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Politica

Ciak, Azione

Tappa vicentina del tour nazionale di Carlo Calenda per il lancio della “fase 2” del suo partito. In provincia già attivi 7 gruppi locali di azione, tra cui i gruppi di Marostica e di Bassano

Pubblicato il 01-11-2021
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Ciak, motore…Azione. Il set per il nuovo film della politica italiana è allestito al Golf Hotel Vicenza, in territorio di Creazzo, tappa del tour nazionale di Carlo Calenda per il lancio della “fase 2” del partito di cui è il leader. Il già dirigente e super-consulente d’azienda e già ministro dello Sviluppo Economico nel governo Gentiloni ci arriva sulla scia dell’ottimo e anche sorprendente esito delle recenti elezioni amministrative a Roma dove Azione - il “terzo incomodo” tra le coalizioni di centrodestra e di centrosinistra - con il 19,82% dei consensi è stato il singolo partito più votato al primo turno. Un risultato che come racconta lo stesso Calenda è stato il frutto di una campagna elettorale vecchio stile, porta a porta, con ben 400 uscite tra la popolazione nei quartieri della capitale. Un contatto capillare e diretto che adesso viene esteso a livello nazionale, con un giro programmato in buona parte delle città dello Stivale che l’attuale europarlamentare ha iniziato proprio dal Veneto, con tre incontri a Padova, a Mestre e appunto a Vicenza.
Davanti a lui non trova il deserto, ma una formazione politica che sul piano locale sta costruendo una propria struttura organizzata. Nella nostra provincia sono infatti già attivi 7 gruppi locali di Azione che coprono l'intero territorio del Vicentino, tra cui il gruppo Marostica in Azione, il cui referente è Paolo Vivian e il gruppo Bassano in Azione, il cui coordinatore è Simone Cavallin.
Ma non è tutto: il già sindaco di Marostica Marica Dalla Valle svolge il ruolo di coordinatore provinciale dal partito assieme al coordinatore del gruppo Vicenza Città in Azione Massimo Dal Monte, che con la Dalla Valle è anche il referente di Azione Vicenza in Azione Veneto.

Carlo Calenda durante il suo intervento al Golf Hotel Vicenza (foto Alessandro Tich)


Prima dell’arrivo del relatore della serata, proveniente da un incontro con l’industriale dei jeans Renzo Rosso, sullo schermo sopra il palco gira un video che sintetizza la base della filosofia politica di Azione, che lo stesso Calenda poi ribadirà nel suo intervento dal vivo.
Ed è il cosiddetto “video del bar”. Ci viene chiesto di immaginare di ricevere in eredità un bar e di porci il problema di affidarlo a qualcuno che ne porti avanti l’attività. “Se possedeste un bar lo affidereste a qualcuno con l’esperienza giusta per farlo funzionare”, sottolinea il filmato.
Poi, dal bar, il video passa alle immagini di un ministero. “Dal buon funzionamento di un ministero - prosegue il testo - dipendono la nostra salute, il lavoro, l’istruzione e il benessere. Eppure siamo pronti ad affidarlo a gente che non ha mai gestito nulla nella sua vita. L’unica differenza è la parola “nostro”. Il bar lo sentiamo nostro, lo Stato no. E non ci curiamo dell’esperienza di chi si candida a gestirlo per noi.” “Vi hanno chiesto di arrabbiarvi di più e con tutti, per nascondere quello che non sanno fare - conclude il filmato -. Non li assumereste per gestire il vostro bar? Non affidategli il destino di un grande Paese.”
Un attacco contro la politica dell’incompetenza e la politica delle urla che Carlo Calenda prende di mira - gli va riconosciuto, al di là di ogni opinione - senza giri di parole.

“Nessuno oggi riesce a fare una politica di destra o di sinistra, ma si parla sempre di destra e di sinistra - afferma nel suo intervento vicentino il leader di Azione -. Non è una politica per qualcosa, ma una politica contro gli altri. È come nel Palio di Siena, dove l’importante non è vincere, ma non far vincere la contrada nemica. In questo caos di rumore, l’obiettivo è quello di militarizzare l’elettorato, di farci diventare sempre più incazzati. Io penso che questo meccanismo vada rotto, perché leva ogni potere di libertà al cittadino.”
“Per anni abbiamo parlato di porti aperti e porti chiusi, poi di jus soli, poi di Ddl Zan - continua -. Perché non succede mai niente? E perché li votiamo? L’esempio del bar in eredità riguarda i criteri di scelta dei nostri rappresentanti in politica in base all’esperienza. Meloni e Salvini hanno gestito qualcosa nella loro vita? Zero. Votiamo quello che urla di più e ha gestito di meno. Sono 30 anni che andiamo avanti così, 30 anni di politica estremizzata dal bipolarismo.”
Ecco perché, secondo Calenda, la politica italiana va cambiata alle radici.

“Come si fa - arringa sul palco del Golf Hotel Vicenza - a fare questo cambiamento in politica? Si fa con la politica stessa. Andando in giro in ogni provincia italiana, spiegando le tue idee, costruendo una classe dirigente composta da amministratori locali e da persone che si vogliono impegnare.”
Quindi Calenda vira sulla questione generazionale, uno degli aspetti centrali del suo pensiero. “Statisticamente - sono le sue parole - siamo il Paese più ignorante d’Europa, dalle scuole superiori escono il 40% di giovani impreparati contro un 20% della media europea, come laureati in Europa siamo agli ultimi posti. C’è il rischio di una deriva autoritaria? Sì, ma per ignoranza. Non puoi votare responsabilmente se non sai quali sono le responsabilità di un Comune, della Regione, dell’Europa.” “Questo mondo all’incontrario si ritorce sui giovani” dichiara il leader di Azione, che testualmente aggiunge: “131.000 giovani se ne vanno via ogni anno dall’Italia e non gliene frega un cacchio a nessuno. Se i sindacati scenderanno in piazza per le pensioni, io scenderò in piazza per i giovani. Questa cosa deve finire. Nessuna nazione cresce se il capitale sociale decresce.” Applausi dalla platea.
Incalza Calenda: “Oggi il 40% dei giovani sotto i 30 anni guadagnano meno del reddito di cittadinanza. Ma come cacchio risolleviamo questo Paese?”. Sempre testualmente. E aggiunge: “Serve investire sulla formazione e l’istruzione dei giovani e sul Servizio Sanitario Nazionale, per creare un grande patto tra giovani e più anziani.”

Sono solo alcuni degli argomenti che, in modo schietto e talvolta anche sanguigno, il fondatore di Azione propone alla platea vicentina. Quello stesso Calenda che ritiene che la politica italiana abbia oggi bisogno di “un perno al centro, non moderato ma motore di cambiamento”. E che rifugge dall’essere collocato tra quella destra e quella sinistra “il cui confine è stato spostato in modo opportunistico negli ultimi 30 anni”.
Prima della conclusione della serata con le domande dal pubblico che in gran parte - e guarda caso - verranno poste da giovani esponenti dei gruppi locali del partito, Carlo Calenda prende la sua personale sfera di cristallo. “Oggi i sondaggi collocano Azione tra il 4 e il 4,5% a livello nazionale - dichiara -. Io lo prenderò il 20% in Italia. Dobbiamo convincere gli italiani a votare quelli che possono fare bene il governo. Roma è stata illuminante. Per questo adesso vado a girare l’Italia e lo farò al massimo delle mie forze.”
Per la serie: l’Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli Azionisti.

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