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Diary of a Move: l'artista della danza Masako Matsushita consegna al Museo di Bassano il volume sul progetto che ha raccolto i gesti e movimenti quotidiani dei cittadini durante il lockdown
Pubblicato il 21 ago 2020
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Masako Matsushita ha gli occhi a mandorla e combatte l'afa in conferenza stampa nel chiostro del Museo Civico sventolando un ventaglio, come da classica icona del Sol Levante.
Ma Masako (pronuncia: “Masakò”, con l'accento sulla o), artista della danza, parla perfettamente italiano: è infatti italo-giapponese, nata in Italia, nonni materni di San Donà di Piave e parenti a Bassano. La sua carriera artistica l'ha portata ad essere cittadina del mondo, con numerose esperienze nel campo della coreografia e dell'analisi del movimento.
Negli anni ha sviluppato una grande sensibilità nello studio dei gesti nel quotidiano, nelle diverse culture e nei ruoli dettati dalle strutture della società.
Giovanni Zonta, Rosa Scapin e Masako Matsushita in conferenza stampa (foto Alessandro Tich)
Ed è proprio questa sua attenzione nei confronti dei gesti e delle azioni che ha ispirato Diary of a Move (“Diario di un movimento”): un vero e proprio “patrimonio umano” di gesti e movimenti raccolti durante il periodo del lockdown nei mesi di marzo e aprile, per vedere come sia stata la vita quotidiana in tempi di restrizioni della mobilità. Ne è uscito un volume di immagini e testimonianze che questa mattina è stato donato dall'autrice al Museo Civico e alla città di Bassano del Grappa, frutto di un progetto che ha inteso produrre un particolarissimo archivio di questo momento storico, accessibile alle generazioni future.
Diary of a Move è un processo creativo che trae origine nel 2012 quando Masako, a Londra, ha cominciato a indagare il tema dell'archiviazione del movimento e come metterlo in atto. L'iniziativa rientra nel percorso artistico che la ricercatrice e coreografa italo-giapponese sta portando avanti per il progetto europeo Dancing Museums-the democracy of beings, sostenuto dal programma Creative Europe, che vede coinvolti alcuni tra i più importanti musei d'Europa e di cui il Comune di Bassano-CSC/Centro per la scena contemporanea è partner.
L'idea di fondo è stata quella di fissare le sensazioni “di questo momento storico così straordinario e incerto” per andare avanti “pensando, quando tutto sarà finito, a come potremmo raccontare la nostra esperienza e a ricordare per non dimenticare”.
E così, in piena fase di quarantena, Masako Matsushita, assieme a Operaestate Festival e al CSC, ha lanciato online una “call” pubblica rivolta ai cittadini per prendere parte alla costruzione creativa di Diary of a Move. All'invito hanno risposto 62 persone, dall'Italia e dall'estero, di diverse età e background culturali, che per almeno 14 giorni (che poi si sono estesi a 30) si sono impegnate a registrare quotidianamente - in forma scritta su un diario, ma anche con riprese video o descrivendolo in registrazione vocale - un movimento tra quelli compiuti da sé stessi o da altri negli spazi e nelle abitudini forzate dell'isolamento domestico.
I movimenti potevano venire direttamente dall'esperienza dei partecipanti o da persone che li circondano come pure da un video, film o programma televisivo visto nei giorni di clausura, come pure potevano essere ispirati da qualsiasi essere vivente: anche dal cane portato fuori a passeggio nei pochi metri consentiti dai Decreti governativi.
“È stata data attenzione alla gestualità quotidiana e all'educazione alla percezione attraverso il corpo - spiega Masako -. È stata un'esperienza terapeutica.”
Ciascun partecipante ha raccontato i propri gesti di recluso da lockdown in un diario e tutti i diari sono stati quindi raccolti da Masako che li ha rielaborati innanzitutto nel volume-catalogo Diary of a Move, realizzato assieme al grafico Giacomo Rastelli, dove si trovano riprodotte pagine dei diari stessi, altre testimonianze scritte, disegni e fotografie sulla gestualità ordinaria di un momento storico straordinario. Dalle parole raccolte l'illustratore Luca Pierini ha elaborato un poster per immagini mentre dalle testimonianze visive registrate nel frangente il videomaker Roberto Cinconze ha realizzato un video che in questi giorni viene proiettato in loop nella vetrina della sede del Comitato Centro Storico sotto la loggia del municipio.
Gli oltre sessanta diari scritti durante la quarantena hanno preso forma e vita anche nella perfomance di Masako Matsushita Diary of a Move, rappresentata nel Chiostro del Museo Civico nel corso dell'attuale edizione di B.Motion Danza. Una prima parte raccontata e una seconda parte danzata, con i gesti della quotidianità del lockdown che diventano una vera e propria coreografia. “È stato un processo di analisi e di lettura - spiega la coreografa -. Mi sono sentita immersa nella pelle di ogni cittadino che ha partecipato.”
Ma il processo creativo non finisce qui. Come annunciato in conferenza stampa dal direttore di Operaestate Festival Rosa Scapin, il materiale raccolto da Masako per questo speciale diario per i posteri sui movimenti quotidiani dell'era Covid diventerà anche una mostra, che sarà allestita in ottobre nell'ala nuova del Museo Civico, con l'imprimatur del neo assessore comunale alla Cultura Giovannella Cabion. Un'esposizione multimediale che tra foto, video, pagine scritte e illustrazioni racconterà di questa raccolta di testimonianze unica nel suo genere. La mostra sarà allestita in contemporanea a una seconda esposizione nella stessa sede museale, che proporrà invece una selezione delle fotografie e degli autoscatti realizzati sempre nei giorni di costrizione del lockdown dagli studenti della scuola media paritaria “Santa Maria della Pieve” di Castelfranco Veneto grazie a un'iniziativa del loro docente di Arte e tecnologia, l'architetto Giovanni Zonta. Un progetto scolastico che ha prodotto un diario fotografico in cui gli adolescenti, seppure rinchiusi in ambienti ristretti e anzi proprio per questo, hanno voluto parlare di sé attraverso le immagini.
“I ragazzi - anticipa Zonta - faranno a turno da guide alla mostra in Museo, per spiegare le sensazioni degli scatti.” Due progetti diversi nella loro concezione ma uguali nello spirito si inconteranno dunque in autunno al Museo.
Masako Matsushita, dal canto suo, ritorna sul significato di Diary of a Move.
“Abbiamo raccolto - afferma - un patrimonio umano positivo, una collezione di movimenti da regalare al Museo e alla città.” Dai diari della quarantena è sorto quindi un bel ventaglio di iniziative, da sventolare anche senza afa.
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