Canova
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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Attualità

Sei un mito

Semidistrutto dal bombardamento sul Museo Civico del ‘45, il gesso della Ebe di Canova restituito all’originaria bellezza grazie alle nuove tecnologie di restauro. Dal 4 dicembre sarà protagonista della mostra “Ebe Canova” al Museo

Pubblicato il 15-11-2021
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Ebe, la mitologica coppiera degli Dei, è il simbolo dell’eterna giovinezza.
Ma anche per gli eterni giovani arriva il momento di farsi un bel lifting ricostituente.
A maggior ragione se - come nel caso del gesso della Ebe di Antonio Canova conservato al Museo Civico di Bassano - hanno dovuto fare i conti con gli eventi della storia.

Antonio Canova, Ebe, 1817, gesso (particolare). Bassano del Grappa, Museo Civico. Foto: Slowphoto Studio

Eventi drammatici come il bombardamento alleato su Bassano del 24 aprile 1945, che non risparmiò il Museo e che tra le altre cose distrusse vari pezzi della Ebe canoviana, ridotti a frammenti, schizzati fuori fino al chiostro e successivamente raccolti dai bassanesi come reliquie. Reliquie di un gesso tra i più belli e affascinanti di quelli realizzati dal grande scultore di Possagno.
Da allora quei frammenti sono rimasti nei depositi dei Musei Civici per più di 70 anni, abbandonati all’oblio perché la loro ricomposizione è stata a lungo ritenuta impraticabile, come le tessere di un puzzle impossibile da completare.

Poi è sopraggiunta l’evoluzione tecnologica nel campo del restauro delle opere di scultura, basata sui princìpi dell’“ingegneria inversa” e che nel caso di Canova - i cui modelli in gesso e le cui opere finite in marmo combaciano perfettamente - risulta particolarmente efficace. In parole semplici ed estremamente sintetiche: si fa una scansione in 3D dell’opera integra in marmo e un’altra scansione in 3D del gesso semidistrutto, si confrontano i due modelli digitali tridimensionali e col processo della “prototipazione rapida” si ricostruiscono le parti mancanti della scultura danneggiata che vengono quindi inserite su ciò che resta del gesso come delle vere e proprie “protesi”, leggere e reversibili.
In questo modo l’opera d’arte viene integralmente restituita alla sua forma originaria.
È andata così anche per la Ebe bassanese: dal corrispondente marmo conservato ai Musei di San Domenico di Forlì, sottoposto a scansione tridimensionale a frange di luce, è stato acquisito il modello digitale in 3D dell’opera, poi confrontato col modello virtuale del gesso danneggiato per la comparazione, l’esatta identificazione e la ricostruzione delle parti mancanti. L’innovativo intervento conservativo che ha permesso di ridare vita alla Ebe di Bassano del Grappa, restituendole la sua forma e la sua grazia, è stato interamente finanziato dal Rotary Club Bassano in collaborazione con il Rotary Club Asolo e Pedemontana del Grappa. All’impresa ha collaborato anche il Comune di Forlì, proprietario della versione marmorea di Ebe cui il gesso bassanese è collegato.
L’intervento di “restituzione” del gesso danneggiato, coordinato scientificamente da Mario Guderzo, è stato eseguito dalla ditta specializzata Unocad di Altavilla Vicentina per la pura parte tecnologica e dal restauratore d’arte Giordano Passarella per la rifinitura, l’equilibratura cromatica e il montaggio dei pezzi ricostruiti e per l’inserimento dei frammenti originali superstiti e “inseribili”.
In questo modo i nostri occhi contemporanei possono finalmente ammirare il modello della celebre scultura esattamente così, come lo fece Antonio Canova: sei un mito.

La novità raccontata sopra rappresenta, e non solo idealmente, l’anteprima bassanese del Bicentenario Canoviano del 2022. Per celebrare l’evento, la Città di Bassano del Grappa, tramite i Musei Civici diretti da Barbara Guidi, ha deciso infatti di proporre il capolavoro ritrovato quale protagonista di una mostra al Museo che sarà intitolata “Ebe Canova” e che sarà aperta al pubblico da prossimo 4 dicembre fino al 30 maggio 2022. L’esposizione partirà dalla rivisitazione canoviana della figura mitologica di Ebe cui lo scultore di Possagno ha saputo dare sembianze tanto perfette da rimanere indelebilmente impressa nell’immaginario collettivo. Al contempo, la mostra allargherà i propri orizzonti affrontando il mito di Ebe (figlia nientemeno che di Zeus e di Era) che ha conosciuto, attraverso i secoli, un’alterna fortuna nella cultura occidentale.
Profondo conoscitore del classico, Antonio Canova seppe condensare il mito di questa divinità adolescente in un’immagine emblematica: quella della gioventù colta all’apice della sua fiorente bellezza, in quel fugace momento di perfezione che anticipa l’età adulta.
Ne realizzò due differenti versioni. La prima, in cui la giovane dea, che si appresta a mescere l’ambrosia, atterra su una spumosa nuvola; l’altra - rappresentata dal modello in gesso di Bassano - colta mentre appoggia leggiadramente i piedi alla base di un tronco d’albero. Entrambe le versioni, trasposte in marmo, sono il vanto di quattro importanti collezioni pubbliche e private d’Europa: gli Staatlichen Museen di Berlino, l’Ermitage di San Pietroburgo, la Collezione Devonshire a Chatsworth in Inghilterra e i Musei di San Domenico di Forlì. Nel Salone Canoviano del nostro Museo Civico la Ebe restituita alla sua primitiva bellezza sarà posta di fronte alla prima versione in gesso del medesimo soggetto, quello della giovane coppiera che si appoggia su una nuvola, patrimonio della padovana Collezione Papafava. I due capolavori saranno al centro di un suggestivo percorso che evocherà l’alterna fortuna del mito di Ebe nelle arti figurative.

Sarà anche il simbolo dell’eterna giovinezza, ma nei nostri tempi moderni Ebe deve buona parte della sua eternità proprio al genio di Canova, la cui sorprendente “invenzione” nella raffigurazione della mitologica fanciulla è stata ispirata anche dai preziosi volumi illustrati della sua personale biblioteca che saranno esposti in mostra. Un’immagine, quella della coppiera degli Dei, che ha accompagnato la carriera dello scultore e che trova eco sia nel tema delle figure danzanti protagoniste dei disegni e dei monocromi su tela grezza, che nei ritratti delle più celebri donne del suo tempo acconciate alla moda (Leopoldina Esterhazy-Liechtenstein, Elisa Baciocchi Bonaparte e Carolina Murat), fino alle teste ideali, genere di successo in cui lo scultore possagnese sperimenta sottili e infinite variazioni del “bello ideale”. Un capitolo della mostra sarà infine riservato all’illustrazione del complesso intervento di restauro che ha ridato dignità alla Ebe bassanese.
La mostra-evento “Ebe Canova” e il catalogo che l’accompagnerà - che, oltre alla collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, vede il contributo di autorevoli studiosi e dei curatori dei musei che conservano le molteplici versioni della popolare opera canoviana - intendono così celebrare la restituzione di questa importante testimonianza artistica alla pubblica fruizione.
Diversamente da Zeus & Friends, noi comuni mortali non possiamo nutrirci di ambrosia, tanto meno di ambrosia servita da un coppiera così intrigante. Ma, con occasioni come queste, possiamo nutrirci di cultura: ed è un nettare non meno fragrante.

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