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Esplosione in una palazzina nel Veronese, ci sono feriti
La fotografia, prima di tutto, è un compito di geometria. C’è una superficie rettangolare all’interno della quale vanno colti e bilanciati, nella frazione di un attimo, giochi ed equilibri di linee e spazi. Anche per le foto in movimento, anche per i ritratti di persone, anche per quegli scatti che immortalano forme e contenuti irregolari. Una buona foto non può prescindere dall’arte dell’inquadratura: tutto il resto viene dopo. Ed è quello che si può cogliere e apprezzare nell’edizione 2021 di Bassano Fotografia, per gli amici BF21: la tentacolare rassegna inaugurata questa mattina a Palazzo Bonaguro e che da oggi e fino al 1 novembre trasforma la nostra città nel palcoscenico fotografico in questo momento più importante in Italia. Uno sforzo organizzativo della Pro Bassano, con il patrocinio e in collaborazione col Comune, che ritorna a proporsi come reazione alla camera oscura dell’era pandemica e nonostante i persistenti divieti e obblighi restrittivi che dirigono le nostre vite anche quest’anno. Ritorna con un titolo, e con un filo conduttore, che è proprio figlio di questa attuale era: “L’essenziale”. Essenziale come i valori e le priorità che abbiamo riscoperto nel tempo del lockdown, essenziale come l’anima stessa delle immagini esposte in questa edizione, nelle quali - come ha sottolineato nel suo intervento inaugurale Mario De Marinis, curatore della rassegna assieme a Renzo Stevan e a Laura Donazzan - “non si va ad aggiungere ma si va a togliere”.
Il modello di questa concezione della rappresentazione fotografica della realtà è uno straordinario e famoso scatto di Franco Fontana, ospite d’onore della rassegna nell’allestimento di Palazzo Bonaguro, intitolato “Puglia 1978”: la metà inferiore della foto, in verticale, è occupata dal giallo intenso di un campo fiorito e la metà superiore dall’azzurro intenso del cielo, con due nuvole bianche. Le due nuvole, a loro volta, sono verticalmente simmetriche rispetto alla striscia scura di un modesto rilievo in lontananza che demarca il confine tra il giallo e l’azzurro. Geometria dello spazio, geometria del colore, pulizia delle forme e della prospettiva. In una parola: l’essenziale.
‘San Francisco 2008’, una delle foto di Franco Fontana nell'allestimento di Palazzo Bonaguro. Foto Alessandro Tich
Le varie declinazioni dell’essenzialità fotografica si dipanano dunque nell’intero cartellone di mostre della rassegna. Descriverle tutte in dettaglio in un solo articolo sarebbe un lavoro oneroso per chi scrive e faticoso per chi legge: pertanto mi limiterò all’essenziale anch’io.
Palazzo Bonaguro è il punto di partenza di quella che in realtà è una “mostra diffusa” per tutto il centro storico.
Qui, oltre a Fontana, espongono le loro opere Carla Iacono (con la mostra “Re-velation” dedicata al velo delle donne, non solo musulmane); Stefano Scatà (“Il crudo, il cotto, il crudele”, un titolo alla Sergio Leone per una metafora della vita rappresentata dai pesci) e Alessandro Toscano (“OverTourism”, con gigantografie di folle turistiche pre-Covid). E ancora Camille Brasselet (“The Sound of Silence”, con la magnetica staticità di figure femminili nell’ambiente circostante), Simone Pollastrini (“Il canto delle sirene”, con foto oniriche o subacquee che trasformano le modelle in creature marine mitologiche) e Letizia Morini (“Letizia e la fotografia”, focalizzata su aspetti e particolari della realtà a volte invisibili agli occhi distratti). Espongono al Bonaguro anche Donata Smaniotto (“Tessere l’umano”, tra silhouette che ritagliano lo spazio ed equilibri di linee alla Mondrian), Luca Zanardello (“Imparare viaggiando”, con stupendi ritratti in armonia col paesaggio scattati in giro per il mondo) e infine - postumo - Zaharia Cuşnir, fotografo moldavo nato nel 1912 e morto nel 1993, con una strepitosa raccolta di volti e di ritratti di famiglia in foto d’epoca in bianco e nero, selezionati dai 4mila negativi fotografici riscoperti nel 2016 in una valigia dal giovane filkmaker moldavo Victor Galuşca. Per la serie: la storia siamo noi.
