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Eyob Fanyel compare nella sala Ferracina del municipio di Bassano scendendo dalla scala che collega al piano di sopra, come si conviene ad una vera star (in realtà si era perso tra i meandri del palazzo comunale), e il siparietto iniziale è straordinario.
Il sindaco Elena Pavan, infatti, nuovamente non si ricorda che Eyob è arrivato terzo e non primo alla Maratona di New York di domenica scorsa e gli dice: “È enorme l’energia che ha generato la tua vittoria.” E Fanyel: “Nonostante io non abbia vinto la maratona, anche se pensavo di vincerla.” Semplicemente strepitoso.
Dopo il suo rientro a casa con la medaglia di bronzo della più celebre corsa del mondo sulla distanza dei 42 chilometri e 195 metri, per il campione nato in Eritrea ma “made in Bassano” è il giorno dei ringraziamenti ufficiali della città, accolto - assieme al sindaco - dall’assessore allo Sport Mariano Scotton e da Vittorio Fasolo, cui spetta il merito di avere scoperto ed instradato all’atletica questo grande talento delle corse sulla lunga distanza quando il futuro atleta azzurro aveva appena 16 anni.
Il sindaco Elena Pavan con Eyob Fanyel (foto Alessandro Tich)
Eyob è rientrato alla base e alla sua adorata famiglia, ma negli occhi e nella mente ha ancora le fantastiche impressioni della sua impresa nella Grande Mela.
“La Maratona di New York è veramente stupenda - racconta -. L’organizzazione è impeccabile, la gente la vive. Quando siamo usciti dal Ponte io ero già davanti e la folla che c’è lì è impressionante. Lungo il percorso ci saranno state 300mila persone. È una cosa che mi porterò per sempre nel cuore.” “Stavo bene - continua Eyob -, nonostante un viaggio-odissea di 56 ore. Arrivavo direttamente dal Kenya dove mi sono allenato e ci sono stati problemi col visto. Dovevo arrivare mercoledì e invece sono arrivato venerdì sera.”
Ma non c’è stato jet lag o fuso orario che tenga: domenica il nostro grande bassanese di Asmara era nella condizione giusta per giocare le sue carte da protagonista.
“Non c’è stata una tattica prima della gara, non essendoci “lepri” e con un percorso in su e in giù difficile da pronosticare - spiega -. Si arriva in gara, si guardano gli avversari. Io dico sempre che la gara si vince negli allenamenti e negli allenamenti ero andato bene.”
Anche a New York, però, il nostro Local Hero ha avvertito un problema fisico. Non al livello di quel quadricipite femorale che gli ha tirato un brutto scherzo alla deludente maratona delle Olimpiadi di Tokyo, ma comunque un imprevisto che alla fine gli ha impedito di aspirare al trionfo assoluto, dopo aver condotto la corsa per 29 chilometri.
“Dopo il 27simo chilometro ho avuto un problema alla pianta del piede - rivela -. Se non lo avessi avuto, credo che non mi avrebbero preso.”
Ma Eyob non ha mollato e alla fine è salito sul podio. “Dopo l’Olimpiade - riferisce - molti miei coetanei e anche compagni di squadra sono andati in vacanza. Cosa che non ho fatto io perché ho continuato ad allenarmi fin da subito.”
Vittorio Fasolo, il suo “talent scout”, ricorda di averlo scoperto osservando i partecipanti ad una corsa campestre svoltasi nel 2008. “Non aveva neanche vinto, ma era l’unico che correva bene”, afferma.
In quella campestre Eyob aveva anche una caviglia gonfia, retaggio della sua attività di calciatore nelle giovanili del San Vito Calcio. Fasolo lo ha quindi avviato all’atletica, affidandolo al nipote Marco Maddalon che in quattro anni ha “plasmato” il futuro campione, poi vincitore del titolo veneto juniores sui 5000 metri proprio a Bassano. Ma la pista, in realtà, Eyob Fanyel non l’ha mai prediletta, preferendo scatenare le sue qualità sui percorsi liberi sulla strada.
“Voglio far notare - aggiunge Fasolo - che a New York, a un minuto e mezzo dietro ad Eyob è arrivato l’olandese Nageeye, medaglia d’argento alla maratona delle Olimpiadi di Tokyo. È vero che ogni gara fa storia a sé, ma idealmente è una bella dimostrazione.”
“Se Eyob non avesse avuto quel problema a Sapporo - conclude il suo “scopritore”, riferendosi sempre all’ultima Olimpiade -, personalmente ritengo che la medaglia d’argento sarebbe stata sua.”
Intanto il nostro newyorkese de Bassan si gode l’importanza del suo risultato: un terzo posto che, dopo la delusione in Giappone, vale oro. “Dopo le Olimpiadi ho sofferto tanto - è il suo sincero sfogo -. Questa per me rappresenta una rivincita.”
“Ho la fortuna di allenarmi con Claudio Berardelli, che da 18 anni vive in Kenya - aggiunge -. Lui allena i più grandi campioni e io ho la fortuna di allenarmi e di confrontarmi con loro.”
Adesso per Eyob Fanyel è arrivato il momento del meritato (e relativo) riposo.
Le sue antenne di atleta sono già sintonizzate sulle sfide dell’anno prossimo, con un calendario agonistico internazionale che prevede il Campionato Mondiale, il Campionato Europeo e i Giochi del Mediterraneo e con un ruolino di preparazione finalizzato “a scegliere e puntare sulla gara giusta”.
E prima che il cordialissimo ospite riceva dal sindaco Pavan e dall’assessore Scotton due omaggi della città - una spilla con lo stemma di Bassano e il catalogo della mostra del Museo Civico “Palladio, Bassano e il Ponte” - c’è ancora il tempo per chiedergli se, tra i vari impegni agonistici del 2022, non preveda anche un ritorno alla Maratona di New York.
“Vedremo - risponde Eyob Fanyel -. New York è chiamata “la Grande Mela” e credo di aver dato un bel morso a questa mela. È deliziosa. Perché no?”.
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