ai piani superiori dell'edificio accompagna il pubblico alla scoperta delle tante “danzatrici” abbozzate, disegnate, dipinte e scolpite nei bassorilievi e anche a tutto tondo - ma in tre sole occasioni - dal genio pedemontano. Ne fanno fede i due gessi della “Danzatrice con il dito al mento” e della “Danzatrice con le mani sui fianchi” che fanno pure parte della affascinante esposizione e che affiancano idealmente la bellezza della loro “collega” con i cembali.
La mostra di Possagno, destinata a bissare il successo di quella precedente, dedicata alla bellezza giovanile del ritratto in marmo del Principe Lubomirsky, è il nuovo evento proposto da questo paese di duemila anime la cui Gipsoteca richiama ogni anno 32mila visitatori, il 40% dei quali stranieri: numeri che - in proporzione o in assoluto - fanno impallidire il richiamo museale di altre e ben più grandi città, compresa Bassano del Grappa.
“Siamo un paese piccolo ma abbiamo un'eredità importante - ha dichiarato alla vernice per la stampa il vicepresidente della Fondazione Canova Renato Manera -. Il nostro è il museo permanente più visitato della provincia di Treviso e lo considero più un borgo, che un museo.”
“E' un restauro che piace ed è comunque un intervento reversibile - ha osservato, sul pezzo forte della mostra, il soprintendente ad interim al patrimonio artistico delle province di Padova, Venezia, Treviso e Belluno Luca Caburlotto -. Ricostruire la percezione originale dell'opera è legittimo. Il recupero dell'armonia della “Danzatrice” ci fa capire quanto sia importante tenere in vita questo patrimonio di bellezza che è di tutti.”
“Quella con la Gipsoteca è una collaborazione di alto spessore e di forte impatto simbolico” - ha sottolineato Paolo Fassa, presidente della Fassa Bortolo che ha sponsorizzato il restauro hi-tech fornendo anche la materia prima, e cioè il gesso, per le nuove braccia del modello scultoreo.
Il direttore del Museo Gipsoteca Mario Guderzo, vero artefice di tutta l'operazione, ha ricordato le origini di un'idea “nata da un'umile richiesta al Museo di Berlino” e accolta con grade favore dall'istituzione tedesca.
“Qui non abbiamo copie delle statue di Canova, ma i modelli originali - ha precisato Guderzo -. Questo ci permette di dialogare con tutti i musei del mondo.”
Il restauratore Giordano Passarella ha spiegato la filosofia dell'intervento di finitura del restauro, che ha garantito l'uniformità di colore tra il gesso originale e le protesi aggiuntive.
Ivano Ambrosini, amministratore della UnoCad di Altavilla Vicentina, ha ripercorso infine le fasi dell'avveniristico lavoro di ricostruzione virtuale della statua di Berlino - che in 20 ore di scansione in 3D con tecnologia ottica a frange di luce ha prodotto un modello con 9 milioni di punti - e della successiva realizzazione, computerizzata e poi materiale, delle parti mancanti del gesso.
“Nella testa virtuale della “Danzatrice” - ha rivelato Ambrosini - il nostro modello matematico aveva 82.000 punti. Nella testa reale del gesso di Possagno, i punti - e cioè le repere, i chiodi di riferimento - collocati da Canova sono soltanto 22. Abbiamo calcolato che con questi pochissimi elementi, e con gli strumenti non certo paragonabili alle tecnologie di oggi che il Canova aveva a disposizione, la differenza delle dimensioni tra il gesso e il marmo si è discostata al massimo, e solo in alcuni punti, di 2 millimetri.”
Un dato che la dice lunga sulla perfezione tecnica del grande scultore, replicata oggi da sofisticati software grazie ai quali Possagno può finalmente presentare al mondo la sua bellissima cyborg di gesso.
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