Da Palazzo Bonaguro, il percorso di BF21 si allarga agli altri luoghi deputati della rassegna. La Chiesetta dell’Angelo ospita la mostra “Ganga Ma” (“Madre Gange”) di Giulio Di Sturco, culmine di un progetto decennale di ricerca fotografica lungo il corso del fiume Gange, dalla sorgente nei ghiacciai dell’Himalaya fino al delta nel Bangladesh.
Palazzo Fracca - La 5Essenza in via Matteotti è la location dell’esposizione “Return to Nature” di Alessandro Zaffonato, dedicata al rapporto tra l’uomo e la natura.
In Biblioteca Civica si affaccia il talento locale di Marco Sartori con “Dante a Bassano: visioni”: una serie di fotocomposizioni nelle quali il Sommo Poeta, la sua Beatrice e alcune figure-chiave della Divina Commedia sono inserite nei contesti bassanesi.
Chiara Vallazza (con “Apollo Project”) e Eleonora Mari (“Quarantena2”) si presentano invece al Corpo di Guardia. Si aggiungono al ricco programma (e qui adesso non cito i nomi dei fotografi, perché trasformerei questo articolo in un elenco telefonico) la collettiva “Materia”, mostra di fotografia istantanea e workshop nello Spazio Corona in largo Corona d’Italia; “Steps21” alla Torre delle Grazie; “Bassano e il Brenta, l’acqua e il Ponte” alla Veranda Nardini; la collettiva dell’Ezzelino Fotoclub a Palazzo Agostinelli; la mostra del CAI Bassano nella loggia del municipio e, nuovamente a Palazzo Bonaguro, i lavori del corso di formazione in fotografia e multimedia del liceo artistico Fanoli di Cittadella.
Ho inventato uno slogan per sintetizzare l’insieme delle proposte di BF21: “Di tutto, di più”.
Ma forse, pensandoci bene, l’ho già sentito da qualche parte.
Ma non è ancora tutto (state tranquilli, mi sto avvicinando alla conclusione).
Come ad ogni edizione, le mostre ufficiali di Bassano Fotografia sono accompagnate da un’ulteriore messe di piccole esposizioni fotografiche in giro per la città. Un “fuori palazzo” che vede protagonisti ben 92 fotografi, le cui opere sono esposte in altrettanti bar e negozi del centro, grazie alla disponibilità dei commercianti ed esercenti. Numeri di una grande partecipazione sottolineata, all’inaugurazione di oggi, dagli interventi non solo del curatore De Marinis ma anche del sindaco Elena Pavan, dell’assessore alla Cultura Giovannella Cabion e del presidente della Pro Bassano Renzo Stevan. E non è mancato, all’apertura della rassegna, anche l’assessore Mariano Scotton, l’uomo del Ponte. E il perché è presto detto: anche Bassano Fotografia è stata infatti inserita nel rutilante e più che abbondante programma delle celebrazioni per la restituzione del Ponte restaurato alla città.
Se raccogliessimo una foto per ogni evento del programma dallo scorso fine maggio fino al prossimo 3 ottobre, non sapremmo neanche dove poterle esporre.
A proposito: c’è ancora un avviso finale ai naviganti. Per accedere alle esibizioni di BF21 è necessaria un’ulteriore esibizione: quella del Green Pass. Può piacere o non piacere, ma di questi tempi è essenziale anche questo.
